
a cura di Maria Giovanna Tamburello
Percorrere la "Farola" è una emozione insospettata. La strada si snoda tra paesaggi mozzafiato in una serie di curve e tornanti che, partendo dal paesino di Cajobabo e attraverso la Sierra del Purial, giunge fino alla città di Baracoa.Questa incantevole strada è una delle grandi conquiste della rivoluzione. Prima degli anni '60 non esisteva, o meglio era un sentiero percorribile solo a piedi o a dorso di mulo.Fu voluta da Fidel per collegare, all'interno della provincia di Guantanamo, una zona fino ad allora quasi abbandonata, quella di Baracoa appunto.
E' questa una città inspiegabilmente poco...

Arrivare a Baracoa può costituire quasi una delusione: la città appare dimessa, quasi voglia negarsi ad occhi estranei, quasi fosse pudìca delle sue bellezze. Occorre scoprirla poco a poco, con pazienza ed amore, ed allora si offre ad occhi attenti in angoli ricchi di fascino e di storia. Nella parrocchia di Nuestra Senora de la Asuncion si conserva la "Cruz de la Parra", che si dice sia l'ultima rimasta delle molte che Colombo portò sull'isola. Per i golosi, obbligatoria una sosta alla "Casa del chocolate", da poco restaurata, dove si può gustare cioccolato in tutte le possibili varianti: caldo, gelato, nelle torte, in crema, tutto preparato con il cacao di produzione locale. Seduti su grandi tavoli comuni, è un'ottima occasione per fare amicizia e scambiare due chiacchiere con i cittadini baracoesi. Dominata dal massiccio del Yunque, offre una natura prorompente e rigogliosa, che si condensa nei parchi del yunque, appunto, e nel parco nazionale di Humboldt, uno dei più ricchi di piante rare di tutta l'isola.La punta di Maisì offre riparo alle ultime colonie di Lamantini che anticamente furono identificati con le mitiche sirene, forse per l'origine misteriosa o per i suoni strani che emettono.In un'isola che ha fatto della rivoluzione la sua bandiera, Baracoa detiene anche il primato di aver dato i natali al primo rivoluzionario della sua storia: il capo Hatuey, che morì bruciato vivo e che non volle convertirsi alla religione cristiana neanche in punto di morte: "Preferisco morire pagano- sembra abbia detto- per non correre il rischio di incontrare qualche spagnolo in paradiso".C'è un'altra leggenda interessante e curiosa legata a questa città, che vede come protagonista il Pelù: era questi un vagabondo un po' strano vissuto nel secolo scorso, che veniva spesso fatto oggetto di scherzi dagli abitanti.Dopo uno scherzo più cattivo degli altri, sembra che abbia lanciato una maledizione a tutto il paese, e da allora, quando capita qualcosa di sgradevole, come la pioggia in un giorno di festa, si dice che è colpa del Pelù.
Una città così, ricca di storia e di tradizioni, circondata da una natura esuberante, meriterebbe maggiore attenzione da parte degli operatori turistici. Occorre un restauro immediato degli edifici storici ed un rilancio intelligente e rispettoso per salvarla dall'abbandono a cui rischia di andare incontro in mancanza di interventi.
M. Giovanna Tamburello









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