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Vamos a ver

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 VAMOS A VER - Pensieri Cubani

tratto da : 

http://www.ilponente.com/2010/02/13/vamos-a-ver-pensieri-cubani/

 


 

 

vamos_eusebio

di MAURA FIORONI –( Viaggio di Maura Fioroni )

La prima vera e propria “puntata” di questa rubrica cubana comincia da qui. Da Marino Sandon, un signore del mio paese che aveva uno dei bar migliori di Alassio, e che parecchi anni fa è stato fra i primi ad importare in Italia il rum Havana. Un signore impregnato d’amore per Cuba, che prima di ammalarsi ha fatto conoscere alla mia famiglia una persona meravigliosa: Eusebio Leal Spengler, Historiador de la Ciudad de La Habana, secondo alcuni giornali, uno dei possibili candidati alla presidenza della Cuba post Raul; secondo la sottoscritta un uomo di una finezza mentale meravigliosa, un uomo semplicissimo e umile nonostante le cariche che ricopre, un uomo colto, ma colto nel senso vero del termine.
Marino e Eusebio si erano conosciuti in Liguria quando Eusebio, che si trovava in Italia grazie ad una borsa di studio, non era ancora nessuno, se non un buon architetto. Era povero, perché arrivava da un paese povero. Marino lo aveva invitato ad Alassio, a stare in casa sua per un po’, lo aveva ospitato, regalandogli suoi vestiti. Sono rimasti amici nonostante la lontananza, la carriera di Eusebio e la morte di Marino.
Il loro legame ha permesso la mia esperienza a Cuba.
Dopo l’Università volevo un periodo per me, un momento di tranquillità interiore, che però non fosse sinonimo di perdita di tempo. Volevo fare un po’ di volontariato, ma non sapevo come, dove, nulla.
Inizialmente era salvataggio di tartarughe in Messico, nello stato del Michoacàn. Ma i dubbi e le domande su un viaggio di quel tipo erano troppi. La risposta è venuta da sé, immediata.
Cuba.
Eusebio ha dato disponibilità di farmi fare un’esperienza in un luogo dell’Havana che avrei potuto trovare io, conforme magari ai miei studi universitari. Lui avrebbe provveduto alla mia sistemazione e ad aiutarmi, se necessario. Così è stato.

Mia mamma ha deciso che a tutti i costi doveva accompagnarmi. Voleva sapere dove sarei andata a finire. Era più che tranquilla che con Eusebio accanto non avrei avuto alcun problema, ma per certe cose rimango ancora la sua bambina. E io non glielo ho mai detto, ma dentro di me ho sempre pensato che una settimana a Cuba non le dispiaceva.
Siamo partite. Appena arrivate volevo ripartire. Non so come mai, ma volevo tornare in patria. Non era nostalgia. Forse solo timore del nuovo, paura di aver sbagliato a salire su quell’aereo. Due giorni dopo la pensavo diversamente.
Assieme, io e mamma, scopriamo la città. Una città davvero particolare, una vecchia signora, incantevole. Con un odore tutto suo. Tante città hanno un odore tutto loro, ma quello dell’Havana è unico. Giorni di piogge passeggere, di sole e di nuvole. Tutto alternato in un’armonia cubana.
Una mattina, non so quale mattina fosse, so solo che il cielo minacciava pioggia e che per le strade dell’Havana Vieja  non c’era quasi nessuno. Passeggiavo con mamma accanto e la voce di un bambino che proveniva da un terrazzo soprastante mi aveva dato subito gioia. “La lluvia, la lluvia no va a salir!”, cantava ripetutamente. Con una voce dolcissima e tenera. Dev’essere stato piccolo e io non so se ho capito bene la frase, d’altronde lo spagnolo non lo parlavo e lo capivo poco, ma me la ricordo così. Ancora non so il motivo, ma questo è uno dei ricordi più frequenti che ho di Cuba. Specie quando sta per piovere.
Il tempo passa, a volte così lento, a volte così in fretta. La prima settimana termina. Giunge il giorno, e con lui l’ora x. Sono le diciotto, e mamma poco dopo deve partire. Decidiamo di sfruttare questi ultimi momenti girando per l’Havana, mentre, stranamente, le parlo tantissimo. Mentre mangiamo tantissimo. Mentre a causa dei nostri caratteri incompatibili ci punzecchiamo costantemente. Questa volta però, senza esagerare, provando ad assecondarmi lei, e a far silenzio io.
La paura del distacco, la lontananza, la solitudine, fanno essere più buoni in certi momenti. Arriviamo fino al Capitolio, ma non lo visitiamo. Lo ammiriamo dall’esterno. Non c’è tempo. C’è il sole. Facciamo le tipiche foto da turiste. Le ultime, per un po’, assieme. Non ne avevamo fatte durante la settimana. Il distacco imminente lo fa fare. Alla partenza mi saluta, e scoppia a piangere. Me lo aspettavo. Un nodo mi si stringe nello stomaco. Ma io no, io no, non piango. Le dico di stare tranquilla, che tutto andrà bene, di salutarmi tutti. Le dico: “Forza”!. Anche lei mi dice di farmi forza e allontanandosi sul pullman mi saluta con la mano. Voltandomi mi viene quasi da ridere. E sorrido, tirandomi indietro i capelli con le mani. In realtà non so se sono felice. Se sono triste. Se sono entrambe le cose. So solo che ora, da oggi e per un po’ sarò qui, completamente sola. E’ la prima volta nella vita che faccio questo tipo di esperienza. Ho vissuto fuori casa, a Bologna, durante l’università. Capitava di non vedere familiari per un po’. Ma era diverso. Penso siano chiari i motivi.

Nella foto: Eusebio Leal Spengler

 ..l'emozione di Maura è un'emozione che noi conosciamo bene....

Commenti

avatar Calleprimera
0
 
 
Bellissimo racconto, sono rimasto incantato nel leggerlo....
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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Marzo 2010 08:46  
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