La cattedrale – Ricordando La Habana
Scritto da Federico Guglielmo Lento on feb 8th, 2010 ed è archiviato dentro L'Onorevole per caso.

Alla mia ormai lontanissima infanzia è legato il ricordo di un luogo di culto, una Cattedrale, quella normanna, dedicata alla Madonna di Romania a Tropea,nei pressi della mia vecchia casa.
Dalla piazza del Duomo si dipanava il dedalo di vicoli dove ho trascorso i giorni spensierati della fanciullezza.
Costruita in pietra arenaria, ospitava il quadro della Madonna di Romania, là giunta,si diceva, dopo un viaggio avventuroso,per evento miracoloso, ai tempi dell’iconoclastia.
Questo luogo di culto oltre che nella mia mente,almeno per quanto riguarda parte di esso, è rimasto impresso, indelebilmente, anche sul mio corpo. L’ufficio che dirigeva mio padre si affacciava sulla Piazza della Cattedrale. Un suo impiegato aveva il compito di insegnarmi ad andare in bicicletta. Io, già da allora negato per la conduzione dei mezzi di locomozione, in un bel giorno di primavera, andai a sbattere contro il portale della Chiesa, insolitamente, chiuso. Mi ridussi un San Lazzaro.
Sulla fronte e sul mento , ancora oggi , a quasi sesantanni di distanza, rimangono quelle testimonianze del trauma pregresso,sotto forma di indelebili cicatrici.
Nel cervello, invece ,sono impresse le stimmate del trauma rappresentato dalla fede Cattolica e dalla pratica Politica marxiana. Solo un osservatore attento le può cogliere,per tutti gli altri sono bizzarrie del carattere, dai più ritenuto estroso.
Insolitamente erano aperte , invece , in un pomeriggio di Domenica , le porte della Cattedrale di La Habana .
La sera precedente avevo trovato semichiuse , nella stessa Città , le porte del Santuario di San Francesco di Paola ,Santo Miracoloso e protettore della gente del mare.“ Paesanello nostro “ ,lo invochiamo tutti i Calabresi,anche quelli della “diaspora “ come me . In calabria nemmeno i bestemmiatori più incalliti lo includono nella lista dei Potenti Celesti cui inviare improperi.
Mi ci accompagnò un tassista particular,seguendo le mie indicazioni,lui non la conosceva. Io,che pure non possiedo alcun senso dell’orientamento,avevo stampato nella moa mente il percorso che,tempo prima,mi aveva confidato Hemingway, in un suo libro.
La Chiesa e l’annesso convento dei frati minimi, erano stati trasformati in sala da Concerto.
Trovammo la porta semichiusa,ma il biglietto verde,la moneta dell’odiato nordamericano fu la chiave che ci permise di farla spalancare permettendoci di osservare l’interno ed accedere al luogo,per noi sacro.
Era stata sconsacrata ma, ben collocate, ritrovammo le Statue ed i quadri dei Santi,come ai tempi in cui si officiava il culto. C’erano anche le ossa di San Teodoro , custodite in una teca di vetro.
Spiegai alla custode,bendisposta nei miei confronti dalla generosa mancia in dollari,che San Francesco era mio compaesano,le diedi anche un supplemento perché lo spolverasse periodicamente.
La Cattedrale , al contrario , non era stata sconsacrata , non era stata trasformata in sala da Concerto o di riunione collettiva,le era stata conservata la funzione di luogo di culto.
Sempre,però, in occasione delle mie frequenti visite alla piazza , l’avevo trovata sbarrata .
All’esterno della Cattedrale stazionava il solito mondo: l’omino che confezionava i cappelli con foglie di palma , il venditore di maraquitas , una Santera , altre bancarelle di venditori di Rum ,Sigari contraffatti e paccottiglia per i turisti di buon palato.
Dovunque la foto del Che , simbolo , non so aggiungere aggettivo .
Sull’altro lato della piazza un Bar , frequentatissimo a quell’ora . Al bancone ed ai tantissimi tavolini venivano servite bevande a base di Rum : Moquitos , Cuba Libre , pina colada. Un assordante juke box emetteva note di musica Caraibica , nel suo lato anteriore due cavallerizze (Jineteras) , le puttanelle cubane , ballavano freneticamente . Muovevano maliziosamente il culo ed il basso ventre, facendo risalire ( mettevano in questo una consumata maestria ) la cortissima minigonna fino all’ombelico . Si riusciva , così , a vedere che sotto avevano solo un piccolissimo “tanguita “ , perizoma che non riusciva a coprire quasi nulla.
Speravano , così facendo , di trovare un’alternativa alla prevedibile comida cubana ( riso e fagioli ) . La preda sperata : un turista che offrisse loro da mangiare e un poco di verde divisa americana .
Lui,il turista,poi, avrebbe riportato in patria,al ritorno,la certezza di aver posseduto il corpo di una di queste meravigliose ragazze e la coscienza rassicurata di chi ha compiuto un opera buona. Aveva,del resto, obbedito ad uno dei comandamenti del Vangelo,a proposito di misericordia corporale : “ Dare da mangiare agli affamati “.
Parallela alla facciata della Chiesa, perpendicolare al Bar, una stradina lastricata di ciottoli di pietra . Un fiume di persone la percorreva a quell’ora. Turisti che andavano a visitare la “ boteguita del medio “ . Luogo , si dice , preferito da Nat King Col ed Ernest Hemingway . Là sbevazzavano , dando la preferenza ai classici cocktail cubani , tutti a base di Rum . Ora è diventato un luogo di culto .
Mi colpisce uno strano brusio ed il profumo di incenso che proviene dalla mia destra .
Mi giro e capisco di cosa si tratta . Le porte della Cattedrale sono aperte e sul sagrato gente si ammassa e preme per entrare .
Anch’io ed i miei amici ci avviamo verso quel luogo .
Non tengo conto del mio abbigliamento ( bermuda e zoccoli ) poco adeguato al luogo e mi dirigo al posto verso cui mi sento attratto irrefrenabilmente .
Anche questa Cattedrale è costruita in pietra arenaria , come quella del ricordo . La Chiesa è strapiena di fedeli. Tra di loro ci sono molti contadini dell’Est del paese,spregiativamente chiamati palestinos dagli abitanti della capitale. Credo siano venuti in pellegrinaggio guidati dai frati francescani che , numerosi, sono presenti nelle loro uniformi d’ordinanza .
Una folla così , nell’altra Cattedrale , ebbi modo di vederla da piccolo in occasione del pellegrinaggio delle reliquie ossee di San Francesco di Paola. Quella sera andò a finire male , per me . Ero piccolo e non riuscivo a vedere l’altare Maggiore dove erano esposte le sacre reliquie. Salii su una sedia impedendo, così, a chi mi stava dietro, di guardare . I danneggiati protestarono vivacemente e , così come tutti i salmi che finiscono in gloria , finì la mia giornata con una grossa ecchimosi provocatami su una coscia dal pizzico di mia madre e con il precipitoso ritorno a casa , nel vicino vicolo .
Anche questa sera non riesco a vedere , dal posto dove sono seduto , l’altare maggiore .
Potrei comodamente guardare dai televisori che sono posti nelle navate laterali . Li osservo per un attimo e mi rendo conto che si tratta di una concelebrazione. Più di cinquanta sacerdoti, assieme , stanno per compiere il consueto miracolo della trasformazione del pane e del vino. E’ sempre emozionante questo momento culminante della Messa . Sempre , come la prima volta . Allora aspettavo che fosse Gesù stesso a darmi il pane che era il Suo corpo . Ero stato tratto in inganno dalle foto esposte dal fotografo di Tropea.I bambini ricevevano l’ostia,per la prima volta,direttamente dalle mani di Gesù,così diceva la foto. Non mi ero accorto che era solo la sagoma di legno,raffigurante Gesù,non il figlio dell’Uomo. In questa magica sera non ho bisogno di vedere ne di sentire . Sono immerso in un’atmosfera irreale .
Lo siamo tutti .
I miei amici , i guajros pellegrini , i francescani , gli Habaneros , i concelebranti Sacerdoti .
Prego e stringo la mano del mio vicino in segno di pace.
Guardo a destra e vedo che anche gli altri fanno lo stesso.Tutti figli di Dio in questo momento , tutti accomunati , tutti senza peccato .
Mi stringo ancora di più ai partecipanti al rito , mi sento veramente una sola cosa con con tutti .
Si scioglie , finalmente , l’emozione accumulata trasformandosi in pianto .
Tutti ci abbracciamo e ci comprendiamo, benché di pelle , lingua , costumi ed alimentazione diversa . In ogni angolo della Chiesa si sono sparsi, ora , i Sacerdoti che hanno concelebrato , per permettere a tutti di cibarsi .
Un cibo , finalmente , uguale per tutti , indipendentemente dall’embargo , il Corpo di Cristo .
Rasserenati, pieni della pace completa, usciamo per riprendere la macchina e tornare a casa. Per alcuni minuti non parliamo, la forte emozione accumulata ci farebbe scoppiare a piangere. Imbocchiamo il Malecon .
La solita folla di jneteras.
Muovono graziosamente la mano. Mimano il frullo delle ali di un piccolo passerotto .
Questo gesto ha un doppio significato : “ dammi un passaggio “ e “sono disponibile “ .
Per me sono come degli Angeli .
Al di là del bene e del male .
Non conoscono il male .
Del resto, questo l’ ho sempre creduto, l’unico peccato , in assoluto , è quello della mancanza di Carità .Loro tanta ne hanno di carità .
Per poco , senza avidità , danno ad un uomo la sensazione che è ancora vivo ed appetibile . E’ stato capace di possedere , ancora , un corpo fresco , anche se si è limitato ad un abbraccio e ad accarezzare il corpo della ragazza .
Vorrei che il Cristo, ben più tollerante di me , che è ancora in me con il suo corpo , mi autorizzasse a dire :
“ I tuoi peccati ti sono perdonati perché hai molto amato “.
Non lo fa. O se lo fa non riesco a percepirlo.
L’unico gesto di riconciliazione, fermo ad un semaforo rosso , è la frase che rivolgo ad una giovanissima che fa frullare le mani:
“ Ola , mi amor , suerte y buen provecho “1
L’unica reazione che provoco è uno smagliante sorriso della cavallerizza.








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