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C'era una volta a Cuba

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Dal sito: Guforama.net -Racconto scritto da Nash -

foto da guforama.net

Per chi non ha letto le storie pubblicate sul forum su Cuba devo spiegare che quello che scrivo sono immagini della Cuba di un tempo. Prendendo come protagonista il mio primo amico e “fratello” cubano Jorge Mario in un arco di tempo di ventuno anni .

Vero cubano, macho, orgoglioso, contaballe, inaffidabile, campione del mondo di pesca subacquea, primatista di discesa in apnea a meno 64, primatista di apnea in piscina: 7 minuti e rotti, due mogli, un centinaio di fidanzate, due figli. A Cuba ora le cose sono diverse e diversa è Cuba, se non altro perché Jorge Mario non vive più là.

Ero a casa di Jorge da una settimana.
Che dici – gli dico- andiamo qualche giorno a Playa del Este?
Magari -risponde- ma ti costa tropo
Ho visto che affittano quelle case su palafitte per famiglie cubane, magari me ne danno una
Sarebe bejisimo

Facciamo un salto, c’è un ufficio in legno, la possono dare solo a cubani, Jorge dà le generalità io i dollari, che accettano senza far storie. Due camere, sala e cucina poggiate su dei piloni.

Partiamo con la Lada io, Jorge e Laurita sua moglie, prima andiamo a fare la spesa vicino al Commodoro: pasta, carne trita, birra, coca e ron. Ci sistemiamo.

La prima sera Jorge mi si avvicina.
“Grasie, Nash, non avremo mai potuto fare una vacansa senza te.”
“De nada”

Il mezzogiorno successivo Laurita dice che fa gli spaghetti al ragù (di solito facevo io le carbonare, una volta con la mia compagna abbiamo fatto i gnocchi con patate cilene, che risultarono teneri come sassi di fiume). La lascio fare anche se dubbioso. Dopo un po’ sento sobbollire,vado a controllare: Laurita sta tagliando vigorosamente un dieci limoni e mi sorride.

Che fai?” chiedo allarmato
Meto i limoni, no?
DOVE???
Nel ragù” e sorride compiaciuta.
La caccio dalla cucina.

Il giorno dopo dall’Avana arrivano Damaso con la moglie baffuta, Manuel, che lavora all’aeroporto con un paio di amici. Si sistemano da noi.

La sera, fiesta. Coca, ron, ghiaccio, chitarra. Un’ora dopo siamo seduti sul pavimento totalmente ubriachi, io per prendere aria mi trascino (letteralmente) in terrazza e da là misuro quanto ci mette uno sputo ad arrivare a terra. Mi sembra di divertirmi.

Finito il ron a poco a poco riprendiamo conoscenza. Mi appoggio ad una parete (Non bevo quasi mai alcolici). Gli altri sono in piedi a chiacchierare.

Ascolto distratto. Sento parlare dell’Angola e mi faccio più attento: parlano di quando erano là, dei loro compagni, delle marce, delle scaramucce, poi
.. e quando quel gruppo di negri si è arreso…?
.già… hahaha.. ti ricordi ? tremavano tutti…
facevano cadere i fucili… e poi noi ratatatatatatà, tutti morti….
hahahaha, come saltavano….hahaha

Mi viene un groppo dalle viscere che mi sale al cervello.
Che cazzo dite – urlo- VOI, Cubani?…. come potete fare questo, dire questo, ridere di questo…… Cuba….il Che……………(e tutto quello che mi veniva, che, per rabbia , non ricordo più).
Si azzittirono tutti, abbassarono perfino la testa. Uno disse “Hai ragione. Scusa”.

Poco dopo tornarono all’Avana. Jorge Mario, che non aveva partecipato alla cosa, mi mette un braccio sulle spalle. In silenzio.

 

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