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I Fernández Zaldívar: Sei cuori in debito con la vita

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Dal piccolo villaggio di Santa Lucia, nel municipio di Rafael Freyre, nella provincia di Holguín, una incredibile storia di una famiglia, in cui sei fratelli su otto soffrono una particolare malattia cardiovascolare e devono la vita alla Rivoluzione Cubana...

 Sai cuori malati devono la vita alla Rivoluzione

 

di Alexis Rojas Aguilera-  Traduzione di Stefano Guastella - Holguín - 30 agosto 2010 - Noi ci godiamo ogni nuovo giorno, facciamo quello che fa un qualsiasi cubano, lavoriamo, apportiamo la nostra piccola quota alla società. Siamo debitori in totale già di un secolo e di un decennio di vita guadagnata”.
Le parole, escono allegre dalle labbra del laureato in pedagogia Fidel José Fernández Zaldívar, docente del Corso di Miglioramento Integrale per Giovani e professore attivista volontario della Scuola del Partito nel municipio di Rafael Freyre, nel nord holguinero.

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Al suo fianco, annuiscono  Yolanda Alejandrina, Jorge Luis, Víctor Manuel e Ariel Ramón, oltre a María del Carmen e ad Ofelia Emilia. Manca all’appello solo Ramona Florinda, la maggiore tra le sorelle, che risiede nel reparto Miraflores, del municipio di Boyeros, nella Capitale di Cuba, La Habana.
I Fernández Zaldívar formano una famiglia, singolare e solidale, domiciliata nel villaggio di  Santa Lucía, capoluogo del municipio. Sei degli 8 fratelli,  sono affetti da una patologia cardiovascolare chiamata  Sindrome del nodo del seno (Sick Sinus Syndrome), apparentemente di base genetica, però di fatto non trasmessa, fino ad adesso, ai discendenti.
I sei fratelli malati hanno bisogno, per restare in vita, di utilizzare dei pacemaker, dispositivi che fanno battere regolarmente il cuore mediante degli impulsi elettrici.

LA FAMIGLIA
Di umile origine contadina, secondo quanto dichiarato dai Fernández Zaldívar, i fratelli sono figli di Manuel e di María Isabel, che avevano una relazione di parentela come cugini e che sono già deceduti; i fratelli avrebbero potuto essere addirittura 15, però solo 13 riuscirono a nascere, “dei quali 5 non vissero molto a causa delle disgrazie dell’epoca” o per aver contratto la stessa malattia. 

Yolanda Alejandrina  e Jorge Luis, i primi  ad arrivare alla casa di Ariel e di Víctor Manuel, dove si sono dati appuntamento i Fernández, ricordano i giorni della loro infanzia piena di difficoltà.
Il padre lo ricordano come un agricoltore senza terra e tagliatore di canna, oltre che raccoglitore di legna a tempo perso, che “lottava per i suoi figli”, mentre la madre la ricordano come rassegnata ad un destino di necessità  e con un “sacco di marmocchi attaccati alla sua povera gonna”.

Ariel annuisce con movimenti della testa, perché conosce bene il racconto di quegli aneddoti, però lei nacque in circostanze diverse, dopo l’anno 1959, mentre Víctor Manuel, si lascia scappare solo un esplicito “hum!”, ascoltando il racconto dei fratelli.
Improvvisamente però, Víctor Manuel interviene, come per togliersi un peso: “Per fortuna c’è stata la Rivoluzione a Cuba, altrimenti noi saremmo tutti cadaveri” 
E’ a questo punto che Ramona Florinda, la sorella maggiore, la più sacrificata, l’unica che vive lontano, è citata nel dialogo, per sottolineare le sue virtù umane, la sua dolcezza: “E’ che in materia d’amore, tutti le dobbiamo qualcosa”, sentenzia Ariel, militante del Partito, così come Fidel José, che si unisce al dialogo accompagnato da María del Carmen e da Ofelia, “che vivono un po’ in disparte” e che sono i due unici fratelli non colpiti dalla malattia.
"Ascolti signor giornalista", interviene Fidel, "lei starebbe parlando con dei defunti, se non fosse stato per l’altruismo della Rivoluzione. Nostra madre lo diceva sempre, che Fidel Castro era , senza saperlo, un nostro secondo padre, perché gli ideali, l’etica e i principi di questo processo rivoluzionario hanno fatto si che avvenisse il miracolo di salvarci la vita. In altra maniera invece..."

IL MIRACOLO
Quando Fidel prende la parola, regna il silenzio: “Venne il giorno in cui uno dopo l’altro ci siamo ammalati ed abbiamo iniziato a ricevere i pacemaker. Da quel momento stiamo cercando di vivere le nostre vite nella maniera più normale possibile. Siamo persone utili, ottimiste. Nell’insieme abbiamo ricevuto 21 pacemaker ,  dieci dei quali  sono serviti per me, oltre ad una operazione a cuore aperto come conseguenza di un infezione all’endocardio, che sarebbe stata molto costosa, per la sua complessità”.
 
Respira profondamente, è visibilmente emozionato: “Sa quanto mi è costato? Quanto ci è costato il tutto? Incluso le visite e le cure dei medici e del personale specializzato, le medicine, gli ingressi ospedalieri, le dimostrazioni di affetto e di considerazione per un processo che dura da molti anni? Neppure un centesimo, signore, neppure un centesimo…
Vuole che le dica di più?” scherza  Ofelia, la più giovane, per alleggerire l’argomento: “Tu devi essere iscritto nel Guinnes dei Primati per la quantità dei pacemaker che ti hanno impiantato” dice a Fidel, al quale si illumina il volto.

Anche Víctor e Ariel, Jorge, Yolanda e María del Carmen, sorridono e si nascondono dietro il parlottare sui loro figli, nipoti e bisnipoti, tutti ragazzi studiosi, lavoratori e sani. Nessuno di loro pare aver “ereditato” la malattia.
 
A conclusione, raccontano che la loro famiglia è una delle due nel mondo, che vive con quasi tutti i suoi componenti dotati di pacemaker e affiorano i nomi dei Dottori che sono intervenuti su questa famiglia, come Joaquín Bueno, dell’Istituto di Chirurgia Cardiovascolare della capitale cubana, oppure Edel Popa e Guillermo García, dell’Ospedale di Holguín “Lenin”, tra gli altri.
Fidel  riassume il pensiero di tutti: la nostra famiglia fa parte dell’opera di questa Rivoluzione.

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Una familia especial: los Fernández Zaldívar de Santa Lucía
 Seis corazones, un siglo y una década de vida de deuda.

Por Alexis Rojas Aguilera  - Holguín - 30 agosto de 2010 - “Nosotros gozamos de cada nuevo día, hacemos lo que cualquier cubano, trabajamos, aportamos su poquito a la sociedad.  Debemos en conjunto ya un siglo y una década de vida adicional”.
Las palabras,  brotan alegres de los labios del licenciado en pedagogía Fidel José Fernández Zaldívar, docente del Curso de Superación Integral para Jóvenes y profesor activista voluntario de la Escuela  del Partido en  Rafael Freyre, en el norte holguinero.

A su lado, asienten, Yolanda Alejandrina, Jorge Luis, Víctor Manuel, Ariel Ramón, y también María del Carmen y Ofelia Emilia. Solamente no está presente Ramona Florinda, la mayor de los hermanos, que reside en el reparto Miraflores, del municipio capitalino de Boyeros.
Ellos forman una familia singular y solidaria, avecindada en el poblado de Santa Lucía, capital del municipio. Seis de ocho  en total, padecen de una patología cardiovascular denominada Síndrome de nódulo sinusal enfermo, aparentemente de base genética, pero de hecho no transmitida hasta ahora a la descendencia.
Los seis enfermos requieren, para mantener la vida, del uso de marcapasos, que son dispositivos  que hacen latir el corazón mediante impulsos eléctricos.

LA FAMILIA
De origen campesino humilde, según relataron  los Fernández Zaldívar, son hijos de Manuel y María Isabel— primos entre sí —, ya fallecidos y que pudieron haber sido 15 hermanos, pero en verdad nacieron 13, de los cuales cinco “no arribaron  por las desgracias  de la época” o por “haber sacado” el mismo padecimiento.
Yolanda Alejandrina  y Jorge Luis, los primeros en llegar a la casa de Ariel y Víctor Manuel, donde se dieron cita los Fernández, rememoran  los días de infancia llenos de penurias.
Al viejo, lo recuerdan como agricultor sin tierra, cortador de caña, recogedor de leñas en tiempo muerto, “luchando por sus hijos” y a la vieja,  resignada a un destino de necesidades y “pila de vejigos guindados de su pobre falda”.

Ariel asiente con movimientos de la cabeza, porque conoce las anécdotas, pero nació en circunstancia diferente tras la alborada de 1959, mientras que Víctor Manuel solamente deja escapar un explícito ¡hum!, mientras escucha a sus hermanos.
De pronto, interviene, como quitándose de encima un gran peso: ¡Que suerte que triunfara la Revolución, porque si no, todos nosotros fuéramos cadáveres¡
Es cuando Ramona Florinda, la hermana mayor, la más sacrificada,  la única que está lejos, se hace presente en el diálogo, para ponderar sus virtudes humanas, ternura. “Es que en materia de amor, todos le debemos algo”, sentencia Ariel, militante del Partido, como Fidel José, quien se incorpora al diálogo acompañado por María del Carmen y Ofelia, “que viven un poquito retirado”, precisamente las dos que no padecen el síndrome.
Mire periodista, señaló Fidel,  está hablando con varios difuntos, si no fuera por el altruismo de la Revolución. Nuestra madre lo decía siempre, que Fidel Castro era un segundo padre de nosotros sin saberlo, porque los ideales, la ética y principios de este proceso obraron el milagro de preservarnos la vida. De otro modo…

EL MILAGRO
Cuando Fidel toma la palabra, reina el silencio. Vienen los días en que unos tras otro enfermaron y comenzaron a recibir los marcapasos. Desde entonces tratamos de hacer nuestras vidas de la manera más normal posible. Somos personas útiles, optimistas. En conjunto, depositarios de 21 marcapasos, diez de ellos para mi solamente, más una operación a corazón abierto como consecuencia de una infección del endocardio, que hubiera sido muy cara por su complejidad.
Respira profundo. Está emocionado. ¿Sabe cuánto me costó, nos costó todo, incluidas las atenciones y cuidados de médicos y otro personal especializado, las medicinas, los ingresos hospitalarios, las muestras de afecto y consideración en un proceso que lleva largos años? Ni un centavo, si señor, ni un centavo…

¿Quiere que le diga más…?
Bromea Ofelia, la más joven, para aflojar la cuerda: Tú debes ser récord Guinnes en marcapasos implantados, dice a Fidel y a él se le ilumina el rostro. Víctor y  Ariel, Jorge, Yolanda y María del Carmen, también sonríen y se enfrascan en un verdadero “parloteo” sobre los hijos, nietos y biznietos de algunos de ellos, muchachos  estudiosos,  trabajadores y sanos. Ninguno parece haber “heredado” la enfermedad.
Traen a colación que su familia es una de las dos que en el mundo vive casi completa con marcapasos y afloran nombres de galenos convertidos en parte de ese colectivo, como Joaquín Bueno, del Instituto de Cirugía Cardiovascular de la capital cubana o Edel Popa y Guillermo García, del holguinero Lenin, entre otros muchos.
Fidel  resume el sentir: Somos parte de la obra de la Revolución.

 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Febbraio 2011 07:55  
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