Fonte: Il Ponente - Savona
Camilo Guevara tra fotografie e canzoni
Eventi — di Il ponente on aprile 7, 2009
di MAURA FIORONI - Esternamente quasi del tutto diverso da suo padre, interiormente forse molto vicino al suo pensiero, Camilo, figlio del guerrigliero Ernesto “Che” Guevara e di Aleida March, si presenta ai nostri occhi come una persona del tutto normale, semplice. Verso le ore 18 di giovedì 25 marzo, il Teatro San Carlo di Albenga è pieno di gente che lo aspetta. Alcuni stanno fuori, ingannando l’attesa con una sigaretta, gli altri, seduti dentro. Quando Camilo arriva, tutto appare molto tranquillo, nonostante si levi subito un caloroso applauso.
Porta una polo e dei pantaloni, molto semplici. Sembra non patisca il freddo, cosa strana per un cubano. Ma si scopre più tardi che ha studiato per cinque anni in Russia per diventare avvocato e quindi è abituato, anzi, dice di amare il “frio”.
Un ragazzo all’entrata, si è fatto dare un’ora di permesso dal lavoro per poterlo incontrare, e appena lo vede gli posa le braccia attorno al collo e continua ad abbracciarlo, senza riuscire a pronunciare una parola, con gli occhi colmi di emozione.
Camilo cammina verso il tavolo dove lo aspettano Pino Ronco, Presidente dell’Associazione di amicizia Italia - Cuba, e una traduttrice.
E’ accompagnato dalla sua Leika, che già lascia trasparire una prima somiglianza con il padre: la passione per la fotografia. Ha 47 anni, porta i capelli lunghi color castano, legati con un elastico e ha una corporatura decisamente più robusta di quella del Che; tuttavia i tratti del suo viso lo ricordano molto. Appare molto stanco, “muy cansado”, come preciserà in seguito alle innumerevoli domande del pubblico; il fuso orario non lo ha ancora smaltito.
Il tema della conferenza è: “CUBA CHE RESISTE”. Il dibattito è vivace e le domande rivolte a Camilo sono molte, su diversi argomenti: la condizione della donna a Cuba, il nuovo Presidente degli Stati Uniti Obama, la svolta politica dell’America latina; senza che manchino mai dei riferimenti o addirittura altre domande su suo padre.
E lui, pazientemente, risponde.
Al termine della conferenza viene accompagnato fuori per entrare in macchina e proseguire verso il Circolo “ Camilo Cienfuegos” di Ceriale, dove è prevista la cena con i soci del circolo, gli ex partigiani e quelli che del pubblico vogliono parteciparvi.
Ma quando sta per salire, si accorge del tramonto che pian piano va scomparendo per dar spazio alla sera.
E con l’ esclamazione “Ohhhh!!”, tipica dei bimbi stupiti da una magia, fruga nella borsa, prende la macchina fotografica, scatta la foto e dice: “Tan bonito es esto!”. E’ strano da dirsi, ma fa molta tenerezza.
Al Circolo prova ad assaggiare quasi tutti i piatti, chiedendo curioso ogni volta: “Que es esto?”.
Durante la cena non sembra più di parlare con il figlio del Che, ma con una persona qualunque, umile (si serve sempre per ultimo e aiuta a togliere i piatti sporchi), colta, simpatica. Si lascia fotografare, nonostante non gli faccia molto piacere essere fotografato, ascolta, capisce e risponde a tutti gli ex partigiani presenti che gli raccontano i loro aneddoti e le loro storie di guerra.
Ha la capacità di parlare di qualsiasi cosa, spaziando da un argomento all’altro con semplicità: dalla povertà di diversi paesi del mondo, all’attuale situazione politica e alla crisi economica mondiale, dall’utilizzo dell’energia solare a Cuba, alle speranze per le nuove generazioni.
E poi scherza. E anche questo lo sa fare bene. Riesce ad alternare momenti di riflessione a momenti di simpatiche battute.
Al termine della serata, viene dato il via ai canti accompagnati da una chitarra, e lui, ancora una volta stupisce i companeros italiani canticchiando “O bella ciao” nel suo italiano migliore.
Il finale è dedicato ad altre foto, autografi, dediche sui libri e incontri diretti con scambi di racconti fra lui e gli ex partigiani italiani. Forse non si capiscono molto, lui qualcosa “entiende”, ma gli ex combattenti no. Viene quasi da ridere ad un certo punto. La cosa bella però, è proprio assistere a tutto questo. Uno spettacolo di reciproco scambio, dialogo, memorie. Generazioni a confronto. Uguaglianze nelle diversità.
Camilo viene accompagnato ad Alassio, dove alloggia al Grand Hotel Diana. Deve riposare, domani sarà ad Alto per rendere rendere omaggio a Felice Cascione, l’eroico partigiano, autore delle parole di “Fischia il vento” che venne ucciso a soli 26 anni dai nazifascisti, durante i mesi della Resistenza (era il 27 gennaio del 1944).
Cascione viene paragonato al Che poiché medico, ma anche per il rispetto verso i prigionieri. Cascione e Guevara, “Che” e “U megu”, chissà cosa penserà domani Camilo.








Commenti