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La Faccia nuova di Cuba

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Articolo di Fabrizio Casari (Traduzione Tio Gigi) Artwork: Filippo Manghisi

Articulo por Fabrizio Casari (Traducciòn Tio Gigi) Artwork: Filippo Manghisi

Lo si può obiettivamente definire un Congresso straordinario quello che ha appena celebrato il Partito Comunista di Cuba. Straordinario perché straordinarie sono le misure che ha adottato e straordinario perché ha raccolto una sfida per il futuro che, piaccia o no, lontano dalle letture stereotipate e ignoranti che la stampa italiana propone, prefigura un'evoluzione autentica, profonda, del sistema socialista. Magari non sarà di moda, non catturerà gli elogi delle major della comunicazione, ma raccoglie e valorizza le istanze popolari del Paese: che, alla fine, è quello che conta. Il Congresso si è tenuto in concomitanza con il 50esimo anniversario della fallita invasione mercenaria alla Baia dei porci e, forse, non poteva esserci data più simbolica per indicare una nuova fase. Cinquant'anni fa la resistenza popolare che ricacciò in mare i mercenari aprì la strada al carattere socialista della Rivoluzione e oggi, le misure adottate, sembrano voler ratificare per il futuro la medesima scelta

L'indicazione che viene da questa terza fase della vita della Rivoluzione cubana è che si negoziano politiche e forme dell'organizzazione sociale, non i princìpi. Il disegno del nuovo corso cubano risiede fondamentalmente nell'adeguamento del progetto economico e sociale della Rivoluzione alle condizioni generali internazionali e interne. Proiettare il socialismo dalla storia passata e presente a quella futura è la scommessa e cambiare il modello per rafforzare il sistema è il modo di vincerla. Il preambolo del progetto è, infatti, la sua stessa sostanza: il sistema socialista si evolve per vincere. Si deve cambiare il modello per rivitalizzare il sistema e si deve mantenere il sistema per far vivere Cuba. Il piano di riassetto economico dell'isola era stato ampiamente esposto dal documento che convocava il Congresso. Ne avevamo già scritto su Altrenotizie al momento della sua diffusione (http://www.altrenotizie.org/esteri/3595-cuba-socialismo-del-terzo-millennio.html). Averlo sottoposto al giudizio popolare in lungo e largo del Paese per cinque mesi ha prodotto diverse modifiche al testo originario, ma la sostanza dell'operazione politica è stata confermata. E qui, davvero, non si può non cogliere un elemento di merito sul piano della democrazia reale: sarebbe interessante verificare in quali dei paesi che si autocelebrano democratici (e magari accusano Cuba di non esserlo) i piani di riforme economiche sono sottoposti al vincolante vaglio popolare. Questa è l'essenza delle riforme approvate e, in questo senso, esse aprono la strada al cambiamento compatibile. Compatibile, sì, perché sono riforme che partono non da teorie economiche astratte, ma che si misurano con la situazione concreta del Paese.

Nascono dall'individuazione dei bisogni e anche dei limiti sin qui palesati; si proiettano sull'esigenza di crescita interna in base alle necessità e alle possibilità concrete. Non hanno riferimenti dottrinari, dal deciso sapore teologico, sbertucciati da teorie universitarie; non obbediscono cioè ai modelli predefiniti - imperanti quanto fallimentari - ma, sfida nella sfida, propongono una "via cubana" per l'economia di Cuba. Un modello adatto all'isola, cucito su misura delle esigenze interne, perché quello vigente è incompatibile con il quadro generale. Si vuole superare un'identità dogmatica - e in ultima analisi inefficace - che persisteva a dispetto delle profonde modificazioni nella realtà nella quale vive. Cuba ha scelto di adeguare e non di cancellare, di riformare e non di abdicare, di evolversi e non di cristallizzarsi. La riforma del mercato del lavoro è certamente il fatto nuovo, che rompe schemi consolidati e apre scenari diversi da quelli ipotizzati fino a pochi anni orsono e determina comunque la necessità di formare diverse generazioni di cubani a un nuovo modello di sviluppo. L'intenzione chiara è quella di far funzionare ciò che non funziona, giacché l'inefficienza e la disorganizzazione diventano insopportabili in un'economia già prostrata dal blocco economico statunitense lungo più di cinquant'anni e che ha rappresentato l'impossibilità per Cuba di programmare la sua economia come qualunque altro paese del mondo.

L'economia pianificata e i rigidi piani quinquennali cedono ora progressivamente il posto a un'idea dinamica e d'aggiornamento costante del processo di crescita economica. Agricoltura, edilizia, trasporti, falegnameria, servizi generali alla cittadinanza e al turismo, sono le aree dove maggiormente verranno indirizzati gli sforzi di modernizzazione e trasformazione. Apertura alle piccole imprese, preferibilmente su base cooperativa ma non solo; cessione di sovranità dall'alto verso il basso nella regolamentazione della legge della domanda e dell'offerta, nell'obiettivo di ridisegnare la mappa dei bisogni della popolazione e del loro soddisfacimento; abolizione sostanziale del valore assistenziale del salario per trasformarlo in elemento di valore concreto rispetto all'opera sostenuta ed al valore sociale che essa rappresenta. I passi sono diversi e gradualmente verranno effettuati. La restituzione della terra ai privati si prevede che impiegherà 130.000 nuovi contadini e saranno quasi 200.000 le licenze di commercio destinate alle piccole aziende, dove verranno allocati i circa 2 milioni di lavoratori (su un totale di 5) che usciranno dal settore pubblico per entrare in quello privato.Oltre a ciò, l'emersione legale delle attività fino a ieri svolte illegalmente, eliminerà il mercato parallelo esistente, dove tanto per
le prestazioni come per i materiali si trova tutto quello che ufficialmente non c'è e che, alterando in profondità il dato ufficiale, produce ricadute fortemente negative per la pianificazione l'organizzazione del mercato interno. L'obiettivo
finale è ridurre al minimo la distanza tra domanda di beni e servizi alla cittadinanza e la loro offerta.

Dallo sviluppo del settore privato, che si prevede possa portare al 40% del Pil nei prossimi cinque anni, giungeranno sia i risparmi derivanti dalla minore inefficienza, sia le risorse (sotto forma d'imposte) che verranno utilizzate per il
mantenimento dello stato sociale, già di per se alleggerito dalla progressiva eliminazione delle forme generalizzate di sussidi che, pure se insufficienti, rappresentano comunque un macigno per l'economia del Paese. La caratteristica storica principale del sistema cubano è stata, infatti, quella di riuscire a sostenere un livello di welfare state senza uguali al mondo. Al mantenimento di questo sono state dedicate risorse infinite e per questo sono state affrontate e sostenute difficoltà crescenti, nel convincimento che l'egualitarismo dovesse essere il tratto identitario del modello. Da oggi, alla luce dell'impossibilità di continuare a sostenere economicamente quel modello, ma nella volontà decisa di mantenere il sistema, si cambia. La via scelta è quella della trasformazione di un'economia rigidamente ed esclusivamente statale, in un'economia mista (pubblica e privata) che generi il gettito fiscale per la copertura del welfare. Verrà aperta la strada ai capitali privati dall'estero, fondamentali per finanziare l'aggiornamento tecnologico e delle infrastrutture necessario a recuperare quote di produzione, tanto per l'export come per il consumo interno. Sarà lecito il profitto e la tassazione dello stesso, che servirà a dotare la fiscalità generale delle risorse finanziarie di cui ha bisogno per la gestione ordinaria e straordinaria del Paese. Dove si potrà e dove si vorrà, i dipendenti di ieri potranno essere i soci di domani. Uguali opportunità e uguali diritti; valore del lavoro e quindi del salario sono i nuovi parametri di un'organizzazione sociale capace di proiettare il paese verso la stabilità economica. E questa che, insieme alla sovranità politica, garantisce l'indipendenza e lo sviluppo, sinonimi veri dell'uguaglianza tra tutti i cubani.
La riorganizzazione della società cubana è un altro dei passi verso una nuova Cuba. L'elemento "politico" più importante sembra quindi essere quello del ristabilimento dei ruoli nella società cubana. Si tratta di una trasformazione determinante, anche sotto l'aspetto della battaglia contro l'inefficienza e la corruzione, che sposta l'asse dell'equilibrio della società cubana su parametri diversi, ridisegnando la mappa delle forze sociali che agiscono nel tessuto del Paese. La nuova articolazione delle forze sociali sull'isola sarà motore e misura del cambiamento. Le diverse componenti sulle quali si articola la società cubana avranno compiti diversi perché diverse sono le ragioni sociali su cui si fondano e avranno ruoli diversi perché diversi saranno i campi nei quali si cimenteranno. Quando Raul afferma che "bisogna togliere al partito le funzioni che non gli competono", si capisce che la sovrapposizione e la mescolanza tra Partito e Stato é destinata a essere superata da una divisione chiara per ruoli diversi.m Il partito, infatti, perno centrale della direzione politica, viene sollevato dalla direzione della gestione amministrativa. Pur mantenendo il suo ruolo di collante sociale e politico, di luogo di elaborazione d'idee e proposte che però, sotto il profilo della gestione economica e amministrativa, sarà lo Stato a dover gestire.

In simultanea con la progressiva riduzione del peso del partito nella gestione amministrativa, emerge con evidenza il ruolo delle Forze Armate, che dall'inizio mdegli anni '90 sono impegnate seriamente anche nelle attività economiche. Analisti improvvisati da un tanto al chilo, ritengono che in questo risieda la prova di un riassetto dei poteri funzionale al nuovo gruppo dirigente che ha nei militari il nuovo fulcro. Ma una simile lettura è come minimo superficiale, legata a un'interpretazione politicista e tutta avvitata sulle suggestioni eurocentriche dell'organizzazione sociopolitica. E' invece opinione diffusa, a Cuba, che siano proprio quelle gestite dalle FAR le attività economiche più efficienti. Del resto é questa una caratteristica peculiare di Cuba, che anche qui si rivela Paese assolutamente diverso dagli altri. E risulta chiaro come la difesa dell'indipendenza, della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale di Cuba passi anche dalla sua capacità di far evolvere la sua economia; l'indipendenza politica non è sufficiente se non c'è quella economica. Difendere il Paese dalle aggressioni esterne, quindi, deve accompagnarsi anche con la difesa del suo modello sociale ed economico dall'erosione costante, che potrebbe altrimenti generare fenomeni d'implosione interna non meno minacciosi dell'aggressione imperiale a stelle e strisce. E' qui che va collocata la nuova centralità delle FAR nel processo di rilancio dell'economia. Il recupero della capacità produttiva si fonda su una diversa organizzazione del mercato del lavoro e Cuba dovrà tornare a produrre per poter di nuovo esportare. Ma non potrebbe determinarsi una battaglia vincente contro l'assenza di disciplina lavorativa e per la gestione efficace delle risorse se l'interprete migliore di queste dinamiche fosse confinata nel suo esclusivo ruolo istituzionale. Sprechi, inefficienze e abusi possono essere fortemente ridotti proprio attraverso politiche premianti e calibrate sulle necessità del consumo interno oltre che da una disciplina maggiore. Le inefficienze e gli abusi, infatti, prosperano nell'illegalità, che dapprima trasforma i diritti in privilegi e poi i privilegi in diritti acquisiti.
 
L'egualitarismo assoluto, icona ideologica dell'apparenza, può diventare sostanza proprio nello smascheramento della diseguaglianza intrinseca e la denuncia della sua insopportabilità é condizione primaria per affermare l'uguaglianza nei fatti. I diritti sono collettivi, le responsabilità sono (anche) personali. Non più il livellamento salariale al netto di qualunque differenza nella responsabilità sociale dell'impiego; non più la garanzia di uno stipendio a prescindere dallo svolgimento delle mansioni per le quali quello stipendio si riceve. Le politiche salariali premianti saranno la base concettuale sulla quale restituire efficienza e disciplina lavorativa. Lo Stato dovrà riprogrammare quanto e cosa produrre e, quindi, la forza lavoro necessaria allo scopo. Affidare ai privati la produzione dei servizi destinati al consumo interno è un'utile primo passo verso la modernizzazione del Paese in un contesto di rinnovamento senza abiure. Per chi quindi si affretta a dipingere la fine del socialismo, nascondendo nelle righe la sua personale aspirazione e per chi (dalla parte talmente opposta che finisce per congiungersi alla precedente) inorridisce di fronte al cambiamento che minerebbe l'essenza socialista dell'isola, si prevedono delusioni a raffica. L'aspetto più netto della nuova identità socialista di Cuba è quello d'identificare l'esercizio della democrazia con un sistema valoriale che propone uguali diritti, uguali doveri e uguali responsabilità. Che traccia il cammino collettivo intendendo la società non più come somma numerica d'individui forzatamente uguali e nella sostanza diversi, ma come dimensione armonica delle diverse individualità che nello sforzo comune diventa sostanziale uguaglianza, garantendo ognuno per garantire tutti e non più tutto a tutti a prescindere dal contributo di ognuno verso il bene comune.

Il nuovo obiettivo è raggiungere gli obiettivi. La nuova dottrina è l'abolizione delle dottrine. La riforma del modello sarà la base del rafforzamento del suo sistema. E' un vento nuovo dal sapore antico quello che soffia sul Malecon. Il socialismo è entrato nel terzo millennio e, stando a ciò che si vede, non ha alcuna intenzione di uscirne.
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Objectivamente se puede definir un Congreso extraordinario lo que acaba de celebrar el Partido Comunista de Cuba . Extraordinario porqué extraordinarias son las medidas que ha adoptado y desde entonces ha acumulado , un notable desafío para el futuro, nos guste o no, lejos de las lecturas ignorantes y estereotipadas que la prensa italiana sugiere, presagia una evolución auténtica, profunda, del sistema socialista. Tal vez no es moda, no captará la alabanza de comunicación importante, pero recoge y promueve instancias populares en el país: que, en definitiva, es lo que cuenta.

El Congreso se llevó a cabo en relación con el 50 aniversario de la fallida invasión mercenaria de Bahía de Cochinos , y tal vez no podría ser la fecha más simbólica para indicar una nueva fase. Hace cincuenta años la resistencia popular que llevó en mar a los mercenarios abrió el camino para que el carácter socialista de la Revolución y en la actualidad, las medidas adoptadas, parecen ratificar la misma opción para el futuro. La indicación que nos llega de esta tercera fase de la vida de la Revolución Cubana es que se van a negociar las políticas y las formas de organización social, no los principios.

El diseño del nuevo curso se encuentra principalmente en la adaptación del proyecto económico y social de la Revolución a las condiciones nacionales e internacionales. Proyectar el socialismo de la historia pasada y presente a la del futuro es el desafío y cambiar el modelo para fortalecer el sistema es la manera de ganar. El preámbulo del proyecto es, de hecho, su propia esencia: el sistema socialista evoluciona para ganar. Debe cambiar el modelo para revitalizar el sistema y se debe mantener el sistema para que Cuba pueda vivir.

El plan de acción de recuperación económica de la isla ha sido ampliamente expuesto en el documento que ha convocado el Congreso . Ya escribimos en Altrenotizie en el momento de su distribución (http://www.altrenotizie.org/esteri/3595-cuba-socialismo-del-terzo-millennio.html). Presentarlo a la opinión popular a lo largo y ancho del país durante cinco meses dio lugar a varias modificaciones al texto original, pero el contenido político de la transacción ha sido confirmada Y aquí, de verdad, no se puede tomar un elemento de mérito en términos de democracia real: sería interesante ver cuál de los países que se auto-celebran democraticos (y tal vez acusan a Cuba de no ser ) los planes de reforma económica son objeto de un control obligatorio del pueblo.

Esta es la esencia de las reformas aprobadas, y en este sentido, abren el camino para el cambio compatible. Compatible por qué son reformas que no llegan de las teorías económicas abstractas, sino que tienen que ver con la situación concreta del país. Surgen de la identificación de las necesidades y también revelan los límites hasta ahora, se proyectan en la necesidad de crecimiento interno como las posibilidades necesarias y prácticas. No tienen referencias doctrinales, de pronunciadogusto teológico , ni teorìas universitarias, es decir, que no obedecen a plantillas definidas - la quiebra vigente -, pero, desafio en el desafío, ofrecen un "camino cubano" para la economía de Cuba Un modelo adecuado para la isla, a medida de las necesidades internas, debido a que es incompatible con el marco existente .Quieren ( los cubanos ) superar la identidad dogmática - y en última instancia ineficaz - que persistió a pesar de los profundos cambios en el entorno en que viven. Cuba ha decidido adaptar y no cancelar, reformar y no a abdicar, evolucionarse y no cristalizarse.

La reforma del mercado de trabajo es sin duda algo nuevo, que rompe los patrones establecidos y abre escenarios distintos de los previstos hace unos años y también lleva a la necesidad de formar a varias generaciones de cubanos a un nuevo modelo de desarrollo. La clara intención es dejar lo que no funciona, ya que la ineficiencia y la desorganización se hacen insoportables en una economía ya postrada por el largo bloqueo económico de EE.UU. durante más de cincuenta años y ha sido la incapacidad de hacer planes para Cuba en su economía, como cualquier otro país del mundo. La economía planificada y los planes estrictos de cinco años dan paso ahora a una idea dinámica y de actualización constante del proceso de crecimiento económico. Agricultura, construcción, transporte, carpintería, servicios generales a los ciudadanos y el turismo son las áreas donde más esfuerzos se dirigirán para la modernización y transformación. Se abre a las pequeñas empresas, de preferencia sobre una base cooperativa, pero no sólo, la transferencia de la soberanía de arriba hacia abajo en las normas de la ley de la oferta y la demanda, con el objetivo de volver a dibujar el mapa de
necesidades de las personas y su cumplimiento, la abolición sustancial del valor de los salarios y convertirlo en un elemento de valor real en comparación con el trabajo apoyado y el valor social que representa. Los pasos son diferentes y se llevó a cabo poco a poco.La restitución de tierras a particulares que se espera emplear a 130.000 nuevos agricultores y cerca de 200.000 licencias destinados para el mercado de la pequeña empresa, donde se asignará más de 2 millones de trabajadores (sobre un total de 5) que dejarán el sector público para entrar en el privado Además, la aparición de las actividades legales , illegales hasta ayer, eliminará el mercado paralelo existente , sea por el rendimiento como por los materiales que encontraba todo lo que oficialmente no existia y que alterando profundamente la cifra oficial , produce con fuerza las consecuencias negativas para la planificación de la organización del mercado interior.El objetivo final es reducir al mínimo la distancia entre la demanda de bienes y servicios a los ciudadanos y su oferta.

Por el desarrollo del sector privado, que se espera pueda portar un 40% del PIB durante los próximos cinco años, llegaran tanto los ahorros que vienen de menos ineficiencia, tanto los recursos (en forma de impuestos) que se utilizarán para el mantenimiento del estado social, ya de por sí aliviado por la eliminación progresiva de las formas generalizadas de las subvenciones que, aunque insuficientes, son todavía un peso grande para la economía del país. La principal característica histórica del sistema cubano, de hecho, fué poder sostener un nivel de estado de bienestar sin igual en el mundo. Para mantener este fin se destinaron muchos recursos y por este se discutieron y se apoyaron dificultades cada vez más difícil, en la creencia de que el igualitarismo debe ser el tratamiento de la identidad del modelo.

A partir de hoy, en vista de la imposibilidad de continuar el apoyo económico al modelo, pero en la voluntad de mantener el sistema , se va a cambiar. El camino elegido es la transformación de una economía estricta y exclusivamente del
Estado, en una economía mixta (pública y privada) para generar ingresos fiscales para la cobertura de asistencia social.
 Se abre el camino a los capitales privados del exterior , fundamental para financiar la infraestructura básica y el mejoramiento tecnológico necesario para recuperar la producción perdida, tanto para exportación como para el consumo interno. Será permitida la ganancia y los empuestos de la misma, que servirá para dar a la imposición general los recursos financieros necesarios para la gestión ordinaria y extraordinaria del País. Donde se puede y donde se quiere, los empleados pueden ser dueñ os ellos mismos. La igualdad de oportunidades e igualdad de derechos, entonces el valor del trabajo y los salarios son los nuevos parámetros de una organización social capaz de proyectar el país a la estabilidad económica. Y que esto, junto con la soberania politica va a garantizar la independencia y el desarrollo, sinónimos verdaderos de igualdad para todos los cubanos.La reorganización de la sociedad cubana es otro paso hacia una nueva Cuba . El elemento "político" más importante parece ser la restauración de los roles en la sociedad cubana. Se trata de una transformación fundamental, incluso bajo el aspecto de la batalla contra la ineficiencia y la corrupción, que traslada el eje de la balanza de la sociedad cubana en distintos parámetros, dibujando de nuevo el mapa de las fuerzas sociales que actúan en el tejido del país. La nueva articulación de las fuerzas sociales en la isla será el motor y la medida del cambio.Los diferentes elementos en que se divide la sociedad cubana tienen tareas diferentes, porque hay diferentes nombres en los que se basan y tienen funciones diferentes para los distintos campos en los que van a ser impugnadas.

Cuando Raúl dice que "hay que eliminar al partido las funciones que no compiten," es evidente que la superposición y la mezcla entre el Partido y el Estado está obligada a ser reemplazada por una clara división de roles. El partido, de hecho, el eje de la dirección política, se levanta por el consejo de administración. Manteniendo al mismo tiempo su papel como aglutinador social y político , lugar de transformación de ideas y propuestas, pero, en términos de gestión económica y de administración, serà el Estado que tendrá que administrar. Simultáneamente con la reducción gradual del peso del partido en el gobierno, se identifica claramente el papel de las Fuerzas Armadas, que desde principios de los 90 también son seriamente comprometidos en las actividades económicas. Los analistas improvisados de un tanto por libra ( asì en Italia llamamos lo que no saben ) , consideran que en esto consiste la prueba de una reorganización de los poderes funcionales del nuevo equipo directivo que tiene en los militares el nuevo comando. Pero tal interpretación es por lo menos superficial, vinculada a una interpretación politizada y atornillada a una interpretación de la sugerencia eurocéntrica de la organización socio-política. Es opinion generalizada ampliamente en Cuba, que sean las operadas de las FAR las actividades económicas más eficientes. Después de todo esto es una característica peculiar de Cuba, ese país tambien en eso revela su diferencia. Es claro como la defensa de la independencia, la soberanía nacional y la integridad territorial de Cuba sea en su capacidad para desarrollar su economía, la independencia política no es suficiente a menos que haya tambien la económica.

Defender al país de agresiones externas, por lo tanto, debe acompañarse con la defensa de su modelo social y económico de la erosión constante que , de otro modo , podría generar fenómenos de implosión interna no menos amenazante de la agresión imperial de estrellas y rayas ( los EEUU). Es aquì que debe colocarse la nueva centralidad de las FAR en el proceso de recuperación económica. La recuperación de la capacidad de producción se basa en una organización diferente del mercado del trabajo y Cuba debe regresar a producir para poder exportar de nuevo. Pero no se podria determinar una lucha exitosa contra la falta de disciplina en el trabajo y la gestión eficaz de los recursos si el mejor intérprete de esta dinámicase limita a su papel institucional único Gastos , ineficiencias y abusos pueden ser reducido en gran medida a través de políticas de recompensa y adaptados a las necesidades del consumo interno, así como una disciplina importante. Las ineficiencias y los abusos, en realidad, prosperan en la ilegalidad, que primero transforma los derechos en privilegios y despues los privilegios en derechos adquiridos. El igualitarismo absoluto, icono ideológico de la apariencia, puede ser sustancia en el desenmascaramiento desigualdad intrínseca y la denuncia de su insoportable y condición primaria para afirmar la igualdad en los hechos. Los derechos son de todos, las responsabilidades son (tambien ) personales. No habrà mas el salario nivelado, neto de las diferencias en la responsabilidad social de empleo, no se garantiza un salario independientemente de la ejecución de las tareas para las que se recibe el salario.Las políticas salariales será gratificantes seran la base conceptual sobrela que se devuelve la eficiencia y la disciplina en el trabajo.

El Estado debe volver a programar cómo y qué producir y, por tanto, la fuerza detrabajo necesaria para este fin. Encargar a los privados la producción de servicios para el consumo interno es un primer paso útil hacia la modernización del país en uncontexto de renovación, sin renuncias. Para aquellos que son tan rápidos en pintar el fin del socialismo, ocultando suaspiraciónes personales y para los que (desde el lado opuesto, para que al fin se une a la anterior) consternados por el cambio que suponga un perjuicio para la esencia socialista de la isla , esperan muchas decepciones. La cara con mas claridad de la nueva identidad socialista de Cuba es identificar el ejercicio de la democracia con un sistema de valores que ofrece igualdad de derechos para todos ,iguales deberes y iguales responsabilidades .Que traza el camino colectivo como considerando la sociedad no como una suma numerica de personas por fuerza iguales y esencialmente diferentes , sino como una dimension armonica de la persona diferente que se convierte en la igualdad sustancial en el esfuerzo común, garantizando las cosas a todos independientemente de la contribución de todos al bien común. El nuevo objetivo es alcanzar sus objetivos.La nueva doctrina es la abolición de las doctrinas. La reforma del modelo será la base para el aumento de su sistema. Es un nuevo vientocon el sabor de lo antiguo lo que sopla en Malecón. El socialismo ha entrado en el tercer milenio, y de acuerdo con lo que se ve, no tiene ninguna intención de salir.







 

 


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Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Giugno 2011 19:30  
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