| Scritto da Enrica Caferri | |
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Chiama doppiamente l’attenzione il fatto che le conquiste di Cuba, ispirate dal suo leader storico, si condividono con altri popoli del mondo. E’ il caso della Scuola Latinoamericana di Medicina, che ha appena compiuto dieci anni di vita, con più di 20.000 giovani di quasi cento paesi iscritti. Con il metodo cubano “io sì che posso”, hanno imparato a leggere e scrivere 4 milioni di persone, e con il programma oculistico “Operazione Miracolo” sono state operate 1,6 milioni di persone: tutto questo sempre gratuitamente. La maggioranza dei beneficiati sono di condizioni umili e sono gli abitanti “scartabili” per il mondo ingiusto delle multinazionali e dei banchieri. Mentre altri governanti, che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace, si dedicano ad esportare marines e a gettare missili e bombe su popoli devastati e nello stesso tempo a saccheggiare le loro risorse naturali ed umane, Fidel Castro ha dato un contributo ad un mondo di pace, formando medici ed eserciti di camici bianchi, maestri, educatori sportivi ed artisti. Nel 2007 Fidel aveva lanciato l’allarme sui piani nordamericani per fabbricare combustibili con il granturco e gli alimenti, un piano auspicato dalle lobbies delle grande imprese automotrici, che sta facendo aumentare la legione degli affamati e rende più alti i prezzi degli alimenti. Adesso sono 1.020 milioni gli affamati, invece degli 840 milioni di quel momento. Già in EcoRío del ’92, 18 anni fa, il leader cubano chiamò a difendere l’ambiente e criticò i governi ed i monopoli internazionali che vi antepongono i loro affari ed il lucro smisurato, al punto d’inquinare i fiumi, terminare le risorse non rinnovabili, desertificare le terre, riscaldare il pianeta e porre in pericolo la sopravvivenza della specie umana. C’è inoltre da considerare che questo “anomalo dittatore” ha risparmiato a milioni di cubani la morte per fame, nonostante un blocco economico che perdura da più di quattro decenni; inoltre Cuba è l’unico paese del continente latinoamericano che non ha conosciuto il dramma dei desaparecidos; e in cui, nonostante la mancanza di libertà di stampa, non è stato ammazzato in questi anni nessun giornalista. Agli amabili signori che parlano di “gulag tropicale” faccio presente che i prigionieri di coscienza a Cuba sono 53 (fonte Amnesty International): “sempre troppi”, ma il vero lager che si trova sull’isola si chiama Guantanamo, dove sono detenute più di 650 persone di 40 paesi diversi, alle quali è praticata ogni tipo di tortura, ma si sa che le torture Americane sono democratiche: vuoi mettere la differenza! Siamo seri: qui si parla di democrazia, non scherziamo, l’America vuole salvarci dai terroristi, che diamine, cosa vogliamo di più, questi filantropi ci hanno dato la tv prima, l’i-Phone e ora anche l’i-Pad che ci manca, saremmo degli ingrati se non apprezzassimo, non ringraziassimo e non ci immolassimo al culto del dio dell’inutile, mentre nel mondo muore di fame un bambino ogni tre secondi. Come un fulmine mi colpisce il pensiero della mia Italia tanto democratica e mi sento di dare dei consigli a qualche “categoria” di persone: se sei migrante, e questo significa che il nostro amico Gheddafi non ti ha fatto secco prima, e ti trovi in un CTO sai come entri ma non sai come esci; se sei un lavoratore che deve campare con poco più di 1000 euro al mese, se sei una donna e devi continuamente subire violenze verbali o fisiche; se sei un bambino e vieni violentato da un prete; se sei un diversamente abile e te ne devi stare a casa tutto il giorno perché molti luoghi sono inaccessibili alla tua carrozzina, se sei down e ti tolgono la pensione d’invalidità; se sei gay (scappa perché c’è sempre qualche ben pensante che ti picchierà a sangue); se sei un giudice che crede nella giustizia e rischi di fare e rischi la fine di Falcone; se sei un giornalista e non scrivi di centri benessere e moda; se sei un carcerato e non sei un masochista questo paese non fa per te: scappa subito a Cuba se puoi. Fidel non è poi così malaccio; avrà pure disatteso e violato alcuni diritti umani, ma a suo modo ha cercato di fare il bene e ha salvato delle vite umane e forse anche qualche testa; è un uomo che ha creduto, amato, lottato, sbagliato; non è un dio, è solo un essere umano. Alla luce di quello che oggi siamo costretti a vivere voglio sperare che la storia lo assolverà. Io l’ho fatto. Enrica Caferri |






Ho passato gran parte della mia giovinezza ed età adulta a fantasticare su Fidel come mito laico di un immaginario collettivo, che per me è il prototipo dell’uomo votato al sacrificio per i grandi ideali. Mi sveglio una mattina e sui giornali leggo che non era vero niente, che Fidel è uno spietato dittatore. Mi metto a brucare su internet e trovo una valanga di “malefatte”: povera me - mi dico - ma cosa mi è stato raccontato? chi ho ammirato per tanti anni? E’ un “delinquente patentato”! La caduta degli dei è sempre dolorosa e più in alto sono collocati e più il tonfo è forte. Eppure tante persone credono ancora che sia un benefattore dell’umanità... Perché? Allora mi metto a ribrucare e trovo che Fidel è stato proposto per il premio Nobel per la pace: perché? Le conquiste di Cuba nella salute e nell’educazione, con mete elevate come la drastica diminuzione della mortalità infantile a meno di 6 per mille dei nati vivi e la frequenza scolastica del cento per cento della popolazione, lo meritano. Va considerato che su queste basi Cuba, con la presidenza di Fidel Castro sino al luglio del 2006, non ha mai smesso di progredire nel settore della salute, con un’industria biotecnologia al livello più alto dei paesi del Terzo Mondo e in quello dell’educazione con una popolazione di altissimo livello culturale. Questi obiettivi sono stati realizzati soffrendo un illegale blocco imposto dagli Stati Uniti, che dura da 47 anni.

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