
Antonio Guerrero, detenuto nelle carceri americane
articolo di Rosa C. Baez -da Museo Ernesto che Guevara - Traduzione Di
Stefano Guastella - La Habana - 24 agosto 2010
Con la sua pura eredità di allegria
A volte uno si domanda di che pasta sono fatti gli eroi.
A volte, uno non capisce come possono mettere in secondo piano la loro vita, per difendere altre vite; come possono mettere in secondo piano i loro sogni, per difendere gli altri sogni…
A volte, uno si chiede come possono…
Poi uno conosce, perché è come se già li conoscessimo personalmente, dato che ormai fanno parte della nostra vita, René, Fernando, Ramón, Gerardo e Tony.
Tony, di cui non sappiamo da dove ha tirato fuori il suo animo e il coraggio, riempiendo la sua cella di pitture, e catturando per un ala la poesia, legandola alle sbarre e, nonostante tutto, permettendole di volare, dandole delle nuove ali… Perché? Che tipo di uomo è questo, che nella oscurità del buco immagina poesie?
Che tipo di uomo è questo, che nel momento in cui sono migliorate le sue condizioni di vita in detenzione, con le briciole di benessere che gli hanno concesso, come una moneta falsa in cambio della libertà che gli stanno rubando, non solo si trattiene e dice: “a volte penso come staranno i miei vecchi vicini”, riferendosi ai suoi vecchi compagni del carcere, da dove “avevano ben poche opzioni per cambiare il ritmo del giorno”, ma è anche capace di trasformarsi anche in una specie di narratore sportivo, mentre ha parole di solidarietà per la tragedia familiare sofferta da Nelson Mandela, o un emozionato ricordo per il 10° anniversario del ritorno di Elián a quella terra, alla quale a lui è negato il rientro, oppure le parole di congratulazioni per il compleanno di Julián… quel Julián che darebbe la sua vita per poterlo riportare, poter portare i cinque di nuovo insieme a noi…
Non si sbaglino coloro che leggono le sue note giornaliere… Non c’è trivialità in quelle note, ma solo il vittorioso impegno di colui che vince la principale battaglia contro l’imperialismo: quella di non aver permesso che gli rubassero l’illusione, quella di non aver permesso che gli tappassero il sorriso, quella di sentirsi, pur se tra le spesse mura che lo circondano, un uomo libero, così come dice nella sua poesia:
“La verità mi sceglie”:
Voglio scegliere l’integrità brandita
dalla mia invincibile e unica tenerezza
con il sapore del muro e della serratura grezza
impregnato nella mia bocca smisurata.
Scegliere il patrimonio della mia vita
che si schiantò contro la roccia dura
e seppe conservare la sua eredità pura
nonostante il gran colpo e la ferita.
E così, ci lascia ogni giorno la sua pura eredità di allegria, insegnandoci, quasi senza rendercene conto, a mantenere intatte la speranza e la tenerezza!!!
---------------------------------------------------------------------------------------
TONY GUERRERO: PÁGINAS DE UN DIARIO
Por Rosa C. Baez -desde Museo Ernesto che Guevara - La Habana - 24 de agosto 2010
Con su pura herencia de alegría
A veces, uno se pregunta de qué madera se hacen los héroes.
A veces, uno no entiende cómo pueden postergar su vida por defender otras vidas; cómo pueden postergar sus sueños para defender otros sueños…
A veces, uno se pregunta cómo pueden…
Entonces, uno conoce -por que es ya como si los conocieramos personalmente, como si formaran parte de nuestra vida- a René, a Fernando, a Ramón, a Gerardo. A Tony.
Tony, que no sabemos de dónde sacó animos y coraje, y llenó su celda de pinturas, y atrapó por un ala la poesía y la amarró a sus barrotes y sin embargo, le permitió volar, prestandole alas nuevas… Porque, qué hombre es este que en la obscuridad del hueco imaginó poemas?
¿Qué hombre es este que mejorando sus condiciones de vida -esas migajas de bienestar que le han permitido, como moneda falsa a cambio de la libertad que le están robando- no sólo se detiene y dice “a ratos pienso cómo estarán por ese vecindario”, recordando a sus antiguos compañeros de penitenciaría, de allí donde “habían pocas opciones para cambiar el ritmo del día”, si no que es capaz de convertirse en -ahora, también- en una especie de narrador deportivo, mientras tiene palabras de solidaridad para la tragedia familiar que sufriera Nelson Mandela o un emocionado recuerdo para el 10º aniversario del rescate de Elián hacia estas tierras a las que él tiene aún negado el regreso o las palabras de felicitación para Julián por su cumpleaños… Julián, que media vida diera por traerlo… traer los -a los cinco- con nosotros…
No se equivoquen los que leen sus notas diarias… No hay trivialidad en ellas, si no el victorioso empeño del que le gana la principal batalla al imperialismo: la de no haber permitido que le robaran la ilusión, la de no haber permitido que sellaran su sonrisa… la de sentirse, aún entre las recias murallas que lo cercan, un hombre libre, tal como nos dice en su poema “La Verdad me nombra”:
Quiero nombrar la integridad blandida
por mi envencible y única ternura
con el sabor a muro y cerradura
impregnado en mi boca desmedida.
Nombrar el patrimonio de mi vida
que se estrelló contra la roca dura
y supo conservar su herencia pura
a pesar del gran golpe y de la herida.
Y así, con su pura herencia de alegría, se nos da cada día, y nos enseña, casi sin darnos cuenta, a mantener intactas la esperanza y la ternura!!!.







