Nato nel Trevigiano e morto a San Donà, ha dedicato una vita alla causa della rivoluzione
Gli emissari di Castro a Mestre
per riprendersi le ceneri di Gino
da www.corriere.it

La nipote Silvana Carnio con i due emissari di Castro, i comandanti Arsenio Garcia Davila e Gilberto Garcia Alonso, oggi ottantenni
MESTRE — Quando l'urna verrà aperta, mani delicate collocheranno metà delle ceneri accanto alla tomba di Norma Turino Guerra nella cittadina cubana di Trinidad e l'altra metà nel mausoleo della rivoluzione di Santa Clara, accanto alla lapide di Ernesto Che Guevara. Perché Gino Doné Paro a due anni dalla scomparsa aveva un'unica volontà: che le sue ceneri riposassero accanto alla donna che «gli ha insegnato la rivoluzione» e al fianco dei suoi compagni di lotte contro la dittatura di Fulgenzio Batista. E' stato per compiere la volontà di Gino infatti che ieri due dei comandanti del «Granma», la storica imbarcazione che ha dato inizio alla rivoluzione cubana, si sono spinti da l'Havana fino a Mestre per chiedere ufficialmente alla nipote dell'unico barbudo italiano il trasferimento delle sue ceneri dall'Italia alla piccola isola dei Caraibi che ha sedotto i rivoluzionari di tutto il mondo.
E Silvana Carnio, nipote di Gino, non ha potuto trattenere le lacrime quando, nel municipio di Mestre alla presenza degli esponenti dell'associazione Italia- Cuba, ha firmato la richiesta di espatrio delle ceneri da parte del governo cubano che entro la fine dell'anno tumulerà i resti de «el italiano» (come lo chiamava Fidel Castro nelle lunghe chiacchierate) accanto ai suoi due unici grandi amori: la moglie e la rivoluzione. «Mio zio mi ha designata erede ideale e mi aveva chiesto espressamente di essere sepolto accanto ai suoi compagni di lotta e alla sua amatissima moglie», dice commossa Silvana Carnio. D'altra parte Gino, nato a Monastier, nel Trevigiano, e morto a San Donà, è stato un protagonista di spicco della storia di Cuba. Prima come sostenitore della rivoluzione perché grazie al passaporto italiano poteva entrare e uscire da Cuba per portare denaro e informazioni ai suoi compagni di rivoluzione, poi come combattente nelle azioni di sabotaggio contro l'esercito batista e infine come «amico del governo cubano» per conto del quale è andato in giro per il mondo con diversi incarichi come testimoniano i numerosissimi timbri sui suoi documenti. «Gino è stato una figura fondamentale per la storia della rivoluzione cubana - aggiungono i comandanti Arsenio Garcia Davila e Gilberto Garcia Alonso, oggi ottantenni - E' stato anche grazie al suo ruolo che Cuba ha potuto raggiungere l'indipendenza dal giogo della dittatura batista e americana».
Nel Veneziano, più precisamente a San Donà, era tornato solo nel 2003 dopo anni avventurosi ammorbiditi dal profumo di quattro pacchetti di Camel al giorno e dalla compagnia di una bottiglia di Ruhm. Cuba però è sempre rimasta nel suo cuore. Da quel giorno di cinquanta anni fa quando c'era andato clandestinamente dopo aver letto le opere di José Martì, il comandante della guerra di indipendenza cubana contro la Spagna, e dove, lavorando come carpentiere, aveva ascoltato i discorsi degli studenti che si preparavano a sollevarsi contro Batista. «La svolta - raccontava Gino - arrivò quando conobbi Norma che divenne poi mia moglie». Norma Turino Guerra infatti era una giovane rivoluzionaria amica di Aleida March che poi diventò moglie di Ernesto Guevara. Fu in una di queste occasioni che Gino fu avvicinato dal «Movimento del 26 luglio» (M-26-7) e conobbe Fidel e Raul Castro. Furono loro poi a chiedere a Gino di recarsi in Messico con Che Guevara per comprare il «Granma», lo yacht di 18 metri in cui si stiparono gli 82 volontari che diedero inizio alla rivoluzione. Gino infatti aveva già avuto una formazione militare: aveva imparato a usare le armi ad appena 19 anni perché l'8 settembre del 1943, nel giorno dell'armistizio, si trovava a Pola e pochi giorni dopo era già stato arruolato con la brigata partigiana della Missione Nelson fino alla fine della guerra, quando, prima di emigrare in Canada e poi a Cuba, fu insignito di un encomio direttamente dalle mani del generale Alexander.
Alessio Antonini12 luglio 2010








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