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Un giorno come un altro…

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finestra UN GIORNO COME UN ALTRO

I  primi bagliori della luce del mattino mi fecero aprire un occhio…. Ero ancora frastornato, però già sapevo che difficilmente sarei riuscito a riprendere sonno.

Mi alzai lentamente, cercando di non fare rumore. Yani e la bimba stavano ancora dormendo, ovviamente.

Sapevo che sarebbe stato necessario qualche giorno per digerire il cambio di fuso orario, d’altra parte dopo tutti i viaggi fatti dal 1997, ho imparato a memoria che la distanza tra Italia e Cuba corrisponde ad un salto di 8.000 km e 6 ore di differenza….

Guardai le valigie, ancora da disfare dalla sera prima.

Più tardi, con Yani ci penseremo… avremo tutto il tempo per mettere a posto la nostra roba”, pensai.

Sapevo bene che...

dovevo reagire subito ed iniziare la mia vita normale….come tutte le volte,  al ritorno dai nostri viaggi.


Anche se erano solamente le 6 meno un quarto del mattino, riuscivo a percepire i primi rumori provenienti dalla strada. Erano suoni piacevoli, familiari, mi infondevano coraggio per riprendere il tran tran della vita quotidiana..


Forza Stefano, devi iniziare di nuovo…”, pensai, avvicinandomi lentamente alla finestra per poter sbirciare fuori….


 


Tornai indietro ed accesi il Notebook, come faccio ogni giorno: “..questa mattina, non mi connetto a internet..”.


Iniziai a guardare attentamente il mio ultimo diario di viaggio, cercando di fermare gli attimi e i ricordi e le persone incontrate…. “presto rivedrò i miei amici… molto presto…”


Il mio sguardo si spostò leggermente, soffermandosi sul biglietto aereo utilizzato e buttato sul tavolo la sera prima…. Due piccole sigle attiravano la mia attenzione: HOG e MXP …..


Sorrisi senza darmene conto… “Basta, con le malinconie… devo voltare pagina, è meglio che affronti subito la realtà…


Spensi il Pc portatile e mi alzai di scatto, avvicinandomi alla porta dell’appartamento.


“Oggi….. niente auto…”, ancora una volta un sorriso apparse spontaneo sulla mia faccia.


 


Aprii con decisione la porta, uscendo verso la strada. Un raggio di sole mi accolse come per darmi il benvenuto. “Dai Stefano! In fondo…è un giorno come un altro…


Sapevo bene che non era vero, guardai la città come non avevo mai fatto. La mia vecchia vita era ormai alle spalle, intrappolata in quel biglietto di sola andata sul tavolo dell’appartamento. Avevo davanti la mia nuova realtà e quel giorno Holguín mi sembrò più bella del solito.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Marzo 2010 19:07  

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