Quintavenida

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Obama e Guantanamo: la promessa tradita

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

Di/Por Alessandro Tapparini tratto da www.america24.com (trad. Español Tio Gigi)

Obama e Guantanamo: la promessa tradita
Tre anni fa Obama promise di chiudere il supercarcere cubano. Ecco perché non lo ha fatto

Obama y Guantánamo: la promesa traicionada
Hace tres años, Obama prometió cerrar la superprisión cubana. Aquí las razones del incumplimiento.

Guantanamo

  (Articolo del 22 gennaio) Ieri il clamore generato dalle primarie repubblicane in South Carolina ha fatto passare inosservata una ricorrenza sulla quale sarebbe forse valsa la pena di soffermarsi: compiva tre anni la primissima promessa che Barack Obama aveva fatto solennemente all'America e al mondo subito dopo essere entrato in carica come quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti.

Era il 22 gennaio 2009. Il Presidente della Speranza e del cambiamento aveva giurato da appena due giorni. Davanti alle telecamere, circondato da generali ed ammiragli in pensione, impugnò la penna e firmò trionfalmente un “ordine esecutivo” che imponeva la chiusura “il prima possibile, e comunque entro un anno” del carcere speciale di Guantanamo Bay. (...CONTINUA / SIGUE...)


I media di tutto il mondo non aspettavano altro: quel gesto dimostrava che “l’America di Obama” era diversa da quella di Bush Del resto, era quello che l'allora senatore dell'Illinois aveva promesso quando si era candidato, addirittura prima delle primarie, in un discorso sull'Undici Settembre e la Guerra al Terrorismo tenuto nell'agosto del 2007 a Washington, al Woordow Wilson International Center: “Io ho fiducia nei tribunali degli Stati Uniti, e ho fiducia nei nostri avvocati militari. Da Presidente, chiuderò Guantanamo, abrogherò l'atto che l'ha istituita, e aderirò alla Convenzione di Ginevra”.

Bush non l'aveva avuta, quella fiducia. Per lui i terroristi (o sospetti tali) dovevano poter essere tenuti prigionieri a tempo indeterminato, in attesa non solo di giudizio ma anche di imputazione; il Pentagono e la CIA dovevano poter decidere discrezionalmente se, quando e come processare ogni nemico catturato in Afghanistan e negli altri luoghi in cui si sarebbe combattuta la War on Terror.

La soluzione, congegnata dieci anni fa dal giovane costituzionalista John Woo, poggiava su due idee: la prima era quella di sottrarre le persone catturate allo status di “prigionieri di guerra”, in modo da sfuggire all'applicazione della Convenzione di Ginevra. Quindi nessuna possibilità di scegliersi un avvocato difensore, né di adire un tribunale competente a stabilire il proprio status. A questo scopo le persone catturate sarebbero state definite “nemici combattenti”, formula coniata sessant'anni prima dalla Corte Suprema nel decidere il caso di otto sabotatori nazisti catturati a Long Island e condannati a morte da una commissione militare costituita dal Presidente Franklin Delano Roosevelt.

La seconda trovata era quella di dislocare il campo di prigionia offshore, per evitare che i prigionieri, trovandosi sul territorio nazionale, avessero diritto a farsi processare dagli ordinari tribunali federali. La scelta era così caduta su “GITMO”, come la chiamano i militari: la base navale he la marina americana possiede sull'isoletta cubana in virtù di un “contratto di locazione perpetua” stipulato nel 1903, quando gli Stati Uniti di Teddy Roosevelt avevano liberato Cuba dalla dominazione coloniale spagnola.

Molti di noi magari non se ne ricordavano, ma avevano già sentito parlare di GITMO dieci anni prima al cinema, guardando il film di Codice d'Onore (“A Few Good Men”), girato da Rob Reiner su soggetto e sceneggiatura di Aaron Sorkin. Il protagonista, interpretato da Tom Cruise, è un giovane avvocato militare del JAG che difende davanti alla corte marziale due marine accusati dell'omicidio di un commilitone proprio nella base di Guantanamo. Alla fine scopre che l’ordine di aggredire il compagno era venuto dal comandante in capo della base, un cinico e burbero colonnello magistralmente interpretato da Jack Nicholson, per castigarne la insubordinazione; chiamato il superiore a testimoniare, riesce anche a provocarlo fino a fargli scappare una confessione, e quindi a farlo arrestare.

Quello che il giovane avvocato non riesce a fare è controbattere allorché, avendo egli proclamato di aula di pretendere “la verità”, il colonnello lo zittisce ruggendogli addosso un concitato, indimenticabile monologo:
Tu non puoi reggerla la verità! Figliolo, viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini col fucile. Chi lo fa questo lavoro, tu? Io ho responsabilità più grandi di quello che voi possiate mai intuire. Voi vi potete permettere il lusso di non sapere quello che so io… Voi non la volete la verità, perché nei vostri desideri più profondi che in società non si nominano, voi mi volete su quel muro: Io vi servo in cima a quel muro!”.

C’è qualcosa di terribilmente profetico nel fatto che quella storia fosse ambientata proprio a Guantanamo, dieci anni prima che quel luogo divenisse davvero in tutto il mondo il simbolo di quella verità ingestibile.
Durante la campagna elettorale del 2008, tutti gli aspiranti presidenti – non solo Barack Obama - avevano ostentato di essere pronti a gestirla, eccome. Anche il candidato repubblicano John McCain in più di un’occasione si era speso nella stessa promessa, colorita nel suo caso dal fatto che egli stesso è un ex prigioniero di guerra.
Ma è ad Obama che è toccato misurarsi con la prova dei fatti. Nella sua prima intervista dopo l'elezione, nella popolare trasmissione televisiva “60 Minutes”, si affrettò a ribadire quella promessa. Ma, come si è poi appreso, né allora né a gennaio aveva idea di come fare.

Il problema era: come e dove processare quelle persone?
Nel maggio del 2006 la Corte Suprema aveva decretato la illegittimità dei tribunali militari speciali appositamente istituiti dall'amministrazione Bush, perché incompatibili con gli accordi internazionali sul trattamento dei prigionieri di guerra. La Casa Bianca era corsa ai ripari facendo istituire dal Congresso un nuovo circuito di tribunali speciali, diversi da quelli inizialmente previsti ma comunque alternativi rispetto a quelli ordinari. Nel febbraio del 2007 la Corte Federale d’Appello del Distretto di Columbia aveva pure giudicato costituzionalmente legittima questa nuova soluzione; ma la Corte Suprema nel giugno del 2008 aveva bocciato anche questa seconda versione, con una sentenza che ribadiva il diritto dei prigionieri di guerra ad essere giudicati dai tribunali ordinari e non da quelli militari (il giudice Scalia, che capeggia la fazione conservatrice della Corte, nello schierarsi con la minoranza dissenziente si era spinto a profetizzare che quella decisione avrebbe causato “l’uccisione di altri americani” da parte dei terroristi islamisti).

Obama (che è stato anche avvocato e docente universitario di diritto costituzionale) aveva promesso al Paese proprio questo: di farla finita con questi espedienti. Nel novembre del 2009 il suo ministro della giustizia Eric Holder annunciò spavaldo che la mente dell’11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed, sarebbe stato presto processato a New York, in un normalissimo tribunale federale. Ma dopo un paio di mesi il progetto era già naufragato. Il quel tribunale è stato invece celebrato, come una sorta di esperimento, il processo ad Ahmed Ghailani, responsabile degli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania nel 1998 (223 morti, oltre quattromila feriti). Dei ben 280 capi d’imputazione il giudice ne ha riconosciuto come fondato soltanto uno, non punito con la pena di morte. Holder ne ha tratto le debite conclusioni: lo scorso aprile, proprio nel giorno in cui Obama lanciava ufficialmente la campagna per la rielezione, ha annunciato che Khalid Sheikh Mohammed verrà sì processato, ma lo sarà laggiù a Guantanamo, e da uno speciale tribunale militare – proprio come avrebbe fatto Bush.

Alla fine, l'unica soluzione che il Presidente Premio Nobel per la Pace è riuscito a mettere in pratica è stata la stessa che veniva già praticata da Bush: trasferire i prigionieri altrove, in paesi terzi. Ma non è stato possibile trasferirli tutti: dei 241 che si trovavano nel carcere cubano quel 22 gennaio di tre anni fa, 171 sono ancora lì.
A marzo dell'anno scorso Obama ha firmato un nuovo ordine esecutivo, che autorizza la “detenzione a tempo indeterminato” per una cinquantina di loro ritenuti troppo pericolosi anche solo per spostarli. Molti l’hanno vista – e criticata – come la definitiva rinuncia a mantenere quella promessa. Pochi giorni dopo, il 1 maggio, la CIA e i Navy SEALS hanno ucciso Osama Bin Laden in Pakistan. Se lo avessero preso vivo, probabilmente lo avrebbero incarcerato proprio lì, nel carcere della vergogna del quale Obama ha scoperto di non riuscire a fare a meno.

--------------------------------------

(Artículo del 22 de enero de 2012) - Ayer, el ruido generado por las primarias republicanas en Carolina del Sur ha pasado desapercibida un aniversario  en el que probablemente valdría la pena quedarse: habían transcurrido tres años de la primera promesa que Barack Obama había hecho solemnemente a la América y a todo el mundo poco después de asumir el cargo como 44 ° Presidente de los Estados Unidos.

Fue el 22 de enero 2009. El Presidente de la Esperanza y del cambio había jurado tan sólo dos días. Delante de las videocámaras, rodeado de generales y almirantes retirados, buscó la pluma y triunfalmente firmó una"orden ejecutiva" que exigía el cierre "lo antes posible, pero dentro de un año" de la prisión especial de Guantánamo.

Los medios de comunicación de todo el mundo no estaban esperando otra cosa: ese gesto demostró que "los Estados Unidos de Obama" estaban diferentes de los de Bush. Además,fué que el entonces senador de Illinois prometió cuando era candidato,incluso antes de las primarias, en un discurso pronunciado sobre el 11 de Septiembre y la Guerra contra el Terrorismo, celebrado en Washington en agosto de 2007, en el Woordow Wilson International Center:

"Tengo confianza en los tribunales de los Estados Unidos, y confío en nuestros abogados militares. Como Presidente, cerraré Guantánamo, derogaré la ley que lo estableció, y adheriré a la Convención de Ginebra".

Bush no la había tenida, esa confianza. Para él, los terroristas (o los sospechados) se iban a celebrar los prisioneros indefinidamente, en espera de juicio, no sólo, sino también a los acusados, el Pentágono y la CIA tenían la facultad de decidir si, cuándo y cómo procesar a todos los enemigos capturados en Afganistán y en otros lugares donde se luchó contra la Guerra contra el Terror.

La solución, diseñada hace diez años por un joven constitucionalista John Woo, se basaba en dos ideas: la primera fue la de robar a las personas capturadas a la condición de "prisioneros de guerra", con el fin de eludir la aplicación de la Convención de Ginebra. Así que no hay posibilidad de elegir un abogado o ir a la jurisdicción de los tribunales para determinar su estado. Con este fin, las personas capturadas fueron definidas como "combatientes enemigos": una frase acuñada sesenta años antes de la Corte Suprema para decidir el caso de los ocho saboteadores nazis capturados en Long Island, y condenados a muerte por una comisión militar establecida por el presidente Franklin Delano Roosevelt.

El segundo fué desplazar el campo de los prisioneros fuera del país para evitar que los presos , en territorio nacional, tienen el derecho a ser juzgados por los tribunales federales ordinarios. La elección recayó sobre "GITMO", como la llaman los militares:la base naval que la Armada de EE.UU. en la isla de Cuba posee en virtud de un "arrendamiento perpetuo" celebrado en 1903, cuando los Estados Unidos de Teddy Roosevelt liberaron a Cuba del dominio colonial español.

Muchos de nosotros no recuerdan , pero habían oído hablar de GITMO diez años antes en el cine, viendo la película Código de Honor ("A Few Good Men"), dirigida por Rob Reiner basada en una historia y guión de Aaron Sorkin. El protagonista, interpretado por Tom Cruise, es un joven abogado del JAG que defiende dos marines acusados del asesinado de un compañero en la base militar de Guantánamo.Al fin se descubre que la orden de atacar a su compañero había llegado desde el comandante de la base, un coronel cínico y de mal humor magistralmente interpretado por Jack Nicholson, para castigar la desobediencia, llamado a declarar el superior también se las arregla para provocar hasta que escapa una confesión, y después de que lo arrestan. Lo que el joven abogado no puede hacer es defenderse cuando pide la "verdad" y el coronel lo calla rugiendo un emocionado y memorable monólogo :

"No puedes manejar la verdad! Hijo,vivimos en un mundo lleno de paredes y las paredes tienen que ser custodiadas por hombres armados. ¿Quién hace esto mismo trabajo? ¿Tu ? Tengo más responsabilidades yo de lo que puedan imaginar. Ustedes pueden permitirse el lujo de no saber lo que yo sé....Ustedes no quieren la verdad, porque en sus deseos más profundos, que en sociedad no se dicen, ustedes quieren meterme en la pared: ¡Yo servo a ustedes encima a la pared!".

Hay algo terriblemente profético en que la historia se encuentra justo en Guantánamo, diez años antes de que el lugar se convirtió en todo el mundo como símbolo de una verdad imposible de manejar.

Durante la campaña electoral del 2008, todos los aspirantes presidentes de - no solo Barack Obama - se habían jactados de estar preparados para manejar la situación . Incluso el candidato republicano John McCain había pasado más de una ocasión, en la misma promesa, de colores en su caso , por el hecho de que él mismo es un ex prisionero de guerra.

Pero es Obama quien ha llegado a la prueba de los hechos. En su primera entrevista desde la elección, en el popular programa de televisión "60 Minutes", se apresuró a reiterar su promesa. Pero, como después supimos, ni entonces ni en enero tenía idea de cómo hacerlo.
El problema era: ¿cómo y dónde enjuiciar a esas personas?

En el mayo del 2006 el Tribunal Supremo había declarado la inconstitucionalidad de los tribunales militares especiales establecidos por la administración Bush , en particular,porque son incompatibles con los acuerdos internacionales sobre el tratamiento de los prisioneros de guerra.

La Casa Blanca se apresuró habilitando por el Congreso un nuevo circuito de tribunales especiales, diferentes de los previstos inicialmente, pero en comparación con la alternativa usual.

En febrero del 2007, el Tribunal Federal de Apelaciones para el Distrito de Columbia también había considerado esta solución constitucionalmente legítima, pero la Corte Suprema en junio del 2008 había rechazado esta segunda versión, con una sentencia que reafirmó el derecho de los prisioneros de guerra ser juzgados por los tribunales ordinarios y no por los militares  el juez Scalia, quien encabeza la facción conservadora de la Corte, a lado de la minoría disidente se vio obligado a profetizar que la decisión podría causar "la muerte de  tres norteamericanos" por terroristas islámicos).

Obama (quien también era abogado y profesor universitario de Derecho Constitucional) había prometido al país esto: acabar con estos trucos. En el noviembre del 2009 , su ministro de justicia, Eric Holder, anunció arrogante que la mente del 11 de septiembre, Khalid Sheikh Mohammed, que pronto sería juzgado en Nueva York, en un tribunal federal normal. Pero después de un par de meses el proyecto se había derrumbado. En el tribunal de Nueva York se celebró en cambio, como una especie de experimento, el juicio de Ahmed Ghailani, responsable de los ataques a las embajadas estadounidenses en Kenia y Tanzania en el 1998 (223 muertos, más de cuatro mil heridos). Así de 280 cargos en su contra , el juez ha reconocido solamente uno, que no se castiga con la pena de muerte. Holder ha sacado las conclusiones necesarias: en abril, el mismo día en que Obama lanzó oficialmente la campaña para la reelección, anunció que Khalid Sheikh Mohammed será nuevamente procesado , pero allí en Guantánamo, y con un tribunal militar especial - al igual que con Bush.

Al final, la única solución que el Presidente Nobel de la Paz ha logrado poner en práctica era la misma que ya estaba siendo practicada por Bus : trasladar a los prisioneros en otros lugares, en terceros países. Pero no fue posible la transferencia de todos: de los 241 que fueron encarcelados en el cárcel de Cuba el 22 de enero , hace tres años, 171 todavía están allí.

En marzo pasado, Obama firmó una nueva orden ejecutiva que autoriza ”detención indefinida“ por uno cincuenta de ellos que se consideraron demasiado peligrosos  para ser trasladados

Muchos la vieron - y la criticaron -como una rendición completa a cumplir con esa promesa . Pocos días despues1 de mayo, la CIA y los Navy Seals mataron a Osama en Pakistan.

Si lo hubieran capturado vivo, probablemente habría sido encarcelado allí en la prisión de la vergüenza que Obama ha descubierto que no podía prescindir.

Commenti

avatar
0
 
 
AzoxystrobinEth ylene dibromideHeptaf luoropropaneAce tamipridThiamet hoxam
Thiacloprid
Phosphorous acid
Polyphosphoric acid
Monopotassium phosphite
Dichlorotrifluo roethane
Please login to post comments or replies.
Ultimo aggiornamento Sabato 28 Gennaio 2012 06:09  

Login Register





Login
Register


In order to view this object you need Flash Player 9+ support!

Get Adobe Flash player
Joomla! Slideshow

Chi è online

 113 visitatori e 1 utente online
  • Calleprimera

Statistiche

Hits visite contenuti : 1469384