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Diario di El Paso: Le argomentazioni conclusive (19a parte)

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Dal sito Cubadebate.cu  - di José Pertierra . Traduz. TIO GIGI

Diario di El Paso: Le argomentazioni conclusive (19a parte)

  Diario de El Paso: Alegatos finales

 

el paso 19

 

   13 aprile 2011. El Paso, TX.- (articolo realizzato il 7 aprile) - I pubblici ministeri e gli avvocati della difesa hanno fatto oggi l’arringa finale davanti alla giuria nel caso di Luis Posada Carriles. Dopo quasi tre mesi di contenzioso, il caso è in via di completamento. L'accusa si è concentrata sulle prove, e la difesa sulla teatralità.
I dodici giurati, sette donne e cinque uomini inizieranno domani mattina a deliberare e decidere un verdetto in tempi brevi. E 'anche possibile un prolungamento dei tempi tale da non giungere a una decisione fino alla prossima settimana.

COMINCIA TERESINSKI

In base alle norme federali, l'accusa apre sempre le dichiarazioni di chiusura. In attesa dei giurati, il procuratore Jerome Teresinski sembrava meditare. Respirava profondamente e teneva gli occhi chiusi.
Quando finalmente tutti erano pronti, la giudice gli ha dato la parola. Teresinski ha alzato la brocca d'acqua, riempiendosi il bicchiere. Si è avvicinato alla sbarra e ha iniziato.

Teresinski: "Opzioni. Tutti le esercitiamo. Questo caso è questione di opzioni. L'imputato ha deciso di mentire a proposito di come è entrato negli Stati Uniti ed anche sul suo coinvolgimento nella campagna degli attentati a Cuba nel 1997. La storia del caso iniziò nel 1997 con gli attentati a Cuba. Le prove dimostrano che il signor Posada architettò gli attentati per vendicarsi di Castro, ed ammise il suo coinvolgimento nella cospirazione".

Il procuratore ha poi dettagliato rapidamente la testimonianza dell'ispettore cubano Roberto Hernandez Caballero, che mise in chiaro che la prima bomba esplose nella discoteca Aché dell’Hotel Melia Cohiba il 12 aprile 1997. Teresinski ha ricordato alla la giuria le descrizioni fatte da Hernandez Caballero sulle bombe esplose nel mese di aprile 1997 e settembre 1997.

Il 4 settembre, quattro bombe esplosero in successione, tra cui una all’Hotel Copacabana, quella che uccise Fabio Di Celmo.

IL CENTRO DELLE OPERAZIONI

Teresinski: "Non vi è dubbio che ci fu una campagna di attentati nel 1997 contro Cuba. Per tale campagna necessitava un centro operativo."

Il pubblico ministero ha chiesto di ricordare la testimonianza di Tony Alvarez, della WRB Enterprises in Guatemala, che ha dichiarato che Posada Carriles usò la sua società per organizzare le azioni violente contro Cuba, che aveva progettato. "Tony Alvarez ha testimoniato di aver sentito Posada Carriles ed altri nella WRB (Jose Burgos e Pepe Alvarez) discutere su come avrebbero inviato a Cuba esplosivi", ha ricordato Teresinski. Anche Tony Alvarez aveva testimoniato che l’esplosivo C-4 fu trovato nel suo ufficio e che decise di seppellirlo, per la preoccupazioni che sarebbe potuto esplodere.

IL PERCORSO DEI DENARI

Teresinski ha ricordato il percorso del denaro arrivato a Posada Carriles in Guatemala e El Salvador, grazie ai loro co-cospiratori del New Jersey. Ha ricordato pure alla giuria la testimonianza di un agente dell'FBI, Omar Vega, che ha testimoniato che gli ordini di pagamento furono inviati tramite Western Union a Ramón Medina, un soprannome di Luis Posada Carriles.

Ha inoltre rammentato la testimonianza di Oscar de Rojas, un ragioniere del New Jersey che ha confermato le parole dell’agente Vega, coinvolgendo un membro anziano del comitato esecutivo della Fondazione Cubano Nazionale Americana (FCNA) per l’ invio di denaro a Posada Carriles nel 1997 affinché effettuasse l'ondata di attentati a L'Avana.

Teresinski: "Il denaro è andato a Posada Carriles, a Francisco Chávez Abarca e a Pepe Alvarez in America Centrale"

Poi il pubblico ministero ha sollevato il “fax Solo” e ironicamente ha detto alla giuria: "Meraviglia delle meraviglie. Miracolo dei miracoli. I nomi sono gli stessi e il denaro pure. Il <fax Solo> è stato scritto e firmato da Posada Carriles, il quale informò Pepe Alvarez e Jose Burgos del denaro proveniente dal New Jersey con i nomi e cognomi di coloro che lo dovevano ricevere. Posada Carriles lo ha confessato a Ann Louise Bardach, una giornalista del New York Times, è colui che ha scritto e ha firmato il fax Solo", ha detto Teresinski.

LA BASE DEL CASO

La base di questo caso è se "c'è stata una campagna di attentati contro Cuba nel 1997, e se l'imputato ha mentito su questo."
Teresinski ha fatto riascoltare varie parti della registrazione del colloquio con Ann Louise Bardach di Posada Carriles.

In esse i giurati hanno potuto di nuovo sentire la voce dell’imputato ammettere il suo coinvolgimento, e anche confessare di essere la mente dietro la serie degli attentati a L'Avana.
L’accusato non ha testimoniato a El Paso. Questo è un suo diritto per la Costituzione degli Stati Uniti, e in conformità con la legge, la giuria non deve trarre delle conclusioni a causa del suo silenzio.

Tuttavia, attraverso le registrazioni la giuria ha ascoltato la testimonianza in quattro occasioni diverse, durante un'audizione all’immigrazione nel 2005, dove chiese asilo politico, un’altra nel 2006 dove chiese la cittadinanza americana, oltre a una intervista con Ann Louise Bardach in Aruba nel 1998, e un’altra che fece a Maria Elvira Salazar, anche questa nel 1998.

Posada Carriles ha ammesso alla Bardach e alla Salazar di essere la mente dell'ondata degli attentati a L'Avana nel 1997 e che successivamente ritrattò davanti ai funzionari dell'immigrazione.
Teresinski ha ricordato alla giuria che il testimone, Gilberto Abascal, era stato a bordo del Santrina e che ha dichiarato  che nel marzo 2005 l'equipaggio della barca raccolse Luis Posada Carriles a Isla Mujeres e lo fece entrare illegalmente negli Stati Uniti dal fiume di Miami.

La testimonianza di Abascal, disse Teresinski, è suffragata da prove fisiche, tra cui una fotografia.
"Abbiamo solo una foto, ma quella foto é straordinaria", ha detto Teresinski, mostrando ai giurati una foto che già avevano visto in precedenza: Posada Carriles, seduto in un negozio di barbiere a Isla Mujeres, mentre il barbiere gli tagliava la chioma bianca.

Abascal ha dichiarato che Santiago Alvarez gli diede quella foto, mentre erano ancora a bordo del Santrina in rotta per Miami. Un ufficiale americano ha testimoniato di essere andato a Isla Mujeres e ha confermato l'esistenza del barbiere.
"Le prove in questo caso, non lasciano alcun dubbio sul fatto che Posada Carriles ha mentito alle autorità d'immigrazione", ha concluso  Teresinski dopo due ore di dibattimento dinanzi alla giuria .

IL TURNO DEGLI AVVOCATI DIFENSORI

Gli avvocati di Posada hanno iniziato le loro argomentazioni con la curiosa argomentazione legale che l’accusato non ha mentito, ma se ha mentito, le sue bugie non valgono come menzogna, perché a causa del precedente penale panamense, ossia aver tentato di far saltare in aria con 200 libbre di esplosivo C -4 una stanza piena di studenti universitari, non furono dette per cercare asilo o la cittadinanza in ogni caso.
"Né importa che si sia trovato un passaporto guatemalteco con la sua fotografia e un nome", ha detto Rhonda Anderson alla giuria.

"L'immigrazione sapeva che Posada non diceva questo per ottenere l'asilo o la cittadinanza a causa di precedenti penali, e che le interviste furono utilizzate per la cattura di un vecchio di 78 anni. Questo è anche il motivo per cui le presunte dichiarazioni false non hanno importanza", ha affermato l'avvocato della difesa dando la parola al difensore principale Arturo Hernandez.

L’avvocato Hernández si è alzato e con grande lentezza si è posto gli occhiali sulla punta del naso. Poi si è abbottonato la giacca. Ha allungato le maniche della camicia, facendo vedere bene una parure di gemelli con l'immagine della bandiera cubana. Poi si è avvicinato alla sbarra. Se si fosse aggiunta una pausa drammatica, era come fosse entrata in scena una stella teatrale.

L’ONORE ED IL PIACERE INCONFONDIBILE DI DIFENDERE POSADA

"Il mio nome è Art Jernandes, e ho l'onore distinto ed il grande piacere di rappresentare Luis Posada Carriles", ha detto alla giuria. Poi ha chiesto che si alzasse "Luis" per salutare le "Signore e I signori della giuria".
Con la voce incrinata dalla commozione, Hernández ha paragonato il processo di Luis Posada Carriles a El Paso con il processo di Socrate ad Atene, con quello di Cesare a Roma, e con quello di Dreyfus a Parigi, ed ad altri celebri processi sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti.
"Gli occhi della storia vi guardano", ha detto alla giuria.

Il procuratore Timothy J. Reardon è arrossito, alzandosi e protestando: "Questo non è consentito, Vostro Onore, l’avvocato Hernandez sta cercando di fare appello alle passioni della giuria impropriamente. Dovrebbe concentrarsi sulle prove", ha dichiarato procuratore, rivolgendosi alla giudice Cardone.

La giudice ha riconosciuto che Reardon aveva ragione, chiedendo all'avvocato Hernandez di indirizzarsi sulle prove.
Tuttavia, Hernandez ha insistito, e apparentemente eccitato ha detto: "50 anni di esilio del popolo cubano scatenano passione . E la a passione non è un peccato."

HERNANDEZ SI OFFRE AL POSTO DEL SUO CLIENTE

Hernandez ha detto poi alla giuria che le circostanze del caso di Posada Carriles sono simili a quelle descritte dallo scrittore inglese Charles Dickens nel romanzo “La Historia de las dos ciudades.". Senza spiegare bene la storia alla giuria, con il suo viso arrossato dalla passione per Luis Posada Carriles, Hernandez ha aggiunto: "Vi ricordate ? Il romanzo di un avvocato che si sostituì al suo cliente per salvarlo".

Hernandez non lo ha spiegato alla giuria, ma uno dei personaggi di Dickens è Charles Darnay, che fu arrestato a Parigi e rischiò di essere ghigliottinato, dopo un processo iniquo. Un avvocato parigino di nome Carton, durante la sua visita al carcere, scambiò i vestiti con il suo cliente perché questo fuggisse e l'avvocato rimanesse in carcere. Poco prima che la ghigliottina gli tagliasse la testa, l'avvocato iniziò a prevedere il futuro della persona per il quale ha dato la vita. Il piccolo particolare è che qui a El Paso, tutto ruota attorno alle menzogne o meno di un imputato. E' una farsa melodrammatica.
Il procuratore Reardon a quel punto ha scosso la testa, incredulo allo spettacolo offerto alla giuria da Art Jernandes a El Paso.

I “CAMERATI” DI POSADA CARRILES

L'avvocato della difesa ha continuato, citando il romanzo di Dickens, un romanzo ben noto perché fa parte delle letture scolastiche degli adolescenti americani. "E' 'il migliore dei tempi, è il peggiore dei tempi", ha letto Hernández. La famosa frase con la quale Dickens inizia il suo romanzo.

"Per il signor Posada è il migliore dei tempi perché nel marzo 2005 tornò a casa sua [Miami] dopo tante battaglie. Tornò da sua moglie, dai figli e dai nipoti", ha detto Hernandez, puntando verso una parte del tribunale dove stavano sedute una quindicina di Chicanos dipendenti e famigliari dell’avvocato della difesa Felipe Millán. Sarà riuscito a convincere la giuria che la "famiglia" dell’accusato non sembra in nulla simile a lui?

"Ma questo è anche il peggiore dei tempi", ha continuato Hernandez. "Il ritorno a casa di Posada Carriles deve far vergognare gli Stati Uniti", ha aggiunto.

Dopo un'altra pausa melodrammatica, Hernandez ha esclamato: "Sì, il signor Posada è colpevole. Colpevole di essere vecchio, e colpevole di non essere più utile per gli Stati Uniti che con lui si sono comportati in modo ipocrita e ingrato."
Reardon a quel punto è tornato a protestare. La giudice gli ha dato ragione ma Hernandez, ignorando l'avvertimento, ha continuato il suo monologo.

"Questo caso è basato sull'inganno, ma degli Stati Uniti che catturarono il mio cliente perché pensavano che forse gli avrebbero concesso l'asilo o la cittadinanza, ed ancora usarono le interviste per preparare un caso contro lui per aver mentito", ha detto l'avvocato della difesa.

GLI STRACCI SPORCHI

"Il coinvolgimento del signor Posada fu spiegato da Maria Elvira Salazar, che ricordò che il vecchio semplicemente si era vantato durante la sua intervista", ha detto l'avvocato di Posada Carriles.
Sulle foto degli alberghi, dove esplosero le bombe, Hernandez ha chiesto alla giuria: "Che prove ci sono che i comunisti a Cuba non hanno falsificato le foto?"

"Il fax è solo un ff-ff-fffalso" ha continuato Hernandez, balbettando dalla rabbia.
Durante tutto questo processo, la strategia dell’avvocato di Miami non si è messa in evidenza per la documentazione presentata dai testimoni, ma per gli attacchi ai testimoni. Li ha chiamati bugiardi, ladri, comunisti, terroristi e donnaioli.

Durante la sua arringa finale, ha definito Tony Alvarez come un terrorista che organizzò la campagna dei bombardamenti a L'Avana nel 1997, e ladro specializzato in riciclaggio di denaro. Della giornalista Ann Louise Bardach ha detto che faceva la scrittrice di gialli . "Non è capace di dire la verità al Papa", ha detto tra risate e rabbia. "Ha alterato le registrazioni per nascondere la verità", ha aggiunto l'avvocato.

Del testimone cubano Roberto Hernandez Caballero, l'avvocato ha detto, "è un torturatore". Lo ha paragonato ad un agente della Gestapo nazista, ripetendo,  mentre mostrava una fotografia dell’ ispettore cubano alla giuria: "Questo tipo è un torturatore"

Ha mostrato una foto di Fidel Castro con un ritratto di Posada Carriles in mano. "Qualunque cosa derivi da questo regime è sospetta", disse l'avvocato. Ha accusato Cuba di aver falsificato le coordinate del luogo in cui un MIG cubano sparò contro gli aerei dei Fratelli al Riscatto e citò l'avvocato di uno degli assassini di Orlando Letelier come prova di questo.

LACRIME DI COCCODRILLO

L'avvocato ha concluso la sua presentazione asciugandosi le lacrime. "Il mio cliente ha 83 anni. Stava facendo qualcosa per il suo paese. E 'un uomo molto speciale, che ora vuole solo tornare a casa per stare con la sua famiglia, moglie, figli, nipoti", ha continuato Hernandez, ancora una volta indicando dove erano seduti in aula i Chicanos.

È interessante notare che durante i tre mesi che è durato questo caso, a El Paso, né moglie, né figli o nipoti di Posada Carriles lo hanno accompagnato. Non so se la giuria se ne è accorta, e non so se hanno visto che i chicanos che Hernandez continua a puntare non assomigliavano all’imputato.
Come se stesse parlando agli esuli cubani dai microfoni di Armando Perez Roura a Miami, Hernandez ha terminato il suo discorso: "La storia attende il vostro verdetto. Una comunità intera attende il vostro verdetto. Per favore, per favore, vi prego di ascoltare il vostro cuore", e sul volto dell’avvocato di Luis Posada Carriles sono iniziate a scendere lacrime di coccodrillo.

REARDON HA L’ULTIMA PAROLA

Era già tardi a El Paso, ma la giudice che sul caso aveva tanto temporeggiato negli ultimi tre mesi ha voluto finire oggi. Ha dato una pausa di dieci minuti, e poi siamo tornati ad ascoltare la fine processuale del procuratore Timothy J. Reardon III.

"Eccezionale difesa" ha iniziato Reardon. "ha confuso volutamente le prove, denigrato gli Stati Uniti e vi ha fatto un appello straordinario perché abbiate compassione per Posada Carriles".
Reardon ha detto alla giuria che l'avvocato Hernandez ha parlato dell’età di Posada Carriles più volte: "Ma questo è inopportuno. La punizione è qualcosa che ha a che fare con la giudice non con voi. Il compito della giuria è semplicemente quello di dettare un verdetto di colpevolezza o di innocenza."

Reardon ha continuato dicendo che Posada Carriles avrebbe potuto evitare tutto questo, se semplicemente avesse detto la verità. "L'argomento che il governo statunitense ha mentito al convenuto mette il caso sottosopra", ha aggiunto il procuratore, continuando con: "Le bugie di Posada Carriles sono state rilevanti, perché avrebbero dovuto impressionare i funzionari dell'immigrazione".

"E 'vero quello che ha detto Hernandez, ossia che la comunità attende il verdetto,  ma non la comunità di Miami. La comunità di El Paso è quella che l‘aspetta", ha espresso aii giurati. Alcuni di loro hanno iniziato a sorridere.
Reardon prese due foto, mostrandole alla giuria. Quella di Posada Carriles dal barbiere e quella del capo della polizia di Miami, John Timoney, mentre era a pranzo in un ristorante sul fiume di Miami, quando arrivò Posada Carriles con Rubén López Castro nel marzo 2005.

SCILLA E CARIDDI

"Come ci si naviga tra questi due elementi di prova?",  ha chiesto Reardon, paragonando la situazione dell’ avvocato Hernández con L’Odissea quando bisognava attraversare uno stretto passaggio di mare tra i mostri di Scilla e quelli di Cariddi. Omero racconta che i lati del canale attraverso il quale Ulisse doveva passare erano alla portata di una freccia, in modo che le navi, tentando di evitare Cariddi erano alla mercé di Scilla e viceversa. "Il signor Posada non ha via di uscita", disse Reardon.
Il procuratore ha ricordato alla giuria la testimonianza di Enrico Gollo, che ha visto morire Fabio Di Celmo . "Grazie a Dio arrivò a El Paso il signor Gollo Ha raccontato come ha visto morire il suo amico", ha detto Reardon. "Non é stato Fidel Castro che è morto. Giusto?", ha continuato Reardon, guardando Posada Carriles.

BLUNDERBUSS

Ricordando il riferimento a La Historia de las dos ciudades di Charles Dickens che aveva fatto di recente l’avvocato di Miami, Reardon ha paragonato gli argomenti di Arturo Hernandez con i colpi del cannone Blunderbuss nel romanzo stesso: "Un piccolo cannone che spara un sacco di palle con un sacco di fumo, ma senza mira alcuna", Reardon non lo ha detto, ma blunderbuss significa anche una persona goffa e senza finezza. Non penso che l’avvocato difensore abbia notato l'insulto.

LE COSE SON CAMBIATE

REARDON: "Questo non è CSI Miami, ne CSI El Paso. E 'la caduta delle alte sfere, a causa di un difetto fatale che i greci chiamavano hubris, l'orgoglio eccessivo. Negli anni 60 eravamo sabotatori e capre , ma ora no", poi si è rivolto verso Luis Posada Carriles ed il suo avvocato, dicendo: "Beh, le cose sono cambiate".

CIO’ CHE DISTRUGGE UN UOMO

"Quello che distrugge un uomo non sono le qualità che gli mancano, ma quelle che ha", Reardon con questa frase ha chiuso il caso come era iniziato tre mesi fa. Immediatamente la Cardone ringraziò tutti, ha guardato la giuria e consegnato i documenti perché iniziassero a deliberare il verdetto.
L'ultima cosa che si è udita in aula, è stato il rumore del martello della giudice

 

* José Pertierra è un avvocato e ha il suo ufficio a Washington. Rappresenta il Venezuela nel caso di estradizione di Luis Posada Carriles.

Leggi la 1a Parte Diario di El Paso: Il medico legale cubano

Leggi la 2a parte: Diario di El Paso: Un testimone incompetente o preparato?

Leggi la 3a parte: Diario di El Paso: Seguendo la pista del denaro

Leggi la 4a parte: Diario di El Paso: La FBI prova le ragioni di Cuba

Leggi la 5aparte: Diario di El Paso: L’amico di Fabio

Leggi la 6aparte: Diario di El Paso: Maria Elvira, la Diva del pomeriggio

Leggi la 7aparte: Diario di El Paso: a Posada Carriles la battaglia del fax

Leggi l'8a parte: Diario di El Paso: le ragioni di Tony Álvarez

Leggi la 9a parte:  Diario di El Paso: La testimonianza di Ann Louise Bardach

Leggi la 10a parte: Diario di El Paso: Bardach contro Hernandez, primo round

Leggi l'11a parte: Diario di El Paso: La Bardach nel paese delle meraviglie

Leggi la 12a parte: Diario di El Paso: Il tango di Posada

Leggi la 13a parte: Diario di El Paso: Porte battenti

Leggi la 14a parte: Diario di El Paso: Il racconto di Otto Reich

Leggi la 15a parte:  Diario di El Paso: Il testimone di María Elvira, dal vivo!

Leggi la 16a parte:  Diario di El Paso: L’ignoranza dell’esperto e le 71 obiezioni della difesa

Leggi la 17a parte:  Diario di El Paso: Si avvicina la fine

Leggi la 18a parte:  Diario di El Paso: José Pertierra parla con Cubadebate

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    Por José Pertierra - abril 7, de 2011 El Paso, TX.-Los fiscales y los abogados defensores hoy hicieron los alegatos de cierre ante el jurado en el caso de Luis Posada Carriles. Después de casi tres meses de litigio, el caso está a punto de concluir. La fiscalía se concentró en la evidencia, y la defensa en el teatro.
Los doce integrantes del jurado —siete mujeres y cinco hombres— comenzarán a deliberar mañana a primera hora, y pueden decidir el veredicto en poco tiempo. También es posible que se dilaten, y que no lleguen a una decisión hasta la semana que viene.

COMIENZA TERESINSKI
De acuerdo con las reglas federales, la fiscalía siempre abre las presentaciones de cierre. Mientras esperaba a los integrantes del jurado, el fiscal Jerome Teresinski parecía meditar. Respiraba hondamente y mantenía sus ojos cerrados.

Cuando al fin todos estaban listos, la jueza le dio la palabra.  Teresinski levantó la jarra de agua y llenó su vaso. Se acercó al podio y comenzó. “Opciones. Las ejercemos todos. Este caso tiene que ver con opciones”, le dijo al fiscal al jurado. “El acusado decidió mentir sobre cómo ingresó a los Estados Unidos, y mentir sobre su involucramiento en la campaña de bombas en Cuba en 1997”, añadió el fiscal.
“La historia del caso comenzó en 1997 con las bombas en Cuba. La evidencia demuestra que el señor Posada planeó los ataques para vengarse de Castro, y admitió su involucramiento en la conspiración”, dijo Teresinski.

El fiscal entonces detalló rápidamente el testimonio del inspector cubano, Roberto Hernández Caballero, quien dejó establecido que la primera bomba explotó en la discoteca Aché del Hotel Meliá Cohíba el 12 de abril de 1997. Teresinski le recordó al jurado las descripciones de Hernández Caballero sobre las bombas que explotaron entre abril de 1997 y septiembre de 1997. El 4 de septiembre explotaron cuatro bombas consecutivas, incluyendo una en el Hotel Copacabana que mató a Fabio Di Celmo.

EL CENTRO DE OPERACIONES

“No cabe dudas de que hubo una campaña de bombas en 1997 contra Cuba”, dijo Teresinski. “Para una campaña de esa índole se necesita un centro de operaciones”.
El fiscal le pidió que recordaran el testimonio de Tony Álvarez, de WRB Enterprises en Guatemala, quien declaró que Posada Carriles utilizó su compañía para organizar las acciones violentas contra Cuba que había planeado. “Tony Alvarez testificó que escuchó a Posada Carriles y otros en WRB (José Burgos y Pepe Alvarez) discutir la manera en que enviarían explosivos a Cuba”, recordó Teresinski. Incluso Tony Alvarez también había testificado que encontró explosivos C-4 en su propia oficina y decidió enterrarlos, porque le preocupaba que pudieran explotar.

EL CAMINO DEL DINERO

Teresinski hizo un recorrido por el camino que siguió el dinero que le llegó a Posada Carriles a Guatemala y El Salvador, facilitado por sus co-conspiradores en New Jersey. Le recordó al jurado del testimonio del agente del FBI, Omar Vega, quien testificó sobre los giros monetarios que enviaron por Western Union a Ramón Medina, un pseudónimo de Luis Posada Carriles. También, el testimonio de Oscar de Rojas, un contador de New Jersey, quien corroboró las declaraciones del agente Vega, e involucró a un importante miembro del comité ejecutivo de la Fundación Nacinal Cubana Americana (FCNA) en el envío de dinero a Posada Carriles en 1997 para llevar a cabo la oleada de bombas en La Habana. “El dinero iba a Posada Carriles, a Francisco Chávez Abarca y a Pepe Alvarez en Centro América”, dijo Teresinski.

El fiscal alzó el fax de Solo, y le dijo con ironía al jurado: “Maravilla de maravillas. Milagro de milagro. Los nombres son los mismos y el dinero también”. El fax de Solo fue escrito y firmado por Posada Carriles, y ahí le informó a Pepe Alvarez y a José Burgos del dinero que llegaba de New Jersey con los nombres y los apellidos de quienes lo recibieron.
“Posada Carriles le confesó a Ann Louise Bardach —la periodista del New York Times—q ue él escribió y firmó el  fax de Solo”, dijo Teresinski.

EL EJE DEL CASO

El eje de este caso es si “hubo una campaña de bombas contra Cuba en 1997, y el acusado mintió sobre eso”.
Teresinski volvió a reproducir varias selecciones de la grabación de la entrevista de Ann Louise Bardach a Posada Carriles. En ellas los integrantes del jurado pudieron otra vez escuchar la voz del acusado admitir su involucramiento, e incluso confesar ser el autor intelectual de la cadena de bombas en La Habana.
El acusado no testificó en El Paso. Ese es su derecho de acuerdo con la Constitución de los Estados Unidos, y de acuerdo con la ley el jurado no debe inferir conclusiones debido a su silencio. Sin embargo, a través de grabaciones el jurado lo escuchó declarar en cuatro ocasiones: durante una audiencia inmigratoria en el 2005 en la que pidió asilo, otra en 2006 en la que pidió la ciudadanía estadounidense, más una entrevista que le realizó Ann Louise Bardach en Aruba en 1998, y otra que le hizo María Elvira Salazar, también en 1998.

Posada Carriles admitió a Bardach y a Salazar ser el autor intelectual de la oleada de bombas en La Habana en 1997, y posteriormente se retractó ante los oficiales de Inmigración.
Teresinski le recordó al jurado que el testigo, Gilberto Abascal, había estado abordo del Santrina y que éste declaró que en marzo de 2005 la tripulación de esa embarcación recogió a Luis Posada Carriles en Isla Mujeres y lo ingresó ilegalmente a los Estados Unidos por el río de Miami.
El testimonio de Abascal, dijo Teresinski, está corroborado por la evidencia físic a—incluyendo una fotografía.

“Sí solo tenemos una fotografía, pero que foto tan extraordinaria”, dijo Teresinski y le mostró a los integrantes del jurado el retrato que habían visto anteriormente: Posada Carriles sentado en una barbería en Isla Mujeres, mientras un barbero le cortaba la melena blanca.
Abascal declaró que Santiago Alvarez le regaló esa foto, cuando aún estaban a bordo del Santrina en ruta a Miami. Un oficial de los Estados Unidos testificó que fue a Isla Mujeres y confirmó la existencia de esa barbería.

“La evidencia en este caso no deja dudas de que Posada Carriles le mintió a las autoridades de Inmigración”, concluyó Teresinski después de dos horas de alegatos ante el jurado,

EL TURNO DE LOS ABOGADOS DEFENSORES

Los abogados de Posada Carriles comenzaron sus alegatos con el curioso argumento leguleyo de que el acusado no mintió, pero, si mintió, sus mentiras no valen como mentiras, porque debido al antecedente penal panameño de haber tratado de hacer volar con 200 libras de explosivos C-4 una sala universitaria llena de estudiantes, él no calificaba para asilo o para la ciudadanía de todas maneras.
“Tampoco importa que hayan encontrado un pasaporte guatemalteco con su fotografía y otro nombre”, le dijo Rhonda Anderson al jurado.

“Inmigración sabía que Posada Carriles no calificaba para el asilo o para la ciudadanía debido a ese antecedente penal, y utilizaron las entrevistas para atrapar a un anciano de 78 años. Por eso también las supuestas falsas declaraciones no importan”, alegó la abogado defensora y le dio la palabra al defensor principal del acusado, Arturo Hernández.
El abogado Hernández se levantó y con suma parsimonia se justó los espejuelos en la punta de la nariz. Se abotonó el saco.  Estiró las mangas de su camisa, haciendo más evidentes unos yugos que llevan la imagen de la bandera cubana. Entonces se acercó al podio. Alargando una pausa dramática, era como hubiera llegado a escena una estrella de teatro.

EL INCONFUNDIBLE HONOR Y PLACER DE REPRESENTAR A POSADA

“Mi nombre es Art Jernandes, y tengo el inconfundible honor —el inconfundible placer— de representar a Luis Posada Carriles”, le dijo al jurado. Pidió que se levantara “Luis” para que éste saludara a “las damas y los caballeros del jurado”.
Con voz quebrada de emoción, Hernández comparó —durante una largo recuento— el juicio de Luis Posada Carriles en El Paso con el juicio de Sócrates en Atenas, el de César en Roma, el de Dreyfus en Paris, y a otros célebres procesos de la lucha por los derechos civiles en los Estados Unidos. “Los ojos de la historia los están vigilando a ustedes”, les dijo al jurado.

El fiscal Timothy J. Reardon enrojeció, se levantó y protestó. “Esto no está permitido, Su Señoría, el abogado Hernández está tratando de apelar a las pasiones del jurado inapropiadamente. Debe concentrarse en la evidencia”, le dijo el fiscal a la jueza Cardone.
La jueza reconoció que Reardon tenía razón, y le pidió al abogado Hernández que se dirigiera a la evidencia.
Sin embargo, Hernández insistió, y dijo aparentemente emocionado: “50 años del exilio del pueblo cubano es pasión. La pasión no es un pecado”.

HERNANDEZ OFRECE SUSTITUIRSE POR SU CLIENTE

Hernández entonces le dijo al jurado que las circunstancias del caso Posada Carriles son parecidas a las que describe el escritor inglés Charles Dickens en la novela La Historia de las dos ciudades. Sin explicarle al jurado bien el cuento y con la cara colorada de pasión por Luis Posada Carriles, Hernández exclamó: “¿Se acuerdan? La novela del abogado que se sustituyó por su cliente para salvarlo”.
Hernández no le explicó al jurado, pero uno de los personajes de Dickens es Charles Darnay, detenido en París y amenazado con la guillotina después de un juicio injusto. Un abogado parisiense de apellido Carton, durante su visita legal al calabozo, cambia su ropa con la de su cliente para que éste se escape y el abogado se quede. Poco antes de que la guillotina le corte la cabeza, el abogado ve el futuro de las personas por las que ha dado su vida.  El pequeño detalle es que aquí en El Paso todo gira sobre si un acusado miente o no. Es melodrama de sainete.

El fiscal Reardon movía su cabeza incrédulo ante la actuación que le ofrecía Art Jernandes al jurado en El Paso.

LOS ACOMPAÑANTES DE POSADA CARRILES

El abogado defensor continuó citando la novela de Dickens, una novela muy conocida porque es parte de las lecturas escolares de los adolescentes estadounidenses. “Es el mejor de los tiempos, es el peor de los tiempos”, leyó Hernández. La famosa frase con la que comienza Dickens su novela.
“Para el señor Posada es el mejor de los tiempos porque en marzo de 2005 volvió a su casa [Miami] después de muchas batallas. Volvió a su esposa, a sus hijos y a sus nietos”, dijo Hernández mientras señalaba hacia una parte de la sala judicial donde estaban sentados quince chicanos: los familiares y empleados del abogado defensor Felipe Millán. ¿Habrá logrado convencer también al jurado de que la “familia” del acusado no se parece en nada a él?

“Pero estos también son los peores de los tiempos”, dijo Hernández. “El regreso de Posada Carriles a su casa avergonzó a los Estados Unidos”, añadió. Después de otra pausa melodramática, Hernández declaró: “Sí, el señor Posada es culpable. Culpable de haberse puesto viejo, y culpable de ya no serle útil a los Estados Unidos que se ha comportado de forma hipócrita e ingrata”.
Reardon volvió a protestar. La jueza le dio la razón al fiscal, pero Hernández ignoró la advertencia y siguió con su monólogo.

“Este caso está basado en una decepción, pero es la de los Estados Unidos que atrapó a mi cliente para que pensara que le iban quizás a conceder el asilo o la ciudadanía, y sin embargo utilizó las entrevistas para preparar una causa contra él por haber mentido”, dijo el abogado defensor.

LOS TRAPOS SUCIOS

“El involucramiento del señor Posada fue mejor expresado por María Elvira Salazar, quien recordó que el anciano simplemente había alardeado durante su entrevista”, dijo el abogado de Posada Carriles.
Sobre las fotografías de los hoteles donde explotaron las bombas, Hernández le preguntó al jurado: “¿Qué pruebas tenemos de que los comunistas en Cuba no hayan falsificado las fotos?”
“El fax de Solo es una fffffffalsificación”, dijo Hernández tartamudeando con rabia.
Durante todo esto proceso, la estrategia del abogado de Miami no se destacó por la evidencia que presentó, sino por los testigos que atacó. Los calificó como mentirosos, ladrones, comunistas, terroristas y mujeriegos.

Durante su alegato final, calificó a Tony Alvarez como el terrorista que organizó la campaña de bombas en La Habana en 1997, y un ladrón especializado en el lavado de dinero. De la periodista Ann Louise Bardach dijo que hace periodismo amarillista. “Es incapaz de decirle la verdad al Papa”, dijo entre la risa y la rabia. “Ella alteró las grabaciones para ocultar la verdad”, añadió el abogado defensor.
El testigo cubano Roberto Hernández Caballero, dijo el abogado defensor, “es un torturador”. Lo comparó con un agente del Gestapo nazi y repitió mientras le mostraba la fotografía del inspector cubano al jurado: “Ese tipo es un torturador”.

Mostró una foto de Fidel Castro con el retrato de Posada Carriles en la mano.  “Todo lo que venga de ese régimen es sospechoso”, dijo el letrado. Acusó a Cuba de haber falsificado los coordinados del lugar donde unos MIG cubanos dispararon contra las avionetas de Hermanos al Rescate y citó al abogado de uno de los asesinos de Orlando Letelier como evidencia de eso.

LÁGRIMAS DE COCODRILO

El abogado terminó su presentación enjugándose las lágrimas. “Mi cliente tiene 83 años. Estaba haciendo algo por su país. Es un hombre muy especial, quien ahora simplemente quiere regresar a su casa para estar con su familia, con su esposa, sus hijos, sus nietos”, dijo Hernández, otra vez señalando hacia donde estaban sentados los chicanos en la sala judicial.

Es interesante que durante los tres meses que ha durado este caso en El Paso, ni la esposa, ni los hijos o los nietos de Posada Carriles lo han acompañado. No sé si el jurado se dio cuenta, y tampoco sé si han visto que los chicanos a quienes señalaba Hernández no parecen ser parientes del acusado.
Como si estuviera hablándole al exilio cubano por los micrófonos de Armando Pérez Roura en Miami, Hernández finalizó su alocución: “La historia espera su veredicto. Una comunidad entera espera su veredicto. Por favor, por favor, por favor, escuchen a sus corazones”, y por el rostro del abogado de Luis Posada Carriles volvieron a correr lágrimas de cocodrilo.

REARDON TIENE LA ÚLTIMA PALABRA

Ya era tarde en El Paso, pero la jueza que había demorado tanto este caso durante los últimos tres meses quería terminarlo hoy. Dio un receso de diez minutos, y regresamos para escuchar el cierre del fiscal principal Timothy J. Reardon III.
“Tremenda actuación la del abogado defensor”, comenzó Reardon. “Enmarañó la evidencia, calumnió a los Estados Unidos y le hizo a ustedes un extraordinario ruego para que le tengan compasión a Posada Carriles”.
Reardon le dijo al jurado que el abogado Hernández habló de la edad de Posada Carriles una y otra vez: “Pero eso es inapropiado. El castigo es algo que le corresponde a la jueza y no a ustedes. La tarea del jurado es simplemente dictaminar un veredicto de culpabilidad o inocencia”.
Reardon dijo que Posada Carriles habría podido evitar todo esto, si simplemente hubiera dicho la verdad. “El argumento de que el gobierno de los Estados Unidos le mintió al acusado pone este caso patas arriba”, dijo el fiscal. “Las mentiras de Posada Carriles eran pertinentes, porque tenían como propósito impresionar a los oficiales de Inmigración”, añadió.

“Es cierto lo que les dijo Hernández —que la comunidad espera su veredicto—, pero no es la comunidad de Miami. La comunidad de El Paso es la que lo espera”, le dijo a los integrantes del jurado. Algunos de ellos sonrieron.
Reardon yuxtapuso dos fotografías. La de Posada Carriles en la barbería y la del jefe de la policía de Miami, John Timoney, quien estaba almorzando en un restaurante del río de Miami cuando llegó Posada Carriles con Rubén López Castro en marzo de 2005.

ESCILA Y CARIBDIS

“¿Cómo navegas entre esas dos evidencias?”, se preguntó Reardon, y comparó la situación del abogado Hernández con la de Odiseo al encontrarse en un estrecho paso marítimo entre los monstruos de Escila y su contraparte Caribdis. Cuenta Homero que los lados del canal por donde tenía que atravesar Odiseo estaban dentro del alcance de una flecha, de modo que los barcos que intentasen evitar a Caribdis deberían acercarse a Escila y viceversa. “El señor Posada tampoco tiene salida”, dijo Reardon.
El fiscal le recordó al jurado del testimonio de Enrico Gollo, quien vio a Fabio Di Celmo morir. “Gracias a Dios que vino a El Paso el señor Gollo. Contó como vio a su amigo morir”, dijo Reardon. “No fue Fidel Castro el que murió. ¿Verdad?”, preguntó Reardon mientras miraba a Posada Carriles.

BLUNDERBUSS

Recordando la referencia a La Historia de las dos ciudades, de Charles Dickens que había hecho hace poco el abogado mayamense, Reardon comparó los argumentos de Arturo Hernández con los disparos del cañón Blunderbuss en esa misma novela: “Un pequeño cañón que dispara muchas bolas con mucho humo, pero sin puntería”. Reardon no lo dijo, pero blunderbuss también quiere decir una persona torpe y sin sutileza. No creo que el abogado defensor se haya dado cuenta del insulto.

LAS COSAS HAN CAMBIADO

“Esto no es CSI Miami, ni CSI El Paso”, dijo Reardon. “Es la caída desde las altas esferas, debido a una falla fatal que los griegos llamaban hubris —orgullo excesivo”, dijo el fiscal. “En los 60 éramos saboteadores y éramos chevre, y ahora no”, ofreció Reardon como ejemplo. Se viró a Luis Posada Carriles y a su abogado y dijo: “Bueno, es que las cosas han cambiado”.
LO QUE DESTRUYE A UN HOMBRE
“Lo que destruye a un hombre no son las cualidades que le faltan, sino las que tiene”, dijo Reardon y con esta frase cerró el caso como lo comenzó hace tres meses.  Inmediatamente Cardone le dio las gracias a todos, miró al jurado y le entregó el caso para que este viernes comience a deliberar sobre el veredicto.
Lo último que escuchamos fue el golpe seco del martillo del juez sobre el estrado.

*José Pertierra es abogado y tiene su bufete en Washington. Representa a Venezuela en el caso de extradición de Luis Posada Carriles. Tiene su bufete en Washington DC.

Leas la Primera Parte Diario de El Paso: La forense cubana

Leas la segunda parte: Diario de El Paso: ¿Un testigo despistado o preparado?

Leas la tercera parte: Diraio de El Paso: Siguiendo la pista al denaro

Leas la cuarta parte: Diario de El Paso: Prueba el FBI las razones de Cuba

Leas la cuinta parte: Diario de El Paso: El amigo de Fabio

Leas la parte N.ro 6: Diario de El Paso: María Elvira, la Diva de la Tarde 

Leas la parte N.ro 7: Posada Carriles gana la batalla del fax

Leas la parte n.ro 8: Diario de El Paso: Las razones de Tony Álvarez

Leas la parte N.ro 9:  Diario de El Paso: El testimonio de Ann Louise Bardach

Leas la parte n.ro 10: Diario de El Paso: Bardach vs Hernandez, primer round

Leas la parte n.ro 11: Diario de El Paso: Bardach en el País de las Maravillas

Leas la parte n.ro 12: Diario de El Paso: El tango de Posada

Leas la parte n.ro 13: Diario de El Paso: Puertas batientes

Leas la parte n.ro 14: Diario de El Paso: El cuento de Otto Reich

Leas la parte n.ro 15: Diario de El Paso: El testigo de María Elvira, Live!

Leas la parte n.ro 16: Diario de El Paso: La ignorancia del experto y las 71 objeciones del Fiscal

Leas la parte n.ro 17: Diario de El Paso: Se acerca el final

Leas la parte n.ro 18: Diario de El Paso: José Pertierra habla a Cubadebate

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Aprile 2011 05:25  

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