Quintavenida

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Diario di El Paso: Il tango di Posada (12a parte)

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

Dal sito Cubadebate.cu  - di José Pertierra . Traduz. TIO GIGI

  Diario di El Paso: Il tango di Posada (12a parte)

   Diario de El Paso: El tango de Posada

 

El paso 12

 

  31 Marzo 2011. El Paso, TX.- (articolo realizzato il 22 marzo) - Una cosa è difendere con forza il cliente, e un’altra è immedesimarsi in lui. Un avvocato deve sempre cercare di mantenere una certa distanza emotiva da colui che difende...

Qui ad El Paso la causa politica di Posada Carriles sembra essere quella del suo avvocato, e questo rappresenta un punto debole nel contendere. Molte volte durante questo processo, a causa della sua mancanza di distanza critica, l'avvocato ha fatto brutte figure, facendo domande così stupide di Cuba che hanno rivelato non solo ignoranza, ma anche pregiudizio.
E' successo questo per supponenza, per non aver compiuto ricerche, e per false credenze su Cuba. Ha preso per vere certe favole raccontate da esuli cubani di Miami che non hanno più messo piede a Cuba da più di cinquanta anni.

L’ARTE DEL CONTROINTERROGATORIO.

Chi comanda durante l'interrogatorio è il difensore, ma non deve abusare o calunniare il testimone. Il segreto è ordire, attraverso le domande, una storia interessante per la giuria e diversa da come la sta raccontando il testimone. Una storia che possa far piacere alla giuria. Ma è chiaro che se l'avvocato intimidisce il testimone con tattiche abusive e irrispettose, il tutto gli si ritorce contro. Inoltre, se le domande sollevate dal difensore sono piene di informazioni discutibili e pregiudizi appassionati, il testimone facilmente riesce a smontare il bel castello dell'avvocato davanti alla giuria. Molte delle domande rivolte oggi, dall'avvocato difensore Arturo Hernandez ad Ann Louise Bardach hanno messo più in evidenza il parere dell’avvocato che quello della testimone...

HA INIZIO L’ATTACCO.

Hernandez è arrivato questa mattina con un vestito grigio scuro, camicia bianca e cravatta viola. Con la fronte aggrottata e occhiaie rosse, si è aggiustato gli occhiali sulla punta del naso e ha iniziato l‘attacco.

Hernández (sarcasticamente): "Avendo stabilito, signora Bardach, che lei è stata dieci volte a Cuba e che ha intervistato Fidel Castro in due occasioni, non è forse vero che solo le persone di fiducia avrebbero potuto intervistare il Comandante?"

Con questa premessa, il corpo a corpo iniziato ieri tra l’avvocato di Miami e la giornalista della California si è acceso.

Bardach: "Non è vero".

Hernández: "Non è vero che solo i giornalisti cari al regime hanno il privilegio di intervistare il comandante?" Arrabbiata per il cinismo della domanda dell’avvocato difensore, la Bardach ha alzato il tono di voce, dicendo: “Questo non è vero. Signor Hernandez. Lei crede che reporters come Maria Shriver, Ted Koppel , Tom Brokaw e Peter Jennings che lo hanno intervistato, siano tutti agenti della Rivoluzione Cubana?" I giornalisti citati sono quattro tra i più seri giornalisti del gotha mediatico statunitense.

L’avvocato Hernández allora le ha mostrato una foto perché la identificasse.

Bardach: “E’ una foto nella quale sono con Fidel Castro” .
Lei è vicina a El Comandante in questa foto?", le ha chiesto Hernandez, enfatizzando e ridicolizzando il soprannome "El Comandante".

Senza sapere ancora dove Hernandez volesse andare a parare, la Bardach ha confermato, stringendosi le spalle.

"E’ una penna questa che tiene in mano?" Ha chiesto l'avvocato della difesa. Senza attendere una risposta alla sua domanda, Hernandez ne ha formulata subito un‘altra: "Non è vero che ai giornalisti che intendono intervistare Fidel Castro è proibito tenere penne in mano?"

Bardach: "Non ho mai sentito nulla di simile".

Hernández: “Non è vero che i giornalisti non possono sedersi vicino a Fidel Castro?

Incredula davanti a così tante sciocchezze, la Bardach ha risposto: “No, questo non è vero".

MI SENTO CALUNNIATA

Hernández: "Ma è vero che lei ha un dossier di articoli critici sulla comunità cubana a Miami?

La Bardach, vincitrice di vari premi per la competenza nel suo lavoro giornalistico, pure del Miami Herald, ha reagito con rabbia: "Non è vero, signore, e lei lo sa", lo ha rimproverato la giornalista.

Bardach: “Io cerco di raccontare senza demonizzare nessuno nei miei articoli. Qui , invece , io mi sento calunniata".
Hernandez ha poi chiesto più volte alla Bardach: "perché non aveva intervistato o scritto prima sui dissidenti di Cuba?".

La Bardach ha cercato di spiegare all’avvocato di Miami, di aver parlato con i dissidenti a Cuba, e di aver anche trascorso del tempo col Generale Patricio de la Guardia, fratello gemello del colonnello Tony de la Guardia, che fu giustiziato insieme con il generale Arnaldo Ochoa nel 1989 a Cuba per tradimento e traffico di droga.

Patricio de la Guardia, è stato condannato a 30 anni di carcere. Sta ora scontando gli arresti ai domiciliari. “Si riferisce a Patricio de la Guardia l’assassino stipendiato da Fidel Castro?", ha chiesto Hernandez guardando verso la giuria.

Bardach (molto irritata): “Non ho mai sentito questo. Guardi signor Hernandez, lo sa che la sorella del signor Posada è un colonnello dell'esercito a Cuba? Non andiamo a criminalizzare tutti coloro che vivono a Cuba"  Hernández è noto per la sua perseveranza nel fare varianti della stessa domanda durante l'interrogatorio, e quindi gli ha chiesto di nuovo: "Lei pensa di non aver mai scritto in modo critico sulla comunità cubano-americana?".

"Guardi signor Hernandez", ha risposto la Bardach: “la verità è che ci sono persone in quella comunità che hanno violato la legge, vedi il caso di David Rivera,  membro del Congresso, cubano americano di Miami, che è sotto inchiesta per irregolarità finanziarie, e anche quello di Jorge Mas Canosa, legato a quelle che per lei sono 'attività divertenti con la contea di Miami'. Una comunità intera non deve essere inficiata semplicemente per gli errori di alcuni individui".

HERNANDEZ : "STAI BURLANDOTI DI ME?"

La pallina da ping-pong del controinterrogatorio di Art Jernandes ritornò un’altra volta a Cuba.
I Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR) sono strumenti utilizzati dal regime di Castro per mantenere il controllo del Paese, non è vero?" ha chiesto l‘avvocato.
Bardach: “Distribuiscono alimenti ed aiutano anche a risolvere certi problemi quotidiani" e poi  contrattaccando immediatamente l'avvocato ha detto: “L’idea sua che io sono la cagna in questo processo è falsa, signor Hernandez".

La vena sul collo dell’avvocato di Miami si è ingrossata visibilmente e la sua faccia è diventata rossa per la collera. “Stai burlandoti di me?", le ha detto infuriato. “50 anni di esilio e lei mi viene a dire …?”. Non è riuscito a terminare la domanda, dato che il procuratore Timothy J. Reardon si alzato, sollevando una mozione davanti alla giudice Cardone, accolta immediatamente. "Si muova", gli disse. "Cambi il tema".

IL TANGO DEL NULLA

Nelle sei ore e più di registrazione fatte durante l’intervista a Posada dalla Bardach nel giugno 1998 ad Aruba c’è un vuoto inspiegabile di 4 minuti e 20 secondi, a parte le quasi 4 ore censurate dal giudice e che la giuria non può ascoltare. Prima di chiedersi il perché di una tale lacuna Hernandez ha detto alla Bardach. "Voglio che ascolti il nulla." 

Bardach (perplessa): "Signor Hernandez sono confusa. Come faccio a sentire il nulla?"  Per più di quattro lunghi minuti la giudice, gli avvocati, i procuratori, la testimone, gli interpreti, gli ufficiali giudiziari, i segretari e assistenti della giudice, i giurati, più i giornalisti ascoltarono il nulla.

Un tango silenzioso. "Una pausa drammatica" l'ha definita poi il procuratore. Alla fine del silenzio Hernandez con un gesto simile al taglio della giugulare, ha fatto segno con il dito alla sua collega Rhonda Anderson, di spegnere. "Signora Bardach, dopo aver ascoltato quattro minuti e venti di nulla, può dirci ciò che l’ha provocato?"
 
Bardach: "Non lo so. Forse qualcuno ha premuto il pulsante sbagliato quando ha fatto la trascrizione.
A volte succede, ma se qualcosa di importante fosse accaduto durante quel breve spazio l’avrei segnalato nei miei appunti e non vi è alcuna indicazione in tal proposito
".
"Lei ha cancellato parte del nastro?" le ha chiesto in forma accusatoria l’avvocato Hernandez.

Bardach: "Le sue parole sono assurde. Io raccolgo, non distruggo informazioni. Sono una giornalista".

LA GRANDEZZA DEL REGISTRATORE

L’avvocato difensore ha anche accusato anche la Bardach di aver registrato l’intervista senza aver avvisato Posada Carriles. Questo è ridicolo. "Il registratore è stato tra le gambe di Posada più volte. Lui stesso lo spegneva quando non gli conveniva registrare. E’ enorme. E’ grande più di 6 pollici in altezza”, ha detto la giornalista ed aprendo la bocca è poi uscito un: “duuuh.(?!?)

ART NON CE L'HA FATTA CON LA BARDACH.

Arturo Hernandez ha concluso l’interrogatorio della Bardach senza aver potuto controbattere la testimone. Ha guardato quasi imbarazzato i suoi colleghi ed il suo cliente, sedendosi visibilmente abbattuto. Avrà l'ultima possibilità mercoledì per cercare di ribattere ma oggi non c’è riuscito. La Bardach ha dimostrato di essere una testimone difficile da combattere, oltre che essere una eccentrica e brillante donna.

Quanto più l’avvocato cercava di limitarle le risposte e più la testimone riusciva a rigirargli la frittata in maniera tale da porre le cose a suo favore. La Bardach ha fatto disperare la giudice, l’accusa e la difesa. Ma i giurati hanno potuto sfruttare la sua testimonianza. Ha dato a loro informazioni sulla colpevolezza di Posada Carriles nella catena delle bombe a L’Avana nel 1997 ed anche lezione sulla storia del terrorismo contro Cuba e sulla Fondazione Cubano-Americana. E poi la giornalista è stata divertente. La giuria si ricorderà dei racconti della Bardach e non delle domande di Arturo Hernandez.

IL TANGO E LA CONFESSIONE

La giornata si è conclusa con la registrazione del 1998 che ci ha portato, alla corte federale di El Paso, la voce di Posada Carriles e sul fondo un trio canoro in Aruba che intona quel tango di Gardel che dice:
Il giorno che mi amerai
non ci sarà null’altro che l’armonia
Sarà un’alba chiara
e sarà allegra la sorgente
Porterà la brezza lieve
il suono delle melodie
E le sorgenti ci daranno
il loro canto di cristallo.
Il giorno che mi amerai
addolcirà le sue corde vocali
il passerotto canterino.
La vita fiorirà
e non ci sarà nessun dolore.

Questo mentre ascoltavamo Posada “cantare” alla Bardach un altro tipo di tango. Quello che dice di essere lui la mente delle bombe a L’Avana e l’assassino di Fabio Di Celmo nell’Hotel Capocabana il 4 settembre 1997.

Bardach: Lei è ,di fatto , il capo ?
Posada: Si.
Bardach: La mente ?.
Posada: A compartimenti stagni. Io conosco tutti ma loro non mi conoscono.
Bardach: Mi diceva allora che l’intenzione era spaventare i turisti.
Posada: Si
Bardach: Non ucciderli
Posada: Chiaro
Bardach: Ma uno morì
Posada: Si . Ma . Sa che successe ?
Bardach: No
Posada: A sessanta piedi di distanza : C’era un povero ragazzo seduto su una sedia.
Bardach: Si
Posada: E piccoli pezzi….
Bardach: Schegge
Posada: e…gli tagliarono la giugulare. La cosa più fatale al mondo. Non successe niente, ma gli tagliarono la giugulare. Triste la cosa. Triste perché non fu intenzionale , ma non potemmo fermarci perché umm, questo italiano si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

 

Leggi la 1a Parte Diario di El Paso: Il medico legale cubano

Leggi la 2a parte: Diario di El Paso: Un testimone incompetente o preparato?

Leggi la 3a parte: Diario di El Paso: Seguendo la pista del denaro

Leggi la 4a parte: Diario di El Paso: La FBI prova le ragioni di Cuba

Leggi la 5aparte: Diario di El Paso: L’amico di Fabio

Leggi la 6aparte: Diario di El Paso: Maria Elvira, la Diva del pomeriggio

Leggi la 7aparte: Diario di El Paso: a Posada Carriles la battaglia del fax

Leggi l'8a parte: Diario di El Paso: le ragioni di Tony Álvarez

Leggi la 9a parte:  Diario di El Paso: La testimonianza di Ann Louise Bardach

Leggi la 10a parte: Diario di El Paso: Bardach contro Hernandez, primo round

Leggi l'11a parte: Diario di El Paso: La Bardach nel paese delle meraviglie

 --------------------------------------------------------------------

   Por José Pertierra - Marzo 22, de 2011 El Paso, TX.- Una cosa es defender vigorosamente al cliente, y otra es convertirse en él. Es decir, el abogado debe tratar siempre de mantener cierta distancia emocional del asunto que defiende.

Aquí en El Paso la causa política de Posada Carriles parece ser la de su abogado, y eso ha sido un punto de debilidad del litigante. Muchas veces durante este proceso, debido a su falta de distanciamiento crítico, el abogado ha hecho el papelazo, haciendo preguntas tan tontas de Cuba que revelan no solo ignorancia, sino prejuicio.

Le ha pasado esto precisamente por asumir, sin investigar antes, falsas premisas sobre Cuba. Ha tomado por ciertas las fábulas de algunos exiliados de Miami que no han pisado suelo cubano en más de cinco décadas.

EL ARTE DEL CONTRA-INTERROGATORIO

El que manda durante el contra-interrogatorio es el abogado defensor, pero no debe abusar o calumniar. El secreto es poder tejerle al jurado, solamente a través de sus preguntas, un cuento atractivo y diferente del que presenta el testigo. Un cuento que pueda gustarle al jurado.
Pero si es evidente que el abogado ha estado intimidando al testigo con tácticas abusivas e irrespetuosas, el tiro le sale por la culata. También si las preguntas que hace el abogado defensor vienen preñadas de dudosa información y prejuicios apasionados, el testigo fácilmente las desmantela y desnuda al abogado ante el jurado.
Muchas de las preguntas que le hizo hoy el abogado defensor Arturo Hernández a Ann Louise Bardach pusieron más en evidencia las opiniones del abogado que del testigo.

COMENZÓ EL ATAQUE

Hernández llegó esta mañana que un oscuro traje gris, camisa blanca y corbata morada. Con ceño fruncido y las ojeras rojas, se ajustó los espejuelos en la punta de la nariz y atacó.
“Habiendo establecido, Bardach, que has estado en Cuba diez veces y que has entrevistado a Fidel Castro en dos ocasiones, ¿no es cierto que solamente la gente a quien le tiene confianza logran entrevistar a El Comandante”, preguntó sarcásticamente Hernández.
Con esa pregunta, el mano a mano que había comenzado ayer entre el abogado de Miami y la periodista de California, cogió candela. “Eso no es verdad,”, respondió Bardach. “¿No es cierto que solamente los periodistas favorecidos por el régimen reciben el privilegio de entrevistar al Comandante?”

Molesta con el cinismo de la pregunta del abogado defensor, Bardach elevó el tono de su voz y dijo: “Eso no es cierto, Señor Hernández. Los corresponsales María Shriver, Ted Koppel, Tom Brokaw y Peter Jennings lo han entrevistado también. ¿Usted cree que todos ellos son agentes de la Revolución cubana?”.
Estos son cuatro de los más respetados periodistas del establishment mediático estadounidense. El abogado Hernández entonces le mostró una fotografía a la testigo para que ella la identificara. “Es una fotografía que me muestra a mi con Fidel Castro”, dijo Bardach.

“¿Usted está cerca de El Comandante en esa fotografía?”, preguntó Hernández —enfatizando burlonamente el título de “El Comandante”. Sin saber aún a donde iba Hernández con esa línea de preguntas, Bardach le respondió que sí y se encogió los hombros.
“¿Esa es una pluma en su mano?”, interrogó el abogado defensor. Sin esperar la respuesta a su pregunta, Hernández le lanzó otra: “¿No es cierto que no se les permite que los periodistas que entrevistan a Fidel Castro tengan plumas en la mano?” “Jamás he escuchado algo semejante”, respondió Bardach.
“¿No es cierto que los periodistas tienen prohibido sentarse tan de cerca a Fidel Castro?”, indagó el abogado de miamense. Incrédula ante tanta tontería, Bardach respondió, “No, eso no es cierto”.

ME SIENTO CALUMNIADA

“¿Pero no es cierto que usted tiene un historial de escribir artículos críticos de la comunidad cubanoamericana de Miami?”, interrogó Hernández.
Bardach, quien ha ganado múltiples premios y reconocimientos por la excelencia de su obra periodística —incluyendo del Miami Herald— reaccionó furiosa. “Eso no es verdad, Señor, y usted lo sabe”, regañó Bardach. “Yo trato de reportar sin demonizar a nadie en mis artículos. Me siento calumniada aquí”.
Hernández entonces le preguntó varias veces lo mismo a Bardach: por qué no había entrevistado o escrito anteriormente sobre los disidentes en Cuba. Bardach en vano le trató de explicar al abogado miamense que ha hablado con disidentes en Cuba, e incluso ha pasado mucho tiempo con el General Patricio de la Guardia, el hermano gemelo del Coronel Tony de la Guardia, quien fue ejecutado junto al General Arnaldo Ochoa en 1989 en Cuba por traición a la patria y tráfico de drogas. Patricio de la Guardia recibió una sentencia de 30 años de prisión. Está ahora cumpliéndola en arresto domiciliario.

“¿Usted se refiere a Patricio de la Guardia que es el asesino asalariado de Fidel Castro?”, preguntó Hernández, mirando hacia al jurado. “Jamás he escuchado eso”, dijo Bardach. “Mire, Señor Hernández, ¿sabe usted que la hermana de Mister Posada es  coronel en el ejército de Cuba? Vamos a no criminalizar a todos los que viven Cuba”, respondió ya muy irritada Bardach.
Hernández se destaca por su persistencia en hacer variantes de la misma pregunta durante el contra-interrogatorio, y entonces repitió: “¿Usted piensa que no ha escrito críticamente sobre la comunidad cubanoamericana?”

“Fíjese Señor Hernández”, le contestó Bardach. “La verdad es que hay gente en esa comunidad que han violado la ley”. Destacó el caso de David Rivera, un congresista cubanoamericano de Miami que está bajo investigación por anomalías financieras, y también el de Jorge Más Canosa, vinculado a lo que ella llamó “aquel funny business con el condado de Miami. Toda una comunidad no queda manchada simplemente por los errores de ciertos individuos”, declaró Bardach.

HERNANDEZ: “¿TE ESTAS BURLANDO DE MI?”

La pelota de ping-pong del contra-interrogatorio de Art Jernandes entonces regresó otra vez a Cuba. “Los Comités de la Defensa de la Revolución (CDR) son instrumentos que ha utilizado el Régimen de Castro para mantener el control del país, ¿no es cierto?”, preguntó el abogado.
“También distribuyen alimentos y ayudan a los vecinos a resolver algunos problemas cotidiano”, explicó ella y acto seguido contraatacó: “La noción suya de que yo soy el perro en esta riña es una mentira, Señor Hernández”.

La vena en el cuello del abogado miamense se inflamó visiblemente y su cara se puso roja de cólera: “¿Te estás burlando de mi?”, le dijo enfurecido. “50 años de exilio y usted me viene a decir a mi …?”
No llegó a terminar la pregunta. El fiscal Timothy J. Reardon se levantó y planteó una queja ante la jueza Kathleen Cardone, que fue inmediatamente apoyada por la jueza. “Move on”, le dijo. Cambia el tema.

EL TANGO DEL VACÍO

Las más de seis horas de grabaciones que hizo Bardach durante su entrevista a Posada Carriles en junio de 1998 en Aruba tienen un inexplicable vacío de cuatro minutos y 20 segundos, aparte de las casi cuatro horas que fueron censuradas por la corte para que el jurado no las escuchara.
Antes de iniciar una serie de preguntas sobre qué pudiese haber causado el vacío, Hernández le dijo a Bardach: “Quiero que escuche el vacío.” “Señor Hernández, estoy confundida. ¿Usted quiere que yo escuche un vacío?”, respondió perpleja la testigo.

Por más de cuatro largos minutos la jueza, los abogados, los fiscales, la testigo, los interpretes, los alguaciles, los secretarios y asistentes de la jueza, los integrantes del jurado, más los periodistas escucharon un vacío. Un tango silencioso. “Una pausa dramática”, la llamó después el fiscal.
Al finalizar el silencio, Hernández hizo un gesto parecido a una cortada en la yugular con el dedo y su colega Rhonda Anderson apagó la grabación. “Sra. Bardach, ya que hemos escuchado los cuatro minutos y veinte segundos del vacío, usted puede explicarnos qué puede haber causado eso.”
“No sé. Quizás alguien apretó el botón equivocado cuando hizo la transcripción. Eso pasa a veces, pero si hubiera ocurrido algo importante durante ese breve espacio estuviera apuntado en mis notas —y no hay ninguna indicación de eso”, respondió Bardach.

“¿Usted borró esa parte de la grabación?”, le preguntó de forma acusatoria el abogado Hernández. “Eso es absurdo. Yo recojo, no destruyo, información. Soy periodista”, contestó Bardach.

EL TAMAÑO DE LA GRABADORA

El abogado defensor también acusó a Bardach de grabar la entrevista sin haberle advertido a Posada Carriles. “Eso es casi risible. La grabadora estuvo hasta en las piernas de Posada muchas veces. El mismo la apagaba, cuando no le convenía que se grabara algo. Es enorme. Mide más de 6 pulgadas de alto”, respondió la periodista, y abriendo la boca dijo: “duuuh.”

ART NO PUDO CON LA BARDACH

Arturo Hernández terminó el contra-interrogatorio de Bardach sin haber impugnado su testimonio. Miró casi apenado a sus colegas y a su cliente, y se sentó visiblemente desinflado. Tendrá una última oportunidad este miércoles para tratar de impugnarla, pero hoy no pudo.
Bardach mostró ser una testigo difícil de torear, porque es una mujer brillantemente excéntrica. Mientras más quiso el abogado defensor limitar sus respuestas para insinuar mejor sus premeditados concpetos, más la testigo le viraba la tortilla y le daba largas explicaciones que ponían las cosas en su propio contexto.
Bardach desesperó a la jueza, a los fiscales y al abogado defensor. Pero los integrantes del jurado la disfrutaron. Les dio una cátedra sobre el papel de Posada Carriles en la cadena de bombas en La Habana en 1997 y también una lección sobre la historia del terrorismo contra Cuba y el papel de la Fundación Cubano Americana. Y además, la periodista es divertida.
Le jurado se acordará de los cuentos de Bardach y no de las preguntas de Arturo Hernández.

EL TANGO Y LA CONFESION

El día terminó con la grabación de 1998 que nos trajo al tribunal federal en El Paso la voz de Posada Carriles y el fondo de un trío musical en Aruba entonando a Gardel con aquel tango que dice:
El día que me quieras
no habrá más que armonía.
Será clara la aurora
y alegre el manantial.
Traerá quieta la brisa
rumor de melodía.
Y nos darán las fuentes
su canto de cristal.
El día que me quieras
endulzará sus cuerdas
el pájaro cantor.
Florecerá la vida
no existirá el dolor.

Eso, mientras escuchábamos a Posada cantarle a Bardach otro tango. Uno que dice que es el autor intelectual de las bombas en La Habana y el asesino de Fabio Di Celmo en el Hotel Copacabana el 4 de septiembre de 1997:
Bardach: Usted es como el jefe.
Posada: Sí.
Bardach: El autor intelectual.
Posada: Compartimentalizado. Los conozco a todos, pero no me conocen a mí.

Bardach. Entonces me decías que tu intención era asustar a los turistas.
Posada: Sí
Bardach: No matarlos.
Posada: Claro.
Bardach: Pero uno murió, usted sabe.
Posada: Sí. Pero ¿sabe usted que pasó?
Bardach: No.
Posada: Sesenta pies de distancia. Había un pobre hombre en una silla.
Bardach: Sí.
Posada: Y pedazos pequeños…
Bardach. Esquirlas.
Posada: y… le cortó la yugular. Es el más fatal del mundo. No pasó nada, pero le cortó la yugular. Triste, vaya. Es triste, porque no fue intencional, pero no podemos parar porque umm, ese italiano estaba en el momento equivocado en el lugar equivocado.

 

*José Pertierra es abogado y tiene su bufete en Washington. Representa a Venezuela en el caso de extradición de Luis Posada Carriles. Tiene su bufete en Washington DC.

Leas la Primera Parte Diario de El Paso: La forense cubana

Leas la segunda parte: Diario de El Paso: ¿Un testigo despistado o preparado?

Leas la tercera parte: Diraio de El Paso: Siguiendo la pista al denaro

Leas la cuarta parte: Diario de El Paso: Prueba el FBI las razones de Cuba

Leas la cuinta parte: Diario de El Paso: El amigo de Fabio

Leas la parte N.ro 6: Diario de El Paso: María Elvira, la Diva de la Tarde 

Leas la parte N.ro 7: Posada Carriles gana la batalla del fax

Leas la parte n.ro 8: Diario de El Paso: Las razones de Tony Álvarez

Leas la parte N.ro 9:  Diario de El Paso: El testimonio de Ann Louise Bardach

Leas la parte n.ro 10: Diario de El Paso: Bardach vs Hernandez, primer round

Leas la parte n.ro 11: Diario de El Paso: Bardach en el País de las Maravillas

 

 

Commenti

Please login to post comments or replies.
Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Marzo 2011 05:07  

Login Register





Login
Register


In order to view this object you need Flash Player 9+ support!

Get Adobe Flash player
Joomla! Slideshow

Chi è online

 111 visitatori online

Statistiche

Hits visite contenuti : 1469350