Di
Alexis Rojas Aguilera
Traduzione di
Stefano Guastella - revisione del testo TIO GIGI
Il vocabolo MOA, ha origini africane?
Moa (Holguín) - 4 febbraio 2011 - Una nuova e sorprendente interpretazione dell’origine della parola MOA, nome della città mineraria dell’estremo orientale della provincia di Holguín, è stata rivelata dal ricercatore Jorge Miranda López, con un documento che fa parte di un testo in preparazione dedicato alla storia dell’Industria del Nickel a Cuba. Clicca su leggi tutto per continuare - Haz click sobre "leggi tutto" para continuar
Parlando con il sottoscritto, Miranda López, specialista del Centro di Ricerche dell’Industria del Nickel, del Ministero dell’Industria di Base, ha segnalato che gli studi praticati su questa parola, mettono in dubbio il fatto che provenga dalla lingua utilizzata dai primitivi abitanti dell’Isola e da altre versioni fino ad ora ipotizzate.
|
| Il Giovane ricercatore cubano Jorge Miranda López |
Questo fisico matematico, con la vocazione dello storico, crede che questo tema si perda nel tempo; bisogna tornare indietro almeno fino al 1586 o forse ancora prima, dato che ha trovato elementi che danno queste indicazioni.
Miranda dice di avere informazioni che riguardano l’arrivo in quell’anno, sulle coste di Moa, del famoso Corsaro inglese Sir Francis Drake, che si fermò per far rifornimento di acqua, e dell’abbandono , sul territorio , di individui catturati come bottino di guerra da imbarcazioni che praticavano la Tratta degli Schiavi.
L’altro elemento distintivo che lo fa meditare sulla possibilità di un “prima che…”, aggiunge quest’uomo di Santiago, trapiantato nella rossa terra del Nickel e Cobalto e laureato nella ormai estinta Unione sovietica, sono certi appunti di Cristoforo Colombo, scritti durante il suo secondo viaggio verso il “Nuovo Mondo”, dove riferisce di aver combattuto contro una tribù di guerrieri dalla pelle oscura, nella città aborigena di Babeque, l’attuale Haiti.
“Catturarono uno di loro”, dice Jorge, e il prigioniero raccontò ai suoi rapitori, in merito al colore della sua pelle, che lui ed altri uomini "erano stati trascinati qui dai venti e dalle correnti marine, dalle coste del Sudan”.
Il Master in Scienze, che ha 45 anni aggiunge: “Lo studio delle iniziali rotte dei portoghesi verso il continente Africano, un qualcosa che si dice Colombo fece mentre prestava servizio a Lisbona, gli permise di conoscere l’esistenza di terre a Occidente di questo continente”.
“Questa sua conoscenza mira a costituire l’ancoraggio al suo ulteriore progetto di un nuovo percorso verso Cipango, convinto di poterlo incontrare”, segnala Miranda López.
“Però, parrebbe che Colombo incorse nell’errore di spostarsi di più in Altitudine, rispetto all’Ecuador, per tal maniera il percorso si allungò maggiormente rispetto a quello di altri navigatori”, dice Miranda.
“E’ per questo che dovette richiedere uno sforzo immane”, aggiunge Miranda, “al suo equipaggio, ormai quasi ammutinato : navigare per altri tre giorni, oltre la rotta stimata perché, finalmente, Rodrigo de Triana potesse avvistare la desiderata terra”.
A questo punto, Jorge Miranda, Ricercatore ausiliario con 21 anni di esperienza, introduce un discorso che contribuisce a dare valore alla sua ipotesi che ancora non ha terminato: “Però non è tutto qui”, afferma.
“Anche i dati del nome Moa riportano elementi interessanti. In Africa, esiste un fiume che si chiama Moa, oltre a l’unico fiume con questo nome che si trova a Cuba, nell’oriente del paese.
A livello mondiale, nelle regioni geografiche relativamente più all’interno del continente africano, il vocabolo 'Moa' lo troviamo in quattro siti mentre 37 luoghi utilizzano un vocabolo preceduto da questo prefisso. Moa è anche il nome di un grande volatile, ormai estinto, del continente africano".
|
| Mappa del Fiume MOA in Sierra Leone, Africa |
Una teoria singolare, aggiunge che al termine “Moa” è legata la parola “Palenque”, che secondo vari dizionari consultati, tra i quali quello della Reale Accademia Spagnola, è descritto come: Palenque (Parola di lingua francese, palo di legno, palo conficcato nel suolo: 1.- parola arcaica: Palizzata. 2 a- Una delle stecche delle palizzate. 2 b- Tagliate. 3 a- Aggiunta b: un’area o limite nel quale uno è privilegiato o protetto in una giurisdizione dalle censure, dove non è ascoltato.
Si riporta anche che il termine Palenque proviene dal catalano e deriva dalla forma “palenc” o “empalizada” (Palizzata). "Questo fa supporre”, commenta Miranda, “che la presenza catalana, giocò un ruolo primario in quell’epoca a Cuba”.
“Così”, riflette Miranda, “tutto sembra far puntare ad una origine Catalana della denominazione Palenque, nome attribuito ai rifugi utilizzati dagli schiavi negri, che fuggivano dalla loro condizione di schiavitù. Questi venivano chiamati “Cimarrones” o “negros bozales”. Nell’attuale regione di Moa, è esistito un rifugio celebre: El Frijol (Il Fagiolo)”.
Una verità accertata è che gli abitanti dell’inospitale Palenque di El Frijol, nel pieno del cuore delle montagne del gruppo Sagua-Baracoa, commerciavano con i Catalani che si erano insediati in quella che una volta era chiamata la “Gran Hacienda di Moa”, proprio negli anni del palenque.
Il significato cubano della parola “Palenque”, deriva da usi anteriori. Il Dizionario delle Autorità del 1737 (Diccionario de Autoridades) riporta questo: "Il recinto o la staccionata che si fa per chiudere un terreno, nel quale si deve svolgere un torneo o un’altra festa pubblica. Dicesi così per essere fatta di pali conficcati nella terra”.
Questo dettaglio, mostra che probabilmente in questa data ancora così precoce, “El Frijol” non era ancora considerato un Palenque, come lo sarebbe stato successivamente, ma un assembramento convenzionale, la dimora di persone di pelle nera, che vivevano li.
Come sono arrivati? Quando sono arrivati? Forse davvero sono stati “trascinati dal vento e dalle correnti marine”, in fragili imbarcazioni, un qualcosa forse similare alla teoria migratoria di Thor Heyerdahl oppure sono stati lasciati nella zona dal Corsaro inglese Sir Francis Drake.
“Queste persone”, dice Miranda, “hanno trovato a Cuba un luogo tranquillo, un posto dove poter vivere e, come parte della cultura che hanno portato dai loro paesi, di fronte ad un paesaggio molto simile al loro, hanno chiamato Moa, il fiume e la regione, nome che è rimasto con il trascorrere del tempo”, precisa.
|
| Una Mappa dell'ipotetico collegamento del vocabolo MOA tra Africa e Cuba |
“Ci sono anche prove”, aggiunge lo specialista in tecniche nucleari, “che questo nome si è mantenuto vivo nel periodo in cui è stata fatta la Tratta degli Schiavi. Indipendentemente dal fatto che i colonialisti spagnoli tentarono di mantenere il nome aborigeno della regione di Moa, che era Macaducho, il nuovo nome si impose. La regione infatti era chiamata nei primi tempi con il nome Cuartón de Macaducho e anche la riflessione su questo nome ha offerto spunti interessanti.
Si afferma che il Capitano Spagnolo di Cuba, Francisco Dionisio de Vives y Planes (che governò dal maggio 1823 fino al 15 maggio del 1832), era a conoscenza della presenza dei neri in questa regione orientale, però non ci sono conferme di questa sua conoscenza.
Una legge del 1832, pretendeva che gli immigranti delle Isole Canarie si insediassero nella zona Sudest dell’Oriente, appellandosi alla necessità di equilibrare la presenza dei bianchi e stimolare la coltivazione del tabacco. Questo fa pensare che le autorità sapevano della presenza dei neri".
Quando la Corona Spagnola, decise di creare, vicino alle rive del fiume Cabañas, a due chilometri dal fiume Moa, quella che allora fu chiamata la “Colonia de Vives”, fu ufficialmente adottato il nome di Partido Pedáneo di Macaducho e abbandonato il termine Moa.
Nonostante questo, il nome ufficiale non resse per molto tempo. Verso il 1860, a causa di varie epidemie, la “Colonia de Vives” scomparve e con lei anche il nome di Macaducho.
Il termine aborigeno di Maca da cui proviene il nome Macaducho, ha una spiegazione attuale. Lo studioso Don Fernando Ortiz, disse che Macaca era forse era un africanismo
E lo specifica nel suo glossario : Macaca.- Toponimo Estero, fiume e Quartiere rurale nel golfo di Guanacayabo, a Manzanillo, Così è stato chiamato anche il Gruppo di Montagne che va da Cabo Cruz, fino al fiume Baconao, con il nome di Sierra Maestra.
Come si può dedurre, il prefisso Maca, era utilizzato dagli aborigeni cubani, per designare i neri che si insediavano nelle montagne.
L’esempio è Macaducho, regione che comprendeva dalla zona di Baracoa, fino a Sagua de Tánamo (chiamato Cuartón in quei tempi).
Mentre, aggiunge Miranda, l’uso della parola “Palenque”, per illustrare l’esistenza di un villaggio recintato, protetto da pali piantati nel terreno, fu introdotto dai primi colonizzatori della Catalogna, che vennero ad abitare in questa regione.
“La descrizione delle installazioni difensive delle tribù guerriere africane, realizzate nel 1800 da un inglese”, conclude questo giovane scientifico, padre di tre figli, “mostra una straordinaria somiglianza con i Palanques cubani, tra i quali La Zanja, El Maluala e El Frijol, che fu distrutto nel 1803, anche se furono da lui definite semplicemente fortificazioni. Però la parola Moa, rimase impressa nella memoria".
Sara così? Oppure no? Solo il tempo e l’approfondimento degli studi, potranno confermare o negare questa ipotesi, sostenuta con argomenti interessanti, che però attualmente risulta essere una visione completamente nuova e sorprendente sul nome della terra del Nickel. Ci sono ancora tante incognite da chiarire…
----------------------------------------------------------
Moa, un posible vocablo africano
|
| El investigador cubano Jorge Miranda López |
Por
Alexis Rojas Aguilera - Moa (Holguín) - 4 de febrero 2011 - Una nueva y sorprendente interpretación del origen de la palabra Moa, como denominación para la comunidad minera del extremo Este de la actual provincia de Holguín, acaba de ser revelada por el investigador Jorge Miranda López, como parte de un texto en preparación dedicado a la historia de la industria del níquel en Cuba.
En diálogo con este reportero, Miranda López, especialista del Centro de Investigaciones de la Industria del Níquel, del Ministerio de la Industria Básica, señaló que los estudios practicados sobre el particular, ponen en duda provenga de la lengua utilizada por los primitivos habitantes de la Isla y otras versiones.
Cree este físico-matemático con vocación de historiador, que este asunto se pierde en el tiempo, tanto al menos, como el año 1586 o quizás antes, pues encontró elementos que lo sugieren.
Señala tener información del arribo ese año a las costas de Moa del famoso corsario inglés Sir Francis Drake para reabastecerse de agua y del abandono de individuos capturados como botín en barcos que practicaban la Trata de Esclavos.
|
| Una de las Esculturas Olmecas que se encuentran en México |
El otro elemento sustantivo que lo hace meditar en un “antes de…”, agrega este santiaguero aplatanado en la tierra del níquel y el cobalto y graduado en la extinta Unión Soviética, es ciertos apuntes de Cristóbal Colón en su segundo viaje al Nuevo Mundo, donde refiere combatir con una tribu de guerreros de piel oscura, en la aborigen Babeque, actual Haití.
Apresaron a uno de ellos, dice Jorge, y el prisionero contó a sus captores en relación con el color de su piel, que habían sido arrastrados por los vientos —y corrientes marinas— desde las costas de Sudán.
El estudio de los iniciales derroteros de los portugueses hacía el continente Africano, añadió este máster en ciencias de 45 años, algo que se afirma hizo Colón mientras prestó servicios a Lisboa, le permitió saber de la existencia de tierras al Occidente de ese continente.
Este conocimiento apunta a constituir el anclaje de su ulterior proyecto para la búsqueda de un nuevo camino hacia Cipango, convencido de encontrarla, señaló Miranda López.
Pero, como al parecer incurrió en el “error” de derivar más en la Altitud con respecto al Ecuador, el camino se tornó mayor que lo apreciado por otros navegantes, dijo.
Es por ello que tuvo que solicitar, infiere, a su tripulación casi sublevada tres días más, después de navegar lo estimado para que, al fin, Rodrigo de Triana pudiera divisar la tierra deseada.
En este punto, Jorge Miranda, investigador auxiliar con 21 años de experiencia, introduce un giro en la conversación que contribuye a validar su hipótesis todavía inconclusa. Pero todo no termina ahí, afirmó.
Los datos del nombre Moa también arrojan elementos interesantes. En África, existe un Río con el nombre de Moa, más en Cuba es una sola, en el Oriente del país.
![]() |
| Un mapa de la zona del continente Africano de donde provenían los negros durante la Trata de los Esclavos |
A nivel mundial, en regiones geográficas relativamente más al interior del continente africano, Moa está en cuatro sitios y 37 lugares más lo utilizan como prefijo. Moa es también el nombre de un ave de gran porte extinta de ese continente.
Una arista singular, adicionó, vinculada al término Moa es la palabra Palenque, que según varios Diccionarios consultados, entre ellos el de la Real Academia Española, es descrito como: Palenque (Palabra del Francés, estaca de palo, palos-mas en suelo: 1.- palabra arcaica: Palizada, Palideciendo 2 a- Una de las estacas de las palizadas 2 b- Cortadas 3 a- Ajunte b: un aérea o Límite con el cual uno es privilegiado o protegido en una jurisdicción de las censuras, donde no es escuchado.
También que Palenque es atributo de los catalanes y derivaría de la forma “palenc” o empalizada. Esto permite suponer, comentó, que la presencia catalana jugó un papel primordial por aquella época en Cuba.
De modo, reflexionó, que todo parece apuntar al origen Catalán de la denominación Palenque, nombre atribuido a los refugios utilizados por los negros esclavos que escapaban de la esclavitud. A ellos los llamaron Cimarrones o negros bozales. En la actual región de Moa existió uno célebre: El Frijol.
Una verdad reconocida es que los pobladores del inhóspito Palenque de El Frijol, pleno corazón de las montañas del grupo orogénico Sagua-Baracoa, comerciaban con catalanes asentados en la otrora Gran Hacienda de Moa, justo en los años de auge de ese palenque.
La acepción cubana de la palabra deriva de usos anteriores. El Diccionario de Autoridades (1737) dice lo siguiente: "La valla o estacada que se hace para cerrar algún terreno, en que ha de haber lid, torneo u otra fiesta pública. Díxose así por hacerse de palos hincados en tierra".
Tal detalle muestra que para probable fecha tan temprana, El Frijol no era aún un Palenque como lo fue después, sino un asentamiento convencional, la morada de personas de tez negra que allí vivían.
¿Cómo llegaron, cuándo llegaron? Tal vez efectivamente arrastrados por los vientos y las corrientes marinas en frágiles embarcaciones, algo quizás parecido a la teoría migratoria de Thor Heyerdahl o dejados en la zona por el corsario inglés Sir Francis Drake.
Esas personas, opina, encontraron en la Isla un remanso, un sitio para vivir y como parte de la cultura que portaban ante similitudes del paisaje llamaron Moa al río y la región, nombre que quedó con el paso del tiempo, precisó.
También hay evidencias, añadió este especialista en técnicas nucleares, de que este nombre se mantuvo vivo durante el periodo en que fue practicada la Trata de Esclavos.
Independientemente, añadió, de que los colonialistas españoles intentaron mantener el nombre aborigen de la región de Moa, que era Macaducho, la nueva denominación se impuso.
Llamada en los primeros tiempos el Cuartón de Macaducho, la reflexión sobre este nombre aborigen también le ofreció pistas.
El Capitán Español de Cuba, Francisco Dionisio de Vives y Planes (que gobernó de mayo de 1823 hasta el 15 de mayo de 1832), se afirma conocía de la presencia de negros en esta región del Este oriental, pero no hay confirmación de este conocimiento.
Y es aquí, cuando en 1832, una Ley que pretendía la ubicación de los inmigrantes de Islas Canarias en la zona Sureste del Oriente, apelaba a la necesidad de equilibrar la presencia de blancos y estimular el cultivo del tabaco. Esto propicia deducir que sabían de la existencia de negros.
Es justo, cuando la Corona española decide crear a orillas del río Cabañas, a dos kilómetros del río Moa, la denominada Colonia de Vives, que oficialmente adoptó el nombre de Partido Pedáneo de Macaducho e ignoró el término Moa.
Sin embargo, el nombre oficial no se sostuvo por mucho tiempo. Hacía 1860, por epidemias desatadas, desapareció la Colonia de Vives y con ella el nombre de Macaducho.
El término aborigen Maca tiene explicación actual. El estudioso Don Fernando Ortiz, dijo que:
Macaca.- quizás sea un africanismo…
Y lo plasma en su Glosario:
Macaca.- Topónimo Estero, Río y Barrio rural en el Golfo de Guanacayabo, en Manzanillo, también le han nombrado al Grupo de Montañas desde el Cabo Cruz hasta el río Baconao, por el nombre de la Sierra Maestra.
|
| Mapas de Quilombo |
Como se puede inferir, el prefijo Maca, era utilizado por los aborígenes de Cuba, para designar a los negros que se asentaban en las montañas.
Ejemplo es Macaducho, región que comprendía desde la zona de Baracoa hasta Sagua de Tánamo (Cuartón para aquellos tiempos).
Mientras, consignó Miranda, el uso de la palabra Palenque, para ilustrar la existencia de un poblado cercado, protegido con postes hincados, fue implantado por los primeros colonizadores de Cataluña que habitaron esa región.
La descripción de instalaciones defensivas de tribus guerreras africanas realizada en el año 1800 por un inglés, concluyó este joven científico padre de tres hijos, muestra una extraordinaria semejanza con los Palenques cubanos, entre ellos La Zanja, El Maluala y El Frijol, destruido este último en 1803, aunque las denominó simplemente fortificaciones. Pero la palabra Moa quedó clavada en la memoria.
¿Será o no será? Solamente el tiempo y la profundización de los estudios confirmarán o negarán esta hipótesis interesantemente sustentada, pero que resulta innegablemente una visión nueva y sorprendente sobre el nombre de la tierra del níquel. Existen aún tantas incógnitas por dilucidar…







