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Salim Lamrani contro Yoani Sanchez

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fonte: Peacelinks lists - indymedia-  Salim Lamrani www.voltairenet.org - traduzione P.Soravia

Le contraddizioni della blogger cubana Yoani Sánchez

di Salim Lamrani *

La blogger cubana Yoani Sánchez rappresenta oggi la nuova dissidenza politica di fronte al regime di Fidel Castro. Il suo sito internet in 18 lingue impressiona, ma se si misura la sua frequentazione in visite si rimane sconcertati. Yoani Sánchez ha ricevuto vari premi letterari o politici da paesi occidentali. Tuttavia, i testi che scrive sono pieni di contraddizioni e la sua biografia è confusa, rimarca Salim Lamrani.

Soprattutto, il suo sito internet conta sull'assistenza di potenti mezzi tecnici e di deroghe amministrative negli Stati Uniti; questo lascia apparire un grande appoggio logistico made in Usa dietro il quale si presenta, falsamente, come un'iniziativa individuale e spontanea.

Il 7 novembre 2009, i mezzi occidentali hanno dedicato ampi spazi alla blogger cubana Yoani Sánchez (vedere il suo sito internet). La notizia proveniente da La Habana sull'alterco tra la dissidente e le autorità cubane ha fatto il giro del mondo e ha eclissato il resto dell'attualità. [1]

La Sánchez ha raccontato dettagliatamente la sua sventura nel suo blog e sulla stampa. Così, ha affermato che era stata arrestata in compagnia di tre amici da "tre robusti sconosciuti" in un "pomeriggio carico di botte, grida e insulti". [2]

Ha spiegato, quindi, la sua storia che assomiglia a un autentico calvario:

"Gli stessi 'aggressori' hanno chiamato una pattuglia che ha portato via me e altri due che mi accompagnavano [.]. mi sono rifiutata di salire sulla brillante Geely ed [.] è arrivata una raffica di colpi, spintoni, mi hanno caricato con la testa in giù e hanno cercato di infilarmi in macchina. Mi sono aggrappata alla portiera. colpi sulle nocche. sono riuscita a togliergli una carta che uno di essi teneva in tasca e me la sono messa in bocca. Un'altra raffica di colpi affinché restituissi loro il documento.

Dentro c'era già Orlando, immobilizzato con una mossa di karatè che lo teneva con la testa incollata al pavimento. Uno mi ha messo il ginocchio sul petto e l'altro, dal sedile anteriore mi picchiava nella zona dei reni e mi batteva la testa affinché aprissi la bocca e lasciassi andare la carta. Per un momento, ho sentito che non sarei mai uscita da quell'auto. 'Fino a qui sei arrivata Yoani', 'sono finite le pagliacciate' ha detto quello che era seduto di fianco all'autista e che mi tirava i capelli. Nel sedile di dietro aveva luogo un singolare spettacolo: le mie gambe verso l'alto, il mio viso arrossato dalla pressione e il corpo dolorante, di fianco c'era Orlando malridotto da un professionista delle bastonate. A questo, sono solo riuscita per caso a afferrargli i testicoli - attraverso i pantaloni - in un atto di disperazione. Ho affondato le unghie, pensando che avrebbe continuato a schiacciarmi il petto fino all'ultimo respiro. 'Ammazzami dai' gli ho gridato, con l'ultimo fiato che mi rimaneva e quello che stava davanti ha ammonito il più giovane 'Lasciala respirare'.

Ascoltavo Orlando ansimare e i colpi continuavano a cadere su di noi, ho preso in considerazione di aprire la portiera e buttarmi fuori, ma non c'era una maniglia da usare da dentro. Eravamo alla loro mercé e sentire la voce di Orlando mi dava coraggio. In seguito, egli mi ha detto che gli succedeva la stessa cosa con le mie parole strozzate. che gli dicevano 'Yoani è ancora viva'. Ci hanno lasciati annientati e doloranti sulla strada della Timba, una donna si è avvicinata ' Che cosa vi succede?'. 'Un sequestro', ho azzardato a dire.

Piangiamo abbracciati in mezzo al marciapiede, pensavo a Teo, per Dio come gli spiego tutte queste traversie. Come posso dirgli che vivo in un paese dove succede questo, come posso guardarlo e raccontargli che a sua madre, per il fatto di scrivere in un blog e mettere le sue opinioni in kilobyte, l'hanno violentata in piena strada. Come descrivergli il viso dispotico di quelli che ci hanno fatto salire a forza su quell'auto, il piacere che si notava in loro nel picchiarci, nel tirarmi su la gonna e trascinarmi seminuda fino all'auto. "[3]

Gli Stati Uniti (dove Yosvanis Valle, un cittadino cubano di 34 anni, era stato giustiziato 48 ore prima, portando a 42 il numero di esecuzioni dell'anno 2009 [4]) hanno dichiarato la propria profonda preoccupazione, attraverso il portavoce del Dipartimento di Stato Ian Nelly. "Continueremo a interessarci della salute di Yoani Sánchez e del suo accesso alle cure mediche". [5]


1. Contraddizioni



Le parole di Yoani Sánchez sono terrificanti e suscitano immediatamente la simpatia e la comprensione del lettore verso la vittima. Ciò nonostante, è inevitabile segnalare alcune contraddizioni che gettano un'ombra sulla credibilità da tale racconto. Il 9 novembre 2009, tre giorni dopo la sua disavventura, Yoani Sánchez ha ricevuto nella sua casa la stampa straniera per raccontare l'incidente. Prima sorpresa per i giornalisti, riferita dal corrispondente della BBC a La Habana Fernando Ravsberg: nonostante "i colpi e gli spintoni", i "colpi sulle nocche", la nuova "raffica di colpi", il "ginocchio sul [suo] petto", i colpi "ai reni e [.] alla testa", "i capelli" tirati, il "viso arrossato per la pressione e il corpo indolenzito", "i colpi [che] continuavano a cadere e "tutti queste traversie" che ha evocato la blogger cubana, [6] Ravsberg ha notato che la Sánchez "non ha ematomi, segni o cicatrici". [7] Le immagini del canale statunitense CNN, che pure ha intervistato la blogger, confermano le parole del giornalista britannico. Inoltre, il corrispondente della CNN prende precauzioni verbali e insiste nella sofferenza "apparente" della Sánchez (usa una stampella per muoversi) [8] Secondo l'Agenzia France Presse che racconta la storia chiarendo con attenzione che si tratta della versione della Sánchez con il titolo "Cuba: la blogger Yoani Sánchez dice essere stata percossa e fermata brevemente", la blogger "non è stata ferita". [9] Interrogata al riguardo dalla BBC, Yoani Sánchez cerca di spiegare questa contraddizione. Secondo lei, i segni e gli ematomi sul viso e nel corpo sono realmente esistiti, ma sono spariti. "Per tutto il fine settimana ho avuto lo zigomo e il sopracciglio infiammati". Tutti i segni sono spariti. il lunedì mattina con l'arrivo del primo giornalista straniero. Invece, ematomi e "vari segni" rimangono, afferma, ma. "soprattutto sulle natiche, purtroppo non posso mostrarli", ha spiegato. [10] La Sánchez non ha precisato le ragioni per le quali non si è degnata di fotografare gli ematomi e i segni immediatamente dopo l'incidente, quando erano visibili, la qual cosa avrebbe costituito una prova irrefutabile della violenza della polizia contro di lei. Quanto ai capelli strappati, questo fatto non è assolutamente visibile nelle foto e nei video, la sua spiegazione è semplice: "Ho perso molti capelli ma in questa abbondante chioma non si nota". [11] Nel suo blog e in un'intervista alla radio, la Sánchez parla di "sequestro nel peggiore stile della camorra", dando l'impressione di essere stata fermata per varie ore. [12] Orbene, nella sua intervista alla BBC, quando il giornalista insiste e chiede precisazioni, la blogger confessa che in realtà l'incidente è durato in totale 25 minuti. D'altra parte, la Sánchez afferma che il fermo è successo alla piena luce del giorno, di fronte a una fermata di autobus piena di gente. Ciò nonostante, la stampa occidentale non è riuscita a trovare un solo testimone, neanche anonimo, per confermare le parole della blogger e documentare così la veridicità delle sue affermazioni. [13] Analogamente, nessuna delle persone che accompagnavano Yoani Sánchez ha voluto rispondere alle richieste di interviste dei media occidentali, indirizzandoli verso la blogger, incaricata di parlare a nome di tutti. D'altra parte, sembra sorprendente e illogico che le autorità di La Habana abbiano deciso di maltrattare pubblicamente una dissidente tanto 'mediatica' come Yoani Sánchez, sapendo con assoluta certezza che un simile atto avrebbe scatenato immediatamente un scandalo internazionale. A priori, esistono altri mezzi molto più efficaci e discreti per intimorire gli oppositori. Infine, la Sánchez cade in nuove contraddizioni quando cerca di chiarire alcuni lati oscuri della sua testimonianza. Così, ha spiegato che la sua resistenza sarebbe dovuta al fatto che gli agenti, in borghese, "non avevano mostrato nulla che li identificasse come autorità, mi sarei comportata in modo diverso se fossero stati in uniforme. Ho chiesto loro che facessero venire un poliziotto, hanno chiamato ed è arrivata una pattuglia di polizia che si è portata via le altre due ragazze e ha lasciato Orlando e me nelle mani degli altri". [14] Quindi, nel suo blog, assicura che la polizia è arrivata all'inizio del controllo, ma ciò non le avrebbe impedito di resistere a quello che somiglia sempre di più a un controllo di identità fatto da poliziotti in borghese che a un linciaggio pubblico. Insomma, nessun elemento permette di confermare le parole di Yoani Sánchez, non è disponibile nessun'altra testimonianza, nemmeno quelle delle persone che l'accompagnavano. Allora bisogna fidarsi solo della versione della blogger, che è piena di contraddizioni. In presenza di questi elementi, è impossibile non mettere in dubbio le affermazioni della famosa blogger cubana. È necessario fare un paragone. La stampa occidentale ha concesso, in appena 72 ore, più spazio a Yoani Sánchez e al suo incidente con le autorità che a tutti i crimini che ha commesso (più di un centinaio di assassini, altrettanti di casi di sparizioni e innumerevoli atti di tortura e di violenza) la dittatura militare che il golpista Roberto Micheletti dirige dal 27 giugno 2009. Decisamente, la Sánchez non è una semplice blogger critica di un sistema come lei stessa afferma.


2. Il fenomeno Yoani Sánchez



Yoani María Sánchez Cordero è un'abitante di La Habana nata nel 1975, apparentemente laureata in Filologia dall'anno 2000, come annuncia nel suo blog. Sussiste un dubbio al riguardo perché durante il suo soggiorno in Svizzera due anni dopo, quando si iscrisse presso le autorità consolari, dichiarò un livello "preuniversitario" come dimostrano gli archivi del consolato della Repubblica di Cuba a Berna. [15] Così, dopo avere lavorato nel campo editoriale e fatto lezioni di spagnolo ai turisti, decise di abbandonare il paese in compagnia di suo figlio. Il 26 agosto 2002, dopo essersi sposata con un tedesco chiamato Karl G., di fronte alla "delusione e l'asfissia economica" che regnava a Cuba, emigrò in Svizzera con un "permesso di viaggio all'estero" valido per undici mesi. [16] Curiosamente, scopriamo che dopo essere fuggita da "un'immensa prigione con muri ideologici" [17], per riprendere le parole che usa per riferirsi al suo paese di nascita, decise, due anni dopo, durante l'estate 2004, di lasciare il paradiso svizzero - una delle nazioni più ricche del mondo - per tornare alla "barca che fa acqua al punto da naufragare" come qualifica metaforicamente l'Isola. [18] Di fronte a questa nuova contraddizione, la Sánchez spiega che ha scelto di tornare nel paese dove regnano "le urla del despota", [19] dove "Esseri delle ombre, che come vampiri si alimentano della nostra allegria umana, ci inoculano la paura tramite i colpi, le minacce, il ricatto", [20] "per motivi familiari e contro l'opinione di conoscenti e amici". [21] Quando si legge il blog di Yoani Sánchez, dove la realtà cubana viene descritta in modo apocalittico e tragico, uno ha l'impressione che il purgatorio, in confronto, sia uno stabilimento balneare, e che solo il caldo asfissiante dell'anticamera dell'inferno dia un'idea di quello che vivono quotidianamente i cubani. Non appare nessun aspetto positivo della società cubana. Si raccontano solo aberrazioni, ingiustizie, contraddizioni, difficoltà. Quindi, il lettore ha difficoltà a capire perché una giovane cubana abbia deciso di lasciare la ricchissima Svizzera per ritornare a vivere in quello lei paragona all'inferno di Dante dove "le tasche si svuotavano, la frustrazione cresceva e la paura regnava". [22] Nel suo blog, i commenti dei suoi sostenitori stranieri fioriscono al riguardo: "Non capisco il tuo ritorno Perché non hai dato un futuro migliore a tuo figlio?", "Cara amica vorrei sapere il motivo per il quale hai deciso di ritornare a Cuba". [23] Per converso, alcuni dei suoi compatrioti che vivono nell'estero, delusi dal sistema di vita occidentale, le comunicano anche il loro desiderio di tornare a vivere a Cuba: "Ritornerò, vivo a Miami da 7 anni [.] e a volte mi chiedo anche se sia valsa la pena dell'esilio fisico", "Mi manca la mia gente [.] . Un giorno o l'altro lo farò, ritornerò a casa con mio marito tedesco - un altro matto che è d'accordo di richiedere la residenza là", "Perché sei tornata?.solitudine, nostalgia, rimpianto del passato. [Dopo, riferendosi al mondo occidentale] facce strane, gente triste e arrabbiata con il resto dell'umanità senza sapere perché, politici ugualmente corrotti e molti giorni grigi. Non è necessario che spieghi niente. Da 14 anni non ci sono soli nella mia mappa del tempo", "Ho inoltrato [l'informazione] a mio papà che vive fuori da Cuba, che ha in progetto di ritornare". [24] Una delle due, o Yoani è fuori di testa per aver deciso di lasciare la Perla d'Europa e ritornare a Cuba, o la vita nell'Isola non è tanto drammatica come lei la descrive. In un intervento nel suo blog nel luglio 2007, Yoani ha raccontato dettagliatamente l'aneddoto del suo ritorno a Cuba. "Tre anni fa [.] a Zurigo [.], ho deciso di ritornare e restare nel mio paese", ha annunciato, sottolineando che si trattava di "una semplice storia del ritorno di un emigrante al suo luogo di origine". "Comprammo biglietti di andata e ritorno" per Cuba. Quindi la Sánchez ha deciso di rimanere nel paese e di non ritornare in Svizzera. "I miei amici hanno creduto che stessi facendo loro uno scherzo, mia mamma si e rifiutata di accettare che sua figlia non vivesse più nella Svizzera del latte e del cioccolato". Il 12 agosto 2004, la Sánchez si presentò all'ufficio di immigrazione provinciale di La Habana per spiegare il suo caso. "Tremenda sorpresa quando mi dissero, chiedi chi è l'ultimo della fila di quelli 'che tornano' [.] . Cosicché trovai, all'improvviso, altri 'matti' come me, ognuno con la sua atroce storia di ritorno". [25]

In effetti, il caso della Sánchez è lungi dall'essere un caso isolato, come illustrano questo aneddoto e i commenti lasciati nel suo blog. Un numero sempre maggiore di cubani che hanno scelto di emigrare all'estero, dopo avere affrontato numerose difficoltà di adattamento e aver scoperto che l' "El Dorado" occidentale non brillava tanto quanto avevano immaginato e che i privilegi dei quali godevano in casa non esistevano da nessun'altra parte, decidono di ritornare a vivere a Cuba. Invece, Yoani Sánchez omette di raccontare le vere ragioni che l'hanno indotta a ritornare a Cuba, oltre i motivi familiari che ha citato (motivi che sua madre apparentemente non ha condiviso, visto la sua sorpresa). Le autorità cubane le hanno concesso un trattamento di favore per ragioni umanitarie, permettendole di recuperare il suo status di residente permanente a Cuba, malgrado fosse stata più di 11 mesi fuori del paese. In realtà, il soggiorno in Svizzera fu lungi dall'essere tanto idilliaco come aveva previsto. La Sánchez scoprì un sistema di vita occidentale completamente diverso da quello al quale era abituata a Cuba, dove, nonostante le difficoltà e le vicissitudini quotidiane, tutti i cittadini dispongono di un'alimentazione relativamente equilibrata malgrado la libreta de abastecimiento e le carenze, di accesso all'attenzione medica e all'educazione, alla cultura e al tempo libero gratuito, di un'abitazione e di un ambiente sicuro (la criminalità è molto bassa nell'Isola). Cuba è forse l'unico paese del mondo dove è possibile vivere senza lavorare (la qual cosa non è sempre positiva). In Svizzera, la Sánchez ha avuto enormi difficoltà per trovare un lavoro e vivere decentemente e, disperata, ha deciso di ritornare al paese e spiegare le ragioni di ciò alle autorità. Secondo queste, la Sánchez avrebbe supplicato piangendo i servizi di immigrazione che le concedessero una dispensa speciale per la revoca del suo status migratorio, e glielo hanno concesso. [26]

Yoani Sánchez ha deciso di occultare accuratamente questa realtà.


3. la ciberdissidenza



Nell'aprile 2007, Yoani Sánchez decise di far parte dell'universo dell'opposizione a Cuba fondando il suo blog Generación Y. Dimenticandosi della magnanimità delle autorità verso di lei quando era ritornata a Cuba nel 2004, diventa così un'acerrima detrattrice del Governo di La Habana. Le sue critiche sono aspre, poco sfumate e a senso unico. Presenta un panorama apocalittico della realtà cubana e accusa le autorità di essere responsabili di tutti i mali. Non evoca mai, nemmeno un solo istante, il particolare contesto geopolitico nel quale si trova Cuba dal 1959. Esistono centinaia di blog a Cuba. Vari di essi denunciano in maniera incisiva alcune aberrazioni della società cubana. Ma la messa a fuoco è molto più sfumata e l'informazione meno parziale. Tuttavia la stampa occidentale ha scelto il blog manicheo della Sánchez. [27] Secondo la blogger, a Cuba, "sono naufragati il processo, il sistema, le aspettative, le illusioni. [È un] naufragio [totale]", prima di concludere con questa metafora lapidaria: "la barca è affondata". Per lei, è evidente che Cuba deve cambiare orientamento e governo: è necessario "cambiare il timoniere e tutto l'equipaggio" 28] a fine di elaborare "un capitalismo sui generis". [29] La Sánchez è una persona sagace che ha compreso perfettamente che poteva prosperare rapidamente con questo tipo di discorso apprezzato dalla stampa occidentale. Ha negoziato un tacito accordo con le multinazionali della comunicazione e dell'informazione. Poiché, affinché la stampa occidentale conceda lo status di "blogger indipendente" e per godere di un certo spazio mediatico, è imprescindibile pronunciarsi contro il sistema e contro il governo ed esigere un cambiamento radicale e più concretamente il ritorno a un capitalismo d'impresa privata, e non limitarsi a denunciare alcune aberrazioni del sistema. Come corroborare l'affermazione di collusione tra la Sánchez e le potenze mediatiche? Alla luce dei fatti. Appena alcune settimane dopo la nascita del suo blog, la stampa occidentale lanciò una straordinaria campagna di promozione al riguardo, presentandola come la blogger che osava sfidare al regime e le limitazioni alla libertà di espressione. Un'altra volta, i mezzi occidentali non si sono resi conto delle proprie contraddizioni. Da una parte, non smettono di ripetere che è assolutamente impossibile per qualunque cubano fare un discorso eterodosso nell'Isola che è proibito esporre la minima critica sul governo o perfino allontanarsi dalla linea ufficiale, a rischio di finire in prigione. D'altra parte, lodano l'ingegno di Yoani Sánchez la cui principale attività è criticare le politiche governative, con una libertà di tono che farebbe impallidire di invidia gli oppositori del mondo intero, senza che le autorità la disturbino. [30] Così, dopo appena un anno di esistenza, mentre esistono decine di blog più antichi e non meno interessanti di quello della Sánchez, il 4 aprile 2008, la blogger cubana ha ottenuto il Premio di Giornalismo Ortega e Gasset, di 15.000 euro, concesso dal giornale spagnolo El País. Di solito, questo premio viene concesso a prestigiosi giornalisti o scrittori con una lunga carriera letteraria. È la prima volta che lo ottiene una persona con il profilo della Sánchez. [31] Analogamente, la blogger cubana è stata selezionata tra le 100 persone più influenti del mondo dalla rivista Time (2008), in compagnia di George W. Bush, Hu Jintao e il Dalai Lama. [32] Il suo blog è stato inserito nella lista dei 25 migliori blog del mondo dalla catena CNN e dalla rivista Time (2008) e ha vinto anche il premio spagnolo Bitacoras.com così come il The Bob's (2008). [33] Il 30 novembre 2008, il giornale spagnolo El País l'ha inclusa nella sua lista delle 100 personalità ispano-americane più influenti dell'anno (lista nella quale non appaiono né Fidel Castro, né Raúl Castro). [34] La rivista Foreign Policy ha fatto di meglio nel dicembre 2008, includendola tra i 10 intellettuali più importanti dell'anno. [35] La rivista messicana Gato Pardo ha fatto la stessa cosa nel 2008. [36] La prestigiosa università statunitense di Columbia le ha concesso il premio María Moors Cabot. [37] E l'elenco è lungo. [38] Ciò nonostante, Yoani Sánchez, come riconosce con franchezza: "La rivista Time mi ha messo nella sua lista di persone influenti del 2008 insieme a novantanove persone famose. Me che non sono mai salita su un palco, né su una tribuna e che i miei i vicini non sanno se 'Yoani' si iscrive con 'h' nel mezzo o con 's' finale. (.) Adesso mi manca solo la vanità di immaginare che gli altri iscritti si stiano domandando 'chi è questa sconosciuta blogger cubana che ci accompagna'?." [39] Senza volerlo, la Sánchez ha messo la rivista Time di fronte a un'enorme contraddizione: Come può una blogger sconosciuta ai suoi stessi vicini essere compresa tra le 100 personalità più influenti del mondo? È innegabile che qui, includendo la Sánchez, la rivista statunitense ha privilegiato i criteri politici e ideologici, il che proietta un'ombra sulla credibilità della classificazione. Questo vale anche per le altre classifiche.

Le condizioni di vita di Yoani Sánchez

Ennesima contraddizione. La stampa occidentale, raccontando le parole della Sánchez, non smette di ripetere che i cubani non hanno accesso ad Internet, senza spiegare come la blogger possa scrivere quotidianamente nel suo blog da Cuba. Grande è stata la sorpresa dei 200 giornalisti internazionali accreditati per la Fiera Internazionale del Turismo a Cuba, quel mercoledì 6 maggio 2009, quando hanno scorto Yoani Sánchez tranquillamente installata nell'atrio del più lussuoso complesso turistico dell'Isola, l'Hotel Nacional, entrare in Internet, quando il prezzo della connessione è proibitivo persino per un turista straniero. [40] Due domande sorgono, inevitabili: Come può Yoani Sánchez collegarsi a Internet a Cuba quando la stampa occidentale non smette di ripetere che non ha accesso ad esso? Da dove viene il denaro che le permette di avere un tenore di vita che nessun altro cubano può permettersi, quando ufficialmente non dispone di nessuna fonte di entrate?

Nel 2009, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ordinato la chiusura di oltre ottanta siti Internet relazionati con Cuba che fomentavano il commercio e violavano così la legislazione sulle sanzioni economiche. Curiosamente, il sito di Yoani Sánchez è stato chiuso mentre propone l'acquisto del suo libro in italiano, oltre tutto tramite Paypal, sistema che nessun cubano che vive a Cuba può utilizzare a causa delle sanzioni economiche (che proibiscono, tra l'altro, il commercio elettronico). Allo stesso modo, la Sánchez dispone di un Copyright per il suo blog "© 2009 Generación Y - All Rights Reserved". Nessun altro blogger cubano può fare la stessa cosa per le leggi del blocco. Come si spiega questo fatto unico? [41]

Anche altre domande hanno bisogno di una risposta. Chi c'è dietro il sito della Sánchez desdecuba.net il cui server è ospitato in Germania dall'impresa Cronos AG Regensburg (che ospita anche siti Internet di estrema destra), e registrato sotto il nome di Josef Biechele? Si scopre anche che la Sánchez ha fatto la registrazione del suo dominio mediante l'impresa statunitense GoDady la cui principale caratteristica è l'anonimato. La usa anche il Pentagono per registrare siti con tutta la discrezione necessaria. Come può Yoani Sánchez, una blogger cubana che vive a Cuba, registrare il suo sito mediante un'impresa statunitense quando la legislazione sulle sanzioni economiche lo proibisce formalmente? [42]

D'altra parte, il sito Generción Y di Yoani Sánchez è estremamente sofisticato, con entrate per Facebook e Twitter. Inoltre, riceve 14 milioni di visite al mese ed è l'unico che è disponibile in non meno di.18 lingue (inglese, francese, spagnolo, italiano, tedesco, portoghese, russo, sloveno, polacco, cinese, giapponese, lituano, ceco, bulgaro, olandese, finlandese, ungherese, coreano e greco). Nessun altro sito del mondo, perfino quelli delle più importanti istituzioni internazionali come per esempio le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l'OCSE o l'Unione Europea, dispone di tante versioni linguistiche. Nemmeno il sito del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti né quello della CIA dispongono di una tale varietà. [43] Un altro aspetto sorprendente. Il sito che alloggia il blog della Sánchez dispone di una larghezza di banda che è 60 volte superiore a quello di cui dispone Cuba per tutti i suoi utenti di Internet! Altre domande sorgono inevitabilmente al riguardo: chi amministra quelle pagine in 18 lingue? Chi paga gli amministratori? Quanto? Chi paga i traduttori che lavorano quotidianamente sul sito della Sánchez? Quanto? Inoltre, la gestione di un flusso di più di 14 milioni di visite mensili costa enormemente. Chi paga tutto questo? [44] Yoani Sánchez ha perfettamente il diritto di esprimersi liberamente e di emettere critiche virulente verso le autorità di La Habana - e non si priva di farlo - sulle difficoltà quotidiane reali a Cuba. Non può né deve essere criticata per questo. Invece, commette una grave ipocrisia intellettuale quando si presenta come una semplice blogger e afferma che il suo unico obiettivo è esercitare onestamente il suo dovere di cittadina.

Il suo accanimento meticoloso per oscurare sistematicamente la realtà, evocare solo gli aspetti negativi, decontestualizzare le problematiche, ignorare metodicamente l'ambiente geopolitico nel quale si trova Cuba, particolarmente nella sua relazione con gli Stati Uniti e l'imposizione implacabile di sanzioni economiche che condizionano la vita di tutti i cubani, ricorrere a bugie come è stato facilmente verificabile nel caso della presunta "aggressione", tendono a squalificarla. Il suo ruolo è innanzitutto quello di corteggiare una certa compagine fermamente opposta al processo rivoluzionario cubano e non quello di rappresentare fedelmente la realtà cubana nella sua complessità.

Un altro fatto unico: il presidente statunitense Barack Obama ha risposto a un'intervista di Yoani Sánchez. Così, mentre gli Stati Uniti affondano sempre di più in una crisi economica senza precedenti, mentre la battaglia a favore della riforma del sistema sanitario diventa sempre più difficile e i temi afgano e iracheno sono sempre più caldi, nonostante l'agenda straordinariamente fitta della presidenza, il tema estremamente sensibile delle sette basi militari statunitensi installate in Colombia che suscitano la riprovazione continentale, il colpo di Stato in Honduras nel quale Washington è gravemente implicata, le centinaia di richieste di interviste dei mezzi di stampa più importanti del mondo in attesa, Barack Obama ha lasciato da parte tutto questo per rispondere alle domande della blogger cubana. [45]

Nella sua intervista, in nessun momento la Sánchez ha chiesto la fine delle sanzioni economiche che colpiscono tutti i settori della società cubana iniziando dai più vulnerabili (donne, bambini e anziani) che costituiscono il principale ostacolo allo sviluppo del paese e che sono respinte dall'l'immensa maggioranza della comunità internazionale (187 paesi nel voto nelle Nazioni Unite in ottobre di 2009) per il loro carattere anacronistico, crudele e inefficace. Al contrario, riprende esattamente la retorica di Washington al riguardo: "La propaganda politica ci dice che viviamo in un luogo assediato, di un David di fronte a Golia e del 'vorace nemico'o che sta per lanciarsi su noi".

Le sanzioni economiche, che lei qualifica come semplici "restrizioni commerciali", sono "tanto inutili e anacronistiche", [46] non perché hanno conseguenze drammatiche per la popolazione cubana, bensì perché sono "usate come giustificazione allo stesso modo per i danni alla produzione che per reprimere quelli che pensano in modo diverso". [47] Si tratta esattamente degli stessi argomenti evocati dalla rappresentante degli Stati Uniti alle Nazioni Unite in ottobre del 2009 per giustificare il mantenimento dello stato d'assedio che Washington impone a Cuba dal 1960, senza spiegare perché 187 paesi del mondo si prestano ogni anno da 18 anni a quello che lei qualifica come "propaganda politica". [48] Alla luce di questi elementi, risulta impossibile che Yoani Sánchez sia una semplice blogger che denuncia le difficoltà di un sistema. Potenti interessi si nascondono dietro la cortina di fumo che costituisce Generación Y che rappresenta una formidabile arma nella guerra mediatica che gli Stati Uniti fanno contro Cuba. Yoani Sánchez ha compreso perfettamente che l'obbedienza ai potenti si ricompensa generosamente (più di 100.000 dollari in totale). [49] Ha scelto inserirsi nel commercio della dissidenza e vivere giorni felici a Cuba.

Salim Lamrani


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* Salim Lamrani è professore, scrittore e giornalista francese specialista delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Ha pubblicato i libri: Washington contre Cuba edizioni Pantin; Le Temps de Cerises, Francia 2005, Cuba face à l'Empire (Cuba contro l'Impero) edizioni Timéli, Svizzera, 2006 e Fidel Castro, Cuba et les États-Unis (Pantin: Le Temps de Cerises, 2006).


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RIFERIMENTI AL TESTO



[1] Andrea Rodríguez, "Cuban Blogger Says She Is Briefly Detained", The Associated Press, 7 novembre 2009. [2] Yoani Sánchez, "Sequestro estilo camorra", Generación Y, 8 novembre 2009. http://www.desdecuba.com/generaciony / (sito consultato il 15 novembre 2009).

[3] Ibid.

[4] Agence France Presse, "Texas executes Cuban-born gang member", 11 novembre 2009. [5] Le Monde, "Cuba: les USA indignés par les mauvais traitements infligés à des blogueurs", 10 novembre 2009.

[6] Yoani Sánchez, "Sequestro estilo camorra", op. cit.

[7] Fernando Ravsberg, "Ataque a blogera cubana, ¿cambio de política", BBC Mundo, 9 novembre 2009. [8] CNN, "Yoani Sánchez golpeada en La Habana", 9 novembre 2009. http://www.youtube.com/watch?v=umu5..., (sito consultato il 15 novembre 2009). [9] Agence France Presse, "Cuba: la blogueuse Yoani Sanchez dit avoir été frappée et brièvement détenue", 7 novembre 2009. [10] Fernando Ravsberg, "Ataque a blogera cubana, ¿cambio de política", op. cit.

[11] Ibid.

[12] Yoani Sánchez, "Sequestro estilo camorra", op. cit. ; Youtube, "Entrevista a Yoani Sánchez tras la golpiza que recibió por parte del Gobierno Cubano", 9 novembre 2009. http://www.youtube.com/watch?v=7CzD... (sito consultato il 15 novembre 2009). [13] Fernando Ravsberg, "Ataque a blogera cubana, ¿cambio de política", op. cit.

[14] Ibid.

[15] Corrispondenza con lsua Eccellenza Sig. Isaac Roberto Torres Barrios, Ambasciatore della Repubblica di Cuba a Berna, 17 novembre 2009.

[16] Yoaní Sánchez,  "Mi perfil", Generación Y.

[17] France 24, "Ce pays est une immense prison avec des murs idéologiques", 22 ottobre 2009.

[18] Yoaní Sánchez, "Sietepreguntas", Generación Y, 18 novembre 2009.
[19] Yoaní Sánchez, "Final  de partida", Generación Y, 2 novembre 2009.
[20] Yoaní Sánchez, "Seres de la sombra", Generación Y, 12 novembre 2009.
[21] Yoaní Sánchez, "Mi perfil", Generación Y, op. cit.

[22] Yoaní Sánchez, "L'improbable entrevista de Gianni Miná", Generación Y, 9 maggio 2009.

[23] Yoaní Sánchez, "Vine y me quedé", Generación Y, 14 agosto di 2007.
[24] Ibid.
[25] Ibid.

[26] Corrispondenza con sua Eccellenza Sig. Orlando Requeijo, Ambasciatore della Repubblica di Cuba a Parigi, 18 novembre 2009. [27] Libertad Digital, "Yoani Sánchez: 'H emos naufragado; hace rato que estamos bajo el agua', 12 novembre 2009. http://www.libertaddigital.com/mund...

[28] Ibid.

[29] Mauricio Vicent, "Los cambios llegarán a Cuba, pero no a través del guión del Gobierno", El País, 7 maggio 2008.

[30] Yoani Sánchez, Generación Y.

[31] El País, "EL PAÍS convoca los Premios Ortega y Gasset de periodismo 2009", 12 gennaio 2009. [32] Time, «The 2008 Time 100", 2008. http://www.time.com/time/specials/2... (sito consultato il 25 novembre 2009).

[33] Yoani Sánchez, "Premios",  Generación Y.
[34] Miriam Leiva, "La 'Generación Y' cubana", El País, 30 novembre 2008.
[35] Yoani Sánchez, "Premios", op. cit.
[36] Ibid.
[37] Ibid.

[38] El País, "Una de las voces críticas del régimen cubano, mejor blog del año", 28 novembre 2008.

[39] Yoani Sánchez, "¿Qué hago yo ahí?", Generación Y, 3 maggio 2008.

[40] Guillermo Nova, "Bloguera cubana Yoani Sánchez descubierta escribiendo sus artículos desde el wi-fi de hoteles", Rebelión , 11 maggio 2009. [41] Norelys Morale Aguilera, "Si los blogs son terapéuticos ¿Quién paga la terapia de Yoani Sánchez?", La República, 13 agosto di 2009.

[42] Ibid.
[43] Yoani Sánchez, Generación Y.

[44] Norelys Morale Aguilera, "Si los blogs son terapéuticos ¿Quién paga la terapia de Yoani Sánchez?", op. cit. [45] Yoani Sánchez, "Respuestas de Barack Obama a Yoani Sánchez", Generación Y, 20 novembre 2009.

[46] Yoani Sánchez, "Siete preguntas", Generación Y, 19 novembre 2009.
[47] Yoani Sánchez, "Made in Usa", Generación Y, 18 novembre 2009.
[48] Yoani Sánchez, "Siete preguntas", op. cit.
[49] Yoani Sánchez, "Premios", Generación Y.

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de: voltairenet.org

 

Las contradicciones de la bloguera cubana Yoani Sánchez

por Salim Lamrani*

La bloguera cubana Yoani Sánchez representa hoy la nueva disidencia política frente al régimen de Fidel Castro. Su sitio internet en 18 idiomas impresiona pero si se mide su frecuentación en visitas uno queda decepcionado. Yoani Sánchez ha recibido varios premios literarios o políticos de países occidentales. Sin embargo, los textos que ella escribe están llenos de contradicción y su biografía es confusa, resalta nuestro colega Salim Lamrani. Sobre todo, su sitio internet cuenta con la asistencia de poderosos medios técnicos y de derogaciones administrativas en los EEEUU, esto deja aparecer un gran apoyo logístico made in USA detrás de lo que se presenta mentirosamente como una iniciativa individual y espontánea.

El 7 de noviembre de 2009, los medios occidentales dedicaron amplios espacios a la bloguera cubana Yoani Sánchez (ver su sitio internet). La noticia procedente de La Habana sobre el altercado entre la disidente y las autoridades cubanas dio la vuelta al mundo y eclipsó el resto de la actualidad. [1]

Sánchez contó detalladamente su desventura en su blog y en la prensa. Así, afirmó que había sido arrestada en compañía de tres amigos por “tres fornidos desconocidos” durante una “tarde cargada de golpes, gritos e insultos”. [2]

Explicó luego su historia, que se asemeja a un auténtico calvario:

“ Los propios ‘agresores’ llamaron a una patrulla que se llevó a mis otras dos acompañantes […]. Me negué a subir al brillante Geely y […] vino una andanada de golpes, empujones, me cargaron con la cabeza hacia abajo e intentaron colarme en el carro. Me aguanté de la puerta… golpes en los nudillos… alcancé a quitarle un papel que uno de ellos llevaba en el bolsillo y me lo metí en la boca. Otra andanada de golpes para que les devolviera el documento.

Adentro ya estaba Orlando, inmovilizado en una llave de kárate que lo mantenía con la cabeza pegada al piso. Uno puso su rodilla sobre mi pecho y el otro, desde el asiento delantero me daba en la zona de los riñones y me golpeaba la cabeza para que yo abriera la boca y soltara el papel. En un momento, sentí que no saldría nunca de aquel auto. ‘Hasta aquí llegaste Yoani’, ‘ya se te acabaron las payasadas’ dijo el que iba sentado al lado del chófer y que me halaba el cabello. En el asiento de atrás un raro espectáculo transcurría: mis piernas hacia arriba, mi rostro enrojecido por la presión y el cuerpo adolorido, al otro lado estaba Orlando reducido por un profesional de la golpiza. Sólo acerté a agarrarle a éste –a través del pantalón– los testículos, en un acto de desespero. Hundí mis uñas, suponiendo que él iba a seguir aplastando mi pecho hasta el último suspiro. ‘Mátame ya’ le grité, con la última inhalación que me quedaba y el que iba en la parte delantera le advirtió al más joven ‘Déjala respirar’.

Escuchaba a Orlando jadear y los golpes seguían cayendo sobre nosotros, calculé abrir la puerta y tirarme, pero no había una manilla para activar desde adentro. Estábamos a su merced y escuchar la voz de Orlando me daba ánimo. Después él me dijo que lo mismo le ocurría con mis entrecortadas palabras… ellas le decían ‘Yoani sigue viva’. Nos dejaron tirados y adoloridos en una calle de la Timba, una mujer se acercó ‘¿Qué les ha pasado?’… ‘Un secuestro’, atiné a decir.

Lloramos abrazados en medio de la acera, pensaba en Teo, por Dios cómo voy a explicarle todos estos morados. Cómo voy a decirle que vive en un país donde ocurre esto, cómo voy a mirarlo y contarle que a su madre, por escribir un blog y poner sus opiniones en kilobytes, la han violentado en plena calle. Cómo describirle la cara despótica de quienes nos montaron a la fuerza en aquel auto, el disfrute que se les notaba al pegarnos, al levantar mi saya y arrastrarme semidesnuda hasta el auto.” [3]

Estados Unidos (donde Yosvanis Valle, un ciudadano cubano de 34 años, había sido ejecutado 48 horas antes, llevando a 42 el número de ejecuciones del año 2009 [4]) declaró su “profunda preocupación”, a través del portavoz del Departamento de Estado Ian Nelly. “Seguiremos interesándonos por la salud de Yoani Sánchez y su acceso a la atención médica". [5]

1. Contradicciones

Las palabras de Yoani Sánchez son terroríficas y suscitan inmediatamente la simpatía y comprensión del lector hacia la víctima. No obstante, resulta inevitable señalar algunas contradicciones que arrojan una sombra sobre la credibilidad de tal relato.

El 9 de noviembre de 2009, tres días después de su desventura, Yoani Sánchez recibió en su casa a la prensa extranjera para relatar en incidente. Primera sorpresa para los periodistas expresada por el corresponsal de la BBC en La Habana Fernando Ravsberg: a pesar de los “golpes y empujones”, los “ golpes en los nudillos”, la nueva “andanada de golpes”, la “rodilla sobre [su] pecho”, los golpes en “los riñones y […] la cabeza”, “el cabello” halado, el “rostro enrojecido por la presión y el cuerpo adolorido”, “los golpes [que] seguían cayendo” y “todos estos morados” que evocó la bloguera cubana, [6] Ravsberg notó que Sánchez “no tiene hematomas, marcas o cicatrices”. [7]

Las imágenes del canal estadounidense CNN, que también entrevistó a la bloguera, confirman las palabras del periodista británico. Además, el corresponsal de CNN toma precauciones oratorias e insiste en el sufrimiento “aparente” de Sánchez (usa una muleta para moverse) [8] Según la Agence France Presse, que relata la historia clarificando con esmero que se trata de la versión de Sánchez con el título “Cuba: la bloguera Yoani Sánchez dice haber sido golpeada y detenida brevemente”, la bloguera “no fue herida”. [9]

Interrogada al respecto por la BBC, Yoani Sánchez intenta explicar esta contradicción. Según ella, las marcas y hematomas en el rostro y en el cuerpo existieron realmente, pero desaparecieron. “Durante todo el fin de semana tuve inflamado el pómulo y la ceja”. Todas las marcas desaparecieron… el lunes por la mañana con la llegada del primer periodista extranjero. En cambio, hematomas y “varias marcas” permanecen, afirma, pero… “en las nalgas sobre todo, lamentablemente no puedo mostrarlas”, explicó. [10]

Sánchez no precisó las razones por las cuales no se dignó fotografiar los hematomas y las marcas justo después del incidente, cuando eran visibles, lo que hubiera constituido una prueba irrefutable de la violencia policial contra ella. En cuanto al cabello arrancado, no es visible en absoluto en las fotos y los videos, su explicación es sencilla: “Perdí mucho pelo pero en esta abundante cabellera no se nota”. [11]

En su blog y en una entrevista a la radio, Sánchez habla de “secuestro al peor estilo de la camorra siciliana”, dando la impresión de que fue detenida durante varias horas. [12] Ahora bien, en su entrevista a la BBC, cuando el periodista insiste y pide precisiones, la bloguera confiesa que en realidad el incidente duró en total “25 minutos”. Por otra parte, Sánchez afirma que el arresto ocurrió “a plena luz del día, frente a una parada de autobús llena de gente”.

No obstante, la prensa occidental no logró encontrar un solo testimonio, ni siquiera anónimo, para confirmar las palabras de la bloguera y certificar así la veracidad de sus afirmaciones. [13] Del mismo modo, ninguna de las personas que acompañaban a Yoani Sánchez quiso responder a las solicitudes de entrevistas de los medios occidentales, orientándolos hacia la bloguera, encargada de hablar en nombre de todos.

Por otra parte, parece sorprendente e ilógico que las autoridades de La Habana hayan decidido maltratar públicamente a una disidente tan mediática como Yoani Sánchez, sabiendo a ciencia cierta que semejante acto desencadenaría inmediatamente un escándalo internacional. A priori, existen otros medios mucho más eficaces y discretos para intimidar a los opositores.

Por fin, Sánchez se hunde en nuevas contradicciones cuando intenta aclarar algunas zonas oscuras de su testimonio . Así, explicó que su resistencia se debería al hecho de que los agentes, de paisano “no mostraron nada que los identificase como autoridades, me hubiera comportado diferente si hubieran ido uniformados. Les pedí que trajeran un policía, llamaron y llegó una patrulla de policía que se llevó a las otras dos muchachas y nos dejó a Orlando y a mí en manos de los otros”. [14] Ahora bien, en su blog, asegura que la policía llegó al principio del control, pero ello no le hubiera impedido resistir a lo que se parece cada vez más a un control de identidad hecho por policías de paisano que a un linchamiento público.

En una palabra, ningún elemento permite corroborar las palabras de Yoani Sánchez, ningún otro testimonio está disponible, ni siquiera los de las personas que la acompañaban. Entonces hay que fiarse sólo de la versión de la bloguera, que está llena de contradicciones. A la vista de estos elementos, es imposible no poner en duda las afirmaciones de la famosa bloguera cubana

Es necesario hacer una comparación. La prensa occidental concedió, en apenas 72 horas, más espacio a Yoani Sánchez y su incidente con las autoridades que a todos los crímenes que cometió (más de un centenar de asesinatos, otro tanto de casos de desapariciones e innumerables actos de tortura y de violencia) la dictadura militar que dirige el golpista Roberto Micheletti desde el 27 de junio de 2009. Decididamente, Sánchez no es una simple bloguera crítica de un sistema como ella misma pretende.

2. El fenómeno Yoani Sánchez

Yoani María Sánchez Cordero es una habanera nacida en 1975, aparentemente graduada en Filología desde el año 2000, según anuncia en su blog. Subsiste una duda al respecto pues durante su estancia en Suiza dos años después, cuando se matriculó con las autoridades consulares, declaró un nivel “preuniversitario” como lo demuestran los archivos del consulado de la República de Cuba en Berna. [15] Así, después de trabajar en el campo editorial y dar cursos de español a los turistas, decidió abandonar el país en compañía de su hijo. El 26 de agosto de 2002, después de casarse con un alemán llamado Karl G., emigró a Suiza con un “permiso de viaje al extranjero” válido para once meses, frente al “desencanto y la asfixia económica” que reinaba en Cuba. [16]

Curiosamente, descubrimos que después de huir de “una inmensa prisión con muros ideológicos". [17], para retomar las palabras que usa para referirse a su país de nacimiento, decidió, dos años después, durante el verano 2004, dejar el paraíso suizo –una de las naciones más ricas del mundo– para regresar al “barco que hace aguas a punto del naufragio” como califica metafóricamente la Isla. [18] Frente a esta nueva contradicción, Sánchez explica que eligió regresar al país donde reinan “los gritos del déspota”, [19] donde “Seres de las sombras, que como vampiros se alimentan de nuestra alegría humana, nos inoculan el temor a través del golpe, la amenaza, el chantaje", [20] “por motivos familiares y contra la opinión de conocidos y amigos”. [21]

Cuando se lee el blog de Yoani Sánchez, donde la realidad cubana se describe de modo apocalíptico y trágico, uno tiene la impresión de que el purgatorio, en comparación, es un balneario, y que sólo el calor asfixiante de la antecámara del infierno da una idea de lo que viven cotidianamente los cubanos. No aparece ingún aspecto positivo de la sociedad cubana. Sólo se cuentan las aberraciones, injusticias, contradicciones dificultades. Por consiguiente, al lector le cuesta entender que una joven cubana haya decidido dejar la riquísima Suiza para regresar a vivir en lo ella asimila al infierno de Dante donde “los bolsillos se vaciaban, la frustración crecía y el miedo acampaba”. [22] En su blog, los comentarios de sus partidarios extranjeros florecen al respecto: “No entiendo tu regreso ¿Porqué no le diste un mejor futuro a tu hijo?”, “Estimada amiga quisiera saber el motivo por el cual decidiste regresar a Cuba”. [23]

En cambio, algunos de sus compatriotas que viven en el exterior, decepcionados por el modo de vida occidental, también le expresan su deseo de regresar a vivir en Cuba: “Regresaré, “vivo en Miami [desde] hace 7 años […] y a veces también me cuestiono el hecho de si valió la pena el destierro físico”, “Me falta mi gente […].Alguna vez lo haré, volveré a casa con mi esposo alemán- otro loco que está de acuerdo en solicitar residencia allá”, “¿Por qué regresaste?…soledad, nostalgia, añoranza. [Luego, refiriéndose al mundo occidental] caras raras, gente triste y enfadada con el resto de la humanidad sin saber por qué, políticos igual de corruptos y muchos días grises. No hace falta que expliques nada. Hace 14 años no hay soles en mi mapa del tiempo”, “Reenvié [la información] a mi papá quien vive en las afueras de Cuba, quien tiene planes regresar”. [24] Una de dos, o Yoani no está en sus cabales para decidir dejar la Perla de Europa y regresar a Cuba, o la vida en la Isla no es tan dramática como la descripción que ella presenta.

En una intervención en su blog en julio de 2007, Yoani relató detalladamente la anécdota de su regreso a Cuba. “Hace tres años […] en Zürich […], decidí regresar a quedarme en mi país”, anunció, subrayando que se trataba de “una simple historia del regreso de un emigrante a su terruño”. “Compramos billetes de ida y vuelta” para Cuba. Entonces Sánchez decidió quedarse en el país y no regresar a Suiza. “Mis amigos creyeron que les hacía un chiste, mi mamá se negó a aceptar que ya su hija no vivía en la Suiza de la leche y el chocolate”. El 12 de agosto de 2004, Sánchez se presentó en la oficina de inmigración provincial de La Habana para explicar su caso. “Tremenda sorpresa cuando me dijeron, pide el último en la cola de los ‘que regresan’ […].Así que encontré, de pronto, otros “locos” como yo, cada uno con su truculenta historia de retorno”. [25]

En efecto, el caso de Sánchez está lejos de ser un caso aislado, como lo ilustran esta anécdota y los comentarios dejados en su blog. Cada vez más cubanos que escogieron emigrar al extranjero, después de enfrentarse a numerosas dificultades de adaptación y descubrir que “El Dorado” occidental no brillaba tanto como habían imaginado y que los privilegios de los cuales gozaban en casa no existían en ninguna otra parte, deciden regresar a vivir en Cuba.

En cambio, Yoani Sánchez omite contar las verdaderas razones que la llevaron a regresar a Cuba, más allá de las “motivos familiares” que evocó (motivos que su madre no compartió aparentemente, vista su sorpresa). Las autoridades cubanas le concedieron un trato favorable por razones humanitarias, permitiéndole recuperar su estatus de residente permanente en Cuba, a pesar de que estuvo más de 11 meses fuera del país.

En realidad, la estancia en Suiza estuvo lejos de ser tan idílica como había previsto. Sánchez descubrió un modo de vida occidental completamente distinto al que estaba acostumbrada en Cuba, donde, a pesar de las dificultades y vicisitudes cotidianas, todos los ciudadanos disponen de una alimentación relativamente equilibrada a pesar de la libreta de abastecimiento y de las penurias, de acceso a la atención médica y a la educación, a la cultura y al ocio gratuito, de una vivienda y de un ambiente de seguridad (la criminalidad es muy baja en la Isla). Cuba es quizás el único país del mundo donde es posible vivir sin trabajar (lo que no siempre es algo positivo). En Suiza, Sánchez tuvo enormes dificultades para encontrar un trabajo y vivir decentemente y, desesperada, decidió regresar al país y explicar las razones de ello a las autoridades. Según éstas, Sánchez habría suplicado llorando a los servicios de inmigración que le concediesen una dispensa excepcional “para revocar su estatuto migratorio”, y se lo concedieron. [26]

Yoani Sánchez ha decidido ocultar esta realidad cuidadosamente.

3. La ciberdisidencia

En abril de 2007, Yoani Sánchez decidió integrar el universo de la oposición en Cuba fundando su blog Generación Y. Olvidándose de la magnanimidad de las autoridades hacia ella cuando regresó a Cuba en 2004, se vuelve así una acérrima detractora del gobierno de La Habana. Sus críticas son acerbas, poco matizadas y en sentido único. Presenta un panorama apocalíptico de la realidad cubana y acusa a las autoridades de ser responsables de todos los males. Nunca evoca, ni un solo instante, el singular contexto geopolítico en el cual se encuentra Cuba desde 1959. Existen cientos de blogs en Cuba.

Varios de ellos denuncian de manera incisiva algunas aberraciones de la sociedad cubana. Pero el enfoque es mucho más matizado y la información menos partidista. Pero la prensa occidental ha escogido el blog maniqueo de Sánchez. [27]

Según la bloguera, en Cuba, “ha[n] naufragado el proceso, el sistema, las expectativas, las ilusiones . [Es un] naufragio [total]”, antes de concluir con esta metáfora lapidaria: “ el barco se ha hundido”. Para ella, es evidente que Cuba tiene que cambiar de orientación y de gobierno: hace falta “cambiar el timonel y toda la tripulación” [28] con el fin de elaborar “un capitalismo sui géneris”. [29]

Sánchez es una persona sagaz que ha comprendido perfectamente que podía prosperar rápidamente con este tipo de discurso apreciado por la prensa occidental. Ha negociado un acuerdo tácito con las transnacionales de comunicación e información. Pues para que la prensa occidental otorgue el estatus de “bloguero independiente” y gozar de cierto espacio mediático, es imprescindible pronunciarse contra el sistema y el gobierno y exigir un cambio radical, y más concretamente el regreso a un capitalismo de empresa privada, y no contentarse con denunciar algunas aberraciones del sistema.

¿Cómo corroborar la afirmación de colusión entre Sánchez y los poderes mediáticos? A la luz de los hechos. Apenas algunas semanas después del nacimiento de su blog, la prensa occidental lanzó una extraordinaria campaña de promoción al respecto, presentándola como la bloguera que se atrevía a desafiar al régimen y las limitaciones a la libertad de expresión. Otra vez, los medios occidentales no se asustan de sus propias contradicciones. Por un lado, no dejan de repetir que es absolutamente imposible para cualquier cubano tener un discurso heterodoxo en la Isla, que está prohibido emitir la menor crítica sobre el gobierno o incluso alejarse de la línea oficial so pena de prisión. Por otra parte, alaban el ingenio de Yoani Sánchez cuya principal actividad es fustigar las políticas gubernamentales, con una libertad de tono que haría palidecer de envidia a los opositores del mundo entero, sin que la molesten las autoridades. [30]

Así, en apenas un año de existencia, mientras que existen decenas de blogs más antiguos y no menos interesantes que el de Sánchez , la blogera cubana consiguió el Premio de Peridismo Ortega y Gasset, dotado con 15.000 euros, el 4 de abril de 2008, otorgado por el diario español El País. De costumbre, este premio se otorga a prestigiosos periodistas o escritores que disponen de una larga carrera literaria. Es la primera vez que una persona con el perfil de Sánchez lo obtiene. [31] De la misma forma, la bloguera cubana fue seleccionada entre las 100 personas más influyentes del mundo por la revista Time (2008), en compañía de George W. Bush, Hu Jintao y el Dalai Lama. [32]

Su blog fue incluido en la lista de los 25 mejores blogs del mundo de la cadena CNN y la revista Time (2008) y también logró el premio español Bitacoras.com así como The Bob’s (2008). [33] El 30 de noviembre de 2008, el diario español El País la incluyó en su lista de las 100 personalidades hispanoamericanas más influyentes del año (lista en la cual no aparecen ni Fidel Castro, ni Raúl Castro). [34] La revista Foreign Policy hizo mejor en diciembre de 2008, al incluirla entre los 10 intelectuales más importantes del año. [35] La revista mexicana Gato Pardo hizo lo mismo en 2008. [36] La prestigiosa universidad estadounidense de Columbia le concedió el premio María Moors Cabot. [37] Y la lista es larga. [38]

No obstante, Yoani Sánchez , como reconoce con franqueza: “Junto a noventa y nueve famosos me ha puesto la revista Time en su lista de personas influyentes del 2008. A mí, que nunca me he subido a un escenario, ni a una tribuna y que mis propios vecinos no saben si “Yoani” se escribe con “h” intermedia o con “s” final. (…) Ahora la vanidad sólo me alcanza para imaginar que los otros inscritos se estarán preguntando ‘¿quién es esa desconocida blogger cubana que nos acompaña?’”. [39]

Sin quererlo, Sánchez puso a la revista Time frente a una enorme contradicción: ¿Cómo una bloguera desconocida para sus propios vecinos puede ser incluida entre las 100 personalidades más influyentes del mundo? Aquí, es innegable que la revista estadounidense privilegió los criterios políticos e ideológicos al integrar a Sánchez, lo que arroja una sombra sobre la credibilidad de la clasificación. Esto vale también para las demás distinciones.

Las condiciones de vida de Yoani Sánchez

Enésima contradicción. La prensa occidental, al relatar las palabras de Sánchez, no deja de repetir que los cubanos no tienen acceso a Internet, sin explicar cómo la bloguera puede escribir a diario en su blog desde Cuba. Grande fue la sorpresa de los 200 periodistas internacionales acreditados para la Feria Internacional del Turismo en Cuba, ese miércoles 6 de mayo de 2009, cuando divisaron a Yoani Sánchez tranquilamente instalada en el vestíbulo del más lujoso establecimiento de turismo de la Isla, el Hotel Nacional, entrando en Internet, cuando el precio de conexión es prohibitivo incluso para un turista extranjero. [40]

Dos preguntas surgen inevitablemente: ¿Cómo puede Yoani Sánchez conectarse a Internet en Cuba cuando la prensa occidental no deja de repetir que no tiene acceso a ello? ¿De dónde viene el dinero que le permite llevar un tren de vida que ningún otro cubano puede permitirse, cuando oficialmente no dispone de ninguna fuente de ingresos?

En 2009, el Departamento del Tesoro de Estados Unidos ordenó el cierre de más de ochenta sitios Internet relacionados con Cuba que fomentaban el comercio y violaban así la legislación sobre las sanciones económicas. Curiosamente, el sitio de Yoani Sánchez no fue cerrado mientras que éste propone la adquisición de su libro en italiano, además a través de Paypal, sistema que ningún cubano que vive en Cuba puede utilizar a causa de las sanciones económicas (que prohíben, entre otros, el comercio electrónico). De la misma manera, Sánchez dispone de un Copyright para su blog “© 2009 Generación Y - All Rights Reserved” . Ningún otro bloguero cubano puede hacer lo mismo por las leyes del embargo. ¿Cómo se explica este hecho único? [41]

Otras preguntas necesitan también una respuesta. ¿Quién se encuentra detrás del sitio de Sánchez desdecuba.net cuyo servidor está alojado en Alemania por la empresa Cronos AG Regensburg (que aloja también sitios Internet de extrema derecha), y registrado bajo el nombre de Josef Biechele? También se descubre que Sánchez hizo su registro de dominio mediante la empresa estadounidense GoDady, cuya principal característica es el anonimato. El Pentágono la usa también para registrar sitios con toda la discreción necesaria. ¿Cómo Yoani Sánchez, una bloguera cubana que vive en Cuba, puede registra su sitio mediante una empresa estadounidense cuando la legislación sobre las sanciones económicas lo prohíbe formalmente? [42]

Por otra parte, el sitio Generación Y de Yoani Sánchez es extremadamente sofisticado, con entradas para Facebook y Twitter. Además, recibe 14 millones de visitas al mes y es el único que está disponible en no menos de…18 idiomas (inglés, francés, español, italiano, alemán, portugués, ruso, esloveno, polaco, chino, japonés, lituano, checo, búlgaro, holandés, finlandés, húngaro, coreano y griego). Ningún otro sitio del mundo, incluso los de las más importantes instituciones internacionales como por ejemplo las Naciones Unidas, el Banco Mundial, el Fondo Monetario Internacional, la OCDE o la Unión Europea, dispone de tantas versiones lingüísticas. Ni el sitio del Departamento de Estado de Estados Unidos ni el de la CIA disponen de semejante variedad. [43]

Otro aspecto sorprendente. El sitio que aloja el blog de Sánchez dispone de un ancho de banda que es ¡60 veces superior al que dispone Cuba para todos sus usuarios de Internet! Otras preguntas surgen inevitablemente al respecto: ¿quién administra esas páginas en 18 idiomas? ¿Quién paga a los administradores? ¿Cuánto? ¿Quién paga a los traductores que trabajan a diario en el sitio de Sánchez? ¿Cuánto? Además, la gestión de un flujo de más de 14 millones de visitas mensuales cuesta sumamente caro. ¿Quién paga todo eso? [44]

Yoani Sánchez tiene perfectamente el derecho de expresarse libremente y emitir críticas virulentas hacia las autoridades de La Habana –no se priva de hacerlo– sobre las dificultades diarias reales en Cuba. No puede ni debe ser criticada por ello. En cambio, comete una grave impostura intelectual cuando se presenta como una simple bloguera y afirma que su único objetivo es ejercer honestamente su deber de ciudadana.

Su ensañamiento meticuloso para oscurecer sistemáticamente la realidad, evocar sólo los aspectos negativos, descontextualizar las problemáticas, ignorar metódicamente el entorno geopolítico en que se encuentra Cuba, particularmente en su relación con Estados Unidos y la imposición implacable de sanciones económicas que condicionan la vida de todos los cubanos, recurrir a mentiras como fue fácilmente verificable en el caso de la supuesta “agresión”, tienden a descalificarla. Su papel es ante todo cortejar a cierta audiencia resueltamente opuesta al proceso revolucionario cubano y no representar fielmente la realidad cubana en su complejidad.

Otro hecho único : el presidente estadounidense Barack Obama respondió a una entrevista de Yoani Sánchez. Así, mientras Estados Unidos se hunde cada vez más en una crisis económica sin precedentes, que la batalla a favor de la reforma del sistema sanitario se vuelve cada vez más difícil, que los temas afgano e iraquí son cada vez más calientes, a pesar de la agenda sumamente cargada de la presidencia, el tema extremadamente sensible de las siete bases militares estadounidenses instaladas en Colombia que suscitan la reprobación continental, el golpe de Estados en Honduras en el cual Washington está gravemente implicado, y los cientos de solicitudes de entrevistas de los medios de prensa más importantes del mundo en espera, Barack Obama dejó todo eso de lado para responder a las preguntas de la bloguera cubana. [45]

En su entrevista, en ningún momento Sánchez pidió el fin de las sanciones económicas que afectan a todos los sectores de la sociedad cubana empezando por los más vulnerables (mujeres, niños y ancianos), que constituyen el principal obstáculo al desarrollo del país y que son rechazadas por la inmensa mayoría de la comunidad internacional (187 países en el voto en las Naciones Unidas en octubre de 2009) por su carácter anacrónico, cruel e ineficaz. Al contrario, retoma exactamente la retórica de Washington al respecto: “ La propaganda política nos habla de que vivimos en una plaza sitiada, de un David frente a Goliat y del “voraz enemigo” que está a punto de lanzarse sobre nosotros”.

Las sanciones económicas, a las que califica de simples “restricciones comerciales”, son “tan torpes y anacrónicas”, [46] no porque tienen consecuencias dramáticas para la población cubana, sino porque son “usadas como justificación lo mismo para el descalabro productivo que para reprimir a los que piensan diferente”. [47] Se trata exactamente de los mismos argumentos evocados por… la representante de Estados Unidos en las Naciones Unidas en octubre de 2009 para justificar el mantenimiento del estado de sitio que Washington impone a Cuba desde 1960, sin explicar por qué 187 países del mundo se prestan cada año desde hace 18 años a lo que ella califica de “propaganda política”. [48]

A la luz de estos elementos, resulta imposible que Yoani Sánchez sea una simple bloguera que denuncia las dificultades de un sistema. Poderosos intereses se esconden detrás de la cortina de humo que constituye Generación Y , que representa una formidable arma en la guerra mediática que lleva Estados Unidos contra Cuba. Yoani Sánchez ha comprendido perfectamente que la obediencia a con los poderosos se recompensa generosamente (más de 100.000 dólares en total). [49]
Ha elegido integrar el comercio de la disidencia y vivir felices días en Cuba.

 Salim Lamrani

Salim Lamrani es profesor, escritor y periodista francés especialista de las relaciones entre Cuba y Estados Unidos. Ha publicado los libros: Washington contre Cuba ediciones Pantin: Le Temps des Cerises, Francia 2005, Cuba face à l’Empire (Cuba contra el Imperio) ediciones Timéli, Suiza, 2006 y Fidel Castro, Cuba et les États-Unis (Pantin: Le Temps des Cerises, 2006).

 

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Aprile 2010 14:08  

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