Ecco la versione integrale, dell'interessante intervista a Orlando Rey, Capo della Direzione del Medio Ambiente del Ministero della Scienza, Tecnologia e Medio Ambiente (CITMA).
Cambio Climatico: Una priorità per Cuba

08/02/2010 - Gli studi sul Cambio Climatico sono relativamente giovani. Le loro origini risalgono a non più di tre decadi, comunque un pò più vecchi della preoccupazione dell’uomo sulla ripercussione delle proprie azioni sulla natura.A Cuba, questa preoccupazione assume toni di urgenza e d’importanza, per la sua condizione di arcipelago e perché, senza dubbio, gli effetti del Cambio Climatico saranno più drastici per questo paese. (vedi grafico: Cambio Climático Cuba)Il Vertice di Copenaghen, svoltosi nel 2009, ha portato in primo piano le inquietudini sul tema e ha fatto si che tutte le speranze di arrivare ad un accordo, andassero in frantumi.
Il Vertice del Messico, previsto nel novembre di quest’anno, si presenta come l’ultima opportunità per riprendere i negoziati in una forma abbordabile e conveniente per tutti i paesi.Sulle attese per questo nuovo incontro, le principali azioni che si intraprendono nell’Isola in vista di cambi per quanto riguarda il medioambiente e altro, Cubahora ha intervistato Orlando Rey Santos, Capo della Direzione del Medio Ambiente del Ministero della Scienza, Tecnologia e Medio Ambiente (CITMA), che ha fatto parte della delegazione cubana al Vertice di Copenaghen.
-Quali erano i principali obiettivi che aveva Cuba nel Vertice di Copenaghen?-Cuba a Copenaghen sperava che si potesse raggiungere un accordo ambizioso per la riduzione di emissioni e che nascesse un compromesso finanziario da parte dei paesi industrializzati per sovvenzionare azioni di mitigazione e adattamento nei paesi in via di sviluppo.
Nel Cambio Climatico ci sono due aree di lavoro chiave: una è la mitigazione, che si occupa della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, effetto che si può ottenere riducendo le emissioni o aumentando le fonti che captano queste emissioni , come i boschi ad esempio.
L’altra è l’adattamento, riferito a come le persone si adattano a vivere con il Cambio Climatico, quando questo accadrà, in maggiore o minore proporzione, secondo le azioni politiche e i convegni internazionali. Le persone dovranno adattarsi a vivere in un ambiente più vulnerabile, nel quale iniziano ad aumentare le temperature, a salire i livelli dei mari, ad essere colpite le zone costiere, ad avere effetti climatici più estremi.
-¿Secondo lei, quali sono state le cause che hanno fatto fallire il Vertice di Copenaghen?
-Io penso che la causa principale del fallimento del Vertice di Copenaghen è radicata nella difficoltà di conciliare quello che è necessario scientificamente in termini di riduzione di emissioni, con la mancanza di volontà politica dei paesi che dovrebbero assumere le redini di questa riduzione.
Anche se questo è una conseguenza del sistema capitalista.
Tutto il tema climatico si riferisce a come risparmiare, come risparmiare energia, come vivere in modelli di vita più austeri, come cambiare la forma di produzione e di consumo dell’energia stessa, però il sistema capitalista, per sua natura, deve dire l’esatto contrario.
Il sistema capitalista è basato principalmente sullo spreco, sulla rapida sostituzione di beni di breve durata, questo fa si che nel futuro, vertice dopo vertice, i negoziati saranno sempre più difficili.
Ci sono altri fattori che in questo momento pesano sulle decisioni, anche se io penso che il primo che ho citato sia quello principale, sicuramente ha influito anche la crisi economica che c’è in tutto il mondo, iniziata mesi prima del vertice di Copenaghen e che ha fatto si che ovviamente i paesi ritirassero le loro proposte economiche.
Per capire questo dobbiamo tenere di conto che il negoziato di Copenaghen e tutti gli altri accordi climatici, non sono solo accordi ambientali, ma sono soprattutto accordi economici.
Gli effetti si ripercuotono sul medio ambiente, ma il territorio del negoziato è l’economia.

"Cuba possiede aree di uso dell’energia solare, termica, eolica, stiamo realizzando studi delle maree, perché fonti come il mare possono fornire una serie di energie" nella foto: il Parco Eolico di Gibara
-Qual’è la politica di Cuba verso il Cambio Climatico?
Il Cambio Climatico a Cuba è una delle priorità politiche generali e ambientale. Cuba lavora in entrambe le direzioni: Mitigazione e Adattamento, anche se la priorità per Cuba è verso l’adattamento.
L’Isola, per le caratteristiche proprie della sua geografia, (territorio lungo e stretto), si trova esposta agli effetti del Cambio Climatico, dato che gran parte della popolazione cubana vive nelle zone costiere.
Il paese si trova inoltre nella rotta degli uragani, è un territorio dove la distribuzione di acqua è molto differenziata e pertanto esistono zone dove ci sono processi di desertificazione, siccità e scarsa disponibilità di acqua.
Cuba lavora nelle comunità costiere per determinare dove si trovano i luoghi che potrebbero essere eventualmente colpiti dall’elevazione del livello del mare, che causa la salinizzazione delle acque terrestri, fenomeno che colpisce le basi della sussistenza di qualsiasi regione.
Stiamo realizzando studi per determinare quali saranno queste comunità ed evitare in questa maniera di fare sviluppi urbani in questi luoghi e spostarli verso luoghi di maggiore sicurezza.
"Il paese lavora anche nei settori economici. Per esempio, nel caso dell’agricoltura, stiamo cercando varietà resistenti allo stress idrico e termico, cioè delle specie che possano resistere ad eventuali aumenti della temperatura, che possano crescere con poca acqua e che abbiano un’alta resistenza alla salinità.
La salute è un’altra delle aree nella quale si realizzano programmi, dato che l’aumento delle temperature, influisce sul cambio delle aree dei vettori, che porta all’insorgenza di nuove malattie, vecchie malattie che parevano eliminate e sotto controllo, o che si manifestano in periodi dell’anno diversi da quelli abituali
Questo sta succedendo in tutte le parti del mondo: epidemie di Dengue in Italia, infestazioni di scarafaggi in Germania, queste sono conseguenze del cambio di temperatura, dato che queste cose, tipiche dei paesi del sud, luoghi con alte temperature, iniziano a svilupparsi verso i paesi più a nord.
Cuba lavora anche sulla mitigazione, anche se non ha compromessi internazionali di riduzione delle emissioni per il principio del diritto internazionale, il principio di responsabilità dei paesi industrializzati.
Il principale risultato di Cuba nel campo della mitigazione è la “Rivoluzione Energetica”
L’impatto principale della “Rivoluzione Energetica” è stato quello di diminuire il consumo del combustibile attraverso dell’efficienza energetica per riuscire ad ottenere un’indipendenza o una sostenibilità energetica.
Però anche questo ha un’incidenza nel piano ambientale, perché quando si cambiano le lampadine di maggior consumo per le lampadine a risparmio energetico, si riduce il consumo della corrente e contemporaneamente si riducono le emissioni.
Attualmente, nell’Isola de la Juventud esiste un parco eolico adattato alle condizioni del paese, dato che le torri sono smontabili per poterle mettere in salvo in caso di uragani.
Anche li stiamo sperimentando con l’utilizzazione di vari tipi di energia .
Fino ad un anno fa, tutto questo non era parte di un programma energetico integrato, però attualmente, Cuba possiede aree di uso dell’energia solare, termica, eolica, stiamo realizzando studi delle maree, perché fonti come il mare possono fornire una serie di energie.
Cuba st facendo un lavoro notevole in questo campo, ed questo lavoro viene riconosciuto a livello internazionale.
-Quali sono le aree del paese che potrebbero essere colpite più duramente dall’elevazione del livello del mare?
- Questi studi sono ancora in corso.
L’informazione scientifica basica per questi studi proviene dalle note del Pannello Intergovernativo del Cambio Climatico, realizzato da un settore importante della comunità scientifica mondiale, al quale partecipano anche cubani, però fondamentalmente forniscono previsioni per uno scenario mondiale.
Queste note annunciano che il livello del mare crescerà di settanta o ottanta centimetri, però trasferire questa informazione su di un piano regionale deve essere fatto con cautela, perché nell’elaborazione delle moderazioni globali del clima si utilizzano parametri per aree molto grandi e quindi nelle aree minori aumenta l’incertezza scientifica.
Quello che ha fatto la comunità scientifica cubana è prendere questo grande scenario e cercare di adattarlo verso un’area minore, ovviamente con la possibilità di un margine di errore.
Non esiste un modello per poter affermare che “qui succederà questo in questa maniera...”, non è la forma con cui si può lavorare con questi modelli scientifici.
Nello stesso clima mondiale, esistono fattori che sottolineano come questo calcolo possa essere più complicato. Lo scioglimento dei ghiacci, si sta verificando ad una velocità più rapida di quello che pensavamo e questo finisce per ripercuotersi sullo scenario regionale.
E’ necessario inoltre trattare questo tema con mota cautela, non si può trasmettere un messaggio apocalittico che possa creare effetti psicologici negativi per le persone, dicendogli che l’area dove vivono scomparirà. "
Per esempio, le zone più ampie di Cuba sono a Camagüey e nella regione Orientale, le altre sono tremendamente strette, poco più di cento km e gli scientifici pensano che tutti quelli che vivono a meno di 60 km dalla costa saranno colpiti dalle interazioni di questa area costiera.
Una cosa certa è che il Cambio Climatico, è solo una voce in più ai problemi che a volte già esistevano e quello che prima pensavamo di poter risolvere a lungo termine è invece diventato più urgente.

"Tutte le zone nelle quali la vegetazione costiera esistente è la mangrovia, sono più protette, le coste in quei punti sono più resistenti all’impatto dei venti e sarebbe necessario ubicare molte piante di questa specie" - Nelle due foto: Componenti del Progetto ECOARTE di Moa, piantano Mangrovie nella zona orientale di Cuba, sotto l'occhio vigile del direttore del progetto, Meláneo Maden Betancourt
-Quali sono i principali problemi che affronta Cuba per pianificare la sua strategia ambientale verso il cambio Climatico?
-Direi che le principali difficoltà sono quelle economiche .
Cuba ha un profondo studio scientifico, avviato negli anni ottanta, dei suoi suoli, dei suoi boschi, delle sue risorse idriche e ha degli invasi per l’immagazzinamento dell’acqua.
Credo che l’economia e la necessità di nuove risorse finanziarie sia una delle chiavi della complessità del problema per qualsiasi governo.
Per esempio se si pianifica di eliminare un gruppo di abitazioni che potrebbero essere colpite dalla penetrazione del mare, c’è da cercare un luogo dove poter sistemare queste persone e creare le infrastrutture necessarie per la loro sopravvivenza.
Altro esempio: tutte le zone nelle quali la vegetazione costiera esistente è la mangrovia, sono più protette, le coste in quei punti sono più resistenti all’impatto dei venti e sarebbe necessario ubicare molte piante di questa specie, per proteggere alcuni dei siti colpiti dai fenomeni naturali.
Secondo le cifre riportate dalle Nazioni Unite, i paesi in via di sviluppo avranno bisogno approssimativamente di 300 miliardi per salvaguardare le coste, riforestare le mangrovie e per trasferire le comunità, non solo geograficamente ma anche economicamente. E comunque qualcuno afferma che questa stima è insufficiente.
-Dopo Copenaghen, Quale pensa sia il cammino per arrivare ad una conciliazione nei negoziati a livello mondiale?
-Dal fallimento di Copenaghen, poteva o doveva succedere che si organizzassero altre riunioni, sarebbe stato deplorevole perché si prolungava il problema, però sarebbe stato perfettamente valido.
La cosa meno importante alla fine è stato il fallimento, perché si sapeva benissimo che sarebbe successo, semmai è la maniera in cui è fallito a destare preoccupazione.
La situazione è attualmente incerta e anche se i documenti per continuare i negoziati esistono ancora e è stato preso l’accordo di continuarli in Messico, c’è un cammino parallelo fuori dallo schema delle Nazioni Unite, cammino per il quale, ad esempio, il Protocollo di Kyoto scompare e i compromessi tra i paesi diventano volontari.
Sono altre regole di gioco.
La situazione che si è creata a Copenaghen, è stata un colpo diretto al multilateralismo che colloca Cuba in una posizione delicata, dato che è il nostro paese lo difende e il giorno che venisse ammesso nelle Nazioni Unite questo tipo di cose, significherebbe che in un futuro potrebbe succedere in un qualsiasi altro ramo e alla lunga compromettere anche il senso stesso dell’Organizzazione.
Si sa che non si riesce a raggiungere un accordo in ognuno degli aspetti, dato che negoziare nel Cambio Climatico significa negoziare in finanza, tecnologia..., negoziare in tutta l’economia mondiale e porsi il problema di un aggiustamento economico.
Quello che si aspira a raggiungere nel prossimo Vertice del Messico, e a Cuba starebbe molto bene, è che negoziando dentro la convenzione si raggiunga un accordo nel quale dopo il 2010, si continui precisando i punti.






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