Da una relazione di Matthew Smith, nel 1969 rappresentante del dipartimento si Stato, saltano fuori rapidi cambi di pensiero di Juanita Castro

(Un gruppo di anticastristi si allena militarmente - Foto El Mundo)
Articolo di El Mundo.es - scritto da Rui Ferrera - Traduzione di Stefano Guastella - Miami - 28 Ottobre 2009 - La sorella di Fidel Castro esiliata a Miami, suggerì al Governo statunitense di arrestare gli attivisti anticastristi cubani che, alla fine degli anni 60, promovevano attacchi armati e sbarchi clandestini sull'isola. Il suggerimento fu fatto durante una riunione di 20 minuti, che Juanita Castro ebbe nel 1969 con l'allora rappresentante del dipartimento di Stato, Matthew Smith, secondo quanto riportato da un documento del dipartimento stesso, reso pubblico recentemente. Il 29 Dicembre di quell'anno, Juanita apparse "senza avvisare prima" nell'ufficio di Smith a Miami, e "lanciò una diatriba contro la politica degli Stati Uniti", accusando Washington di minacciare con l'arresto tutti gli esiliati cubani che promuovevano spedizioni armate sull'isola, dopo averli "incoraggiati, aiutati e assistiti" per anni, nel realizzare azioni violente contro Castro, scrive Smith nella sua relazione.Entrambi discussero le divergenze di opinione per alcuni minuti, fino a che, a quanto sembra, il funzionario riuscì a convincerla delle ragioni del governo statunitense per impedire le spedizioni violente contro Cuba.
"La signorina Castro cambiò allora bruscamente la sua linea di pensiero" e "ricordò le'promesse' pubbliche fatte da organizzazioni come RECE e Alpha 66 di 'sbarcare uomini a Cuba prima della fine del 1969'", quando de ‘desembarcar hombres en Cuba antes del fin de 1969’", quando la rigida promessa di molti esiliati cubani era quella di abbattere suo fratello, anche se Fidel Castro aveva giustiziato i sopravvissuti di uno sbarco avvenuto, a quanto sembra, alcuni giorni prima.
Il suggerimento
Juanita puntualizzò allora, d'accordo con il documento, che i membri [del RECE e Alpha 66] avevano fatto dello sbarco sull'isola "una questione d'onore".
"Fu allora che lei arrivò al punto che pare essere stato la ragione della sua visita: suggerire che le agenzie di polizia del governo statunitense dovevano arrestare quelle persone prima che partissero (per Cuba)", scrive Smith. E, tra parentesi, aggiunge: "Lei non ha fatto la richiesta direttamente, però è stata, senza dubbio, la parte centrale del suo argomento".
Smith le le chiese se era disposta a consegnare al governo statunitense i nomi e le prove necessarie per portare a capo gli arresti, dato che "per arrestare una persona, prima ci deve essere una violazione della legge, prove, etc.".
"La signorina Castro disse che ci avrebbe pensato, che avrebbe tentato di convincere quelli che erano coinvolti [nelle spedizioni], che quella era l'unica maniera onorevole per fuggire dal suo dilemma e che ci avrebbe contattato più tardi", secondo la relazione della conversazione consegnata da Smith ai suoi superiori di Washington.
Alla fine dell'incontro, "lei ripeté che era molto ansiosa di assicurarsi che quei 'valorosi uomini' tanto determinati ad arrivare da Cuba prima del primo di gennaio del 1970, non 'buttassero via le loro vite in un gesto inutile e romantico'", secondo Smith.
La relazione di Smith fa parte dell'insieme di documenti archiviati nella biblioteca del presidente Richard Nixon, che sono stati declassificati l'anno passato e pubblicati a fine di Agosto dall'ufficio storico del Dipartimento di Stato.
Fino a adesso il governo statunitense non ha reso pubblico altri documenti in relazione alla conversazione di Juanita Castro con Matthew Smith, così che non sappiamo se poi Juanita è arrivata a dare alle autorità i nomi degli esiliati coinvolti nelle spedizioni armate.
La sorella dell'Ex presidente cubano fuggì pria a Città del Messico, nel giugno 1964 e arrivò successivamente a Miami quattro mesi pià tardi.
Nel periodo che va dalla fine degli anni 60 all'inizio degli anni 70 del secolo scorso, il confronto armato tra gli esiliati cubani che vivevano nel sud della Florida e il governo di Fidel Castro, aveva raggiunto uno dei suoi livelli più alti.
Gli sbarchi clandestini e i sabotaggi sull'isola erano praticamente giornalieri e il governo di Nixon decise di impedire questi atti che partivano dal territorio statunitense, anche se senza grandi successi. Secondo le leggi, è proibita l'organizzazione di una spedizione armata dal territorio statunitense contro un terzo paese.
L'organizzazione anticastrista cubana RECE non esiste più e questa settimana non è stato possibile parlare con un portavoce di Alpha 66, un'altra entità di esiliati cubani che ormai è praticamente disattivata.
L'amico di Juanita
Uno dei grandi amici di Juanita Castro in quegli anni fu Salvador Lew, un avvocato cubano di origine giudea che si convertì in suo consigliere personale per gli affari politici, nel momento in cui Juanita arrivò negli Stati Uniti, nell'ottobre del 1964, al punto da accompagnarla in giri di propaganda anticastrista per il paese e all'estero, a congressi e a conferenze stampa.
In una conversazione avuta oggi con elmundo.es, Lew ha ricordato che Juanita "fu male accettata a Miami perché qui i cubani non la volevano per il fatto di essere sorella di Fidel". Però crede anche che, molti di quelli che l'hanno attaccata e insultata in quei giorni, "erano agenti che Fidel mandò qui proprio per fare questo, screditarla".
"La sua diserzione fu il colpo pubblicitario più duro dato a Fidel", afferma l'avvocato.
Nonostante che l'abbia accompagnataattivamente nei primi anni dopo il suo arrivo a Miami, Lew non ricorda la conversazione di Juanita con Smith. Nonostante questo, si ricorda che “a quell'epoca gli attacchi a Cuba erano giornalieri. Io sono sempre stato a loro favore.”.
Lew ha insistito che Juanita, "è sempre stata molto conciliatrice con tutti" anche se, "non credo che lei abbia fatto questo", aggiunge, guardando una copia della relazione di Smith.
Per l'avvocato, la sua amica è una donna che "è sempre stata molto pro cubana e continua ad esserlo", che parlando del suo paese di origine, rilascia" Una grande emozione che trascina la gente, perchè è molto visiva".
La parte cubana di Miami si trova al centro di una forte polemica da lunedì scorso, quando Juanita Castro ha lanciato il suo libro di memorie "Fidel y Raúl, mis hermanos: la historia secreta". La controversia centrale è radicata nella sua affermazione di aver lavorato per la CIA dal 1961 al 1964, quando ancora viveva a La Habana.






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