Una impressionante testimonianza, sull'attentato al piccolo villaggio di pescatori di Boca de Samá, in provincia di Holguín, avvenuto nella notte del 12 ottobre del 1971. Carlos Escalante, all'epoca ufficiale di guardia della baia, racconta come si svolsero i fatti...
Carlos Escalante, a pesca nella baia dove avvenne l'attacco dei terroristi
di
Alexis Rojas Aguilera - Traduzione di
Stefano Guastella - Holguín - 12 ottobre 2010 - Per Carlos Escalante Gómez (El Chino), il mare è la sua stessa vita. Ad esso sono legati quasi tutti i momenti che fanno parte della sua lista dei servizi resi alla Patria ed è attualmente la sua forma di sostentamento. Senza l’odore del salmastro, non riesce a vivere. 39 anni fa, Carlos fu protagonista di una delle pagine più dolorose, della storia del terrorismo contro Cuba, in questo ultimo mezzo secolo, che gli ha lasciato ferite nel corpo e nell’anima. Alcune con il tempo sono rimaste chiuse, altre invece sono ancora aperte.
“Queste ferite non guariranno fino a che i criminali che attaccarono questo piccolo villaggio di pescatori della provincia di Holguín, Boca de Samá, nell’oscurità della notte del 12 ottobre del 1971, non siano puniti dalla giustizia”.
|
| A sinistra: Uno scorcio della baia di Boca de Samá - a destra: Carlos Escalante racconta ad Alexis come si svolsero i fatti del 12 ottobre |
All’epoca del fatto, il sergente in terza Carlos Escalante, comandava la piccola guarnigione del Posto di Osservazione e Vigilanza Costiera (POVC), situata su una collinetta che domina da sottovento l’entrata della baia di bolsa de Samá, a circa 13 km ad est dalla famosa spiaggia turistica di Guardalavaca, nel municipio di Banes.
Ai piedi di questa Unità delle Truppe dei guardia Frontiera, la vita scorre tranquilla nel piccolo villaggio di pescatori e contadini, che al giorno d’oggi hanno delle confortevoli abitazioni, consultorio medico familiare, scuola, caffetteria, un circolo sociale, una piazza per gli atti pubblici, l’unità peschiera, una strada d’accesso, elettricità, un commercio e un maggior numero di abitanti.
Dal portale della sua abitazione, quasi assalita dalle onde quando il mare sale in alta marea, il posto che preferisce quando non va per faccende di pesca, lavori agricoli o qualche compito rivoluzionario, guarda con nostalgia la collinetta ancora dominata dalla POVC.
Diventa serio e i suoi occhi, con inconfondibili tratti asiatici (da qui il soprannome “chino”), assumono una brillantezza non notata fino a quel momento. Stiamo iniziando a parlare di quell’indimenticabile giorno, nel quale il terrorismo si è impadronito di questo punto della geografia cubana. Carlos rivive quella triste ed eroica giornata.
L’uomo racconta che era una notte di luna nuova, nella quale una nave pirata, approfittando del riparo dell’oscurità, si avvicinò, rilasciando una imbarcazione intermedia che si avvicinò silenziosamente alla costa. Da li partì una lancia veloce, con a bordo il comando terrorista.
Erano passate le 21,00, Carlos Escalante stava tornando al villaggio di Boca de Samá, quando si rese conto della presenza di strani elementi. Proveniva da una perlustrazione costiera, accompagnato da Lidio Rivaflecha Galán, tenente del MININT (Ministero degli Interni), che era l’ufficiale operativo della Sicurezza di Stato della zona e che aveva deciso di rimanere sul posto quella notte.
Prima di partire nel pomeriggio, preventivamente, Escalante aveva dato istruzioni in maniera che i combattenti e i militari del POVC, prendessero i loro posti in gruppi di due e di tre persone, mantenendo una riserva di uomini da poter dislocare nei luoghi di vigilanza abituali, dato che era stata avvistata una nave sospetta.
Al comando del POVC, rimase Julio Ricardo Ricardo, professore della Scuola di Milizia attiva sul posto. Intorno alle 20,00, Julio fu informato che si sentiva il rumore di un motore, che si presume fosse quello di una imbarcazione, provenire dall’entrata della baia.
Il comandante di postazione, decise così di inviare, come rinforzo aggiuntivo, Rafael Tejeda Toledo, al comando di quattro uomini, con una mitragliatrice RPD 44, per occupare una posizione di fuoco all’estremo punto sopra vento della baia, vicino al faro esistente a quel tempo, che adesso è situato sulla costa opposta.
Nel frattempo, il militare Ramón Siams Portelles, che nel pomeriggio di quel giorno si era fatto male per un colpo al ginocchio che gli impediva di camminare normalmente, chiese a Julio Ricardo un cambio del suo posto di guardia, dato che non voleva rinunciare a compiere il proprio dovere.
In questa maniera, all’arrivo di Escalante e Rivaflecha a Boca de Samá, incontrarono Ramón Siams e Esteban Batista di guardia nel luogo. In quell’istante arrivò di corsa il militare Romilio Zaldívar e informò che aveva sentito dei rumori nell’antica Tienda del Pueblo (oggi sede del museo locale) e aveva visto come delle luci di lanterna.
Ancora ignari della minaccia che incombeva sul luogo, Escalante e Lidio avanzarono verso il posto, prendendo i fucili delle guardie Siams e Batista e lasciando quest’ultimi nella loro postazione. Quando però sono ormai vicini alla Tienda del Pueblo, furono raggiunti da Siams che volle partecipare al controllo, così Escalante gli restituì il fucile e prese il revolver di servizio di Lidio. Il gruppo continuò ad avanzare.
A quell’ora, quasi tutti gli abitanti delle 16 poverissime casette del villaggio costiero dormivano. Non era in funzione neppure il piccolo impianto elettrico presente. Oscurità totale e silenzio.... che però si interruppe all’improvviso.
Durante l’avvicinamento, avvertirono uno strano movimento.... Dettero il “Chi va la!” ed arrivò l’incontro inaspettato. Una raffica di mitragliatrice ferì Escalante ad entrambe le gambe, intanto due mercenari appostati li intorno sparano contro Lidio e Siams, ferendoli a morte. In pochi istanti la notte si fece carica di sangue e dolore.
|
| Foto a sinistra: Lidio Rivaflecha Galán(a destra nella foto) e Ramón Arturo Siam Portelles. Nelle foto di centro e a destra, i cadaveri di Lidio e di Ramón |
I mercenari si ritirarono precipitosamente. Durante la loro fuga i banditi, non volendo rischiare la loro vita, lasciarono sul posto una cassa di bottiglie incendiarie (a quanto sembra avevano l’intenzione di incendiare il villaggio) e l’ancora della lancia mentre si stavano reimbarcando. Tra di loro erano presenti alcuni noti mafiosi di Miami, come Antonio Iglesias Pons, agente della CIA e capo del comando e Santiago Álvarez Fernández-Magriñá, colui che oggi si definisce, senza alcun timore, amico intimo dell’assassino Luis Posada Carriles.
Fu in quel momento che, dalla lancia di appoggio vicina alla bocca della baia, iniziarono a mitragliare e a cannoneggiare il villaggio per proteggere il ritorno della gang criminale. Le case dei pescatori e dei contadini si trasformarono in un bersaglio della crudeltà criminale. Da terra risposero i punti di fuoco dei guardia frontiera. I pirati si ritirarono, protetti dall’oscurità della notte, in direzione Nord, dove a circa 8 miglia di distanza, li aspettava la nave principale.
Lidio y Ramón Siams caddero ai primi spari. La piccola Nancy Pavón Pavón, con i suoi 15 anni, perdette per sempre l’allegria. La disperata e pazzesca sparatoria contro il popolo, mutilò la ragazza a un piede, troncando per sempre i suoi sogni di poter calzare scarpe a tacco alto. Ángela, sua sorella di 13 anni, fu ferita. Anche il contadino Jesús Igarza Osorio, fu raggiunto dalle pallottole dei terroristi nel suo letto ed Escalante porta ancora oggi con se il ricordo di 8 proiettili nelle sue gambe, a seguito del combattimento.
|
| A sinistra:Carlos Escalante ferito dopo l'attacco. A destra: la piccola Nancy, ricoverata dopo aver perso il piede |
“Ricordo i proclami che lanciarono e la bandiera che tentarono di issare, non riuscendoci. Entrarono in tre abitazioni, quelle di Ángel Pavón Palau, della anziana Rosa Ávila e dell’incaricato del porto Héctor Villa Díaz, dove si impadronirono di una immagine di Camilo Cienfuegos, di documenti identificativi e di una passata per capelli di sua moglie Flora Lechuga, 'trofei' necessari per “ricevere il pagamento della loro impresa”.
“El Chino” ha ancora oggi tutti i dettagli di quella orrenda notte, impressi nella sua memoria. Ancora oggi scruta, con una attenzione speciale, l’orizzonte da dove arrivò la morte.
Escalante continua a reclamare quella giustizia che l’Impero Nordamericano gli ha negato, aggiunge la sua voce alle grida dei familiari dei passeggeri morti nell’orribile attentato contro l’aereo della Cubana de Aviación, avvenuto nello spazio aereo delle Barbados ed esige libertà per i Cinque Eroi cubani, prigionieri proprio per aver lottato contro il terrorismo.
---------------------------------------------------------------------------------------------------
Carlos Escalante, ni olvida ni perdona, reclama justicia
Carlos Escalante, pescando en la bahía donde ocurrió el criminal ataque
Por
Alexis Rojas Aguilera - Holguín - 12 de octubre de 2010 - Para Carlos Escalante Gómez (El Chino), el mar es la vida misma. A él están ligados casi todos los momentos que forman parte de su hoja de servicios a la Patria y su actual fuente de sustento. Sin el olor del salitre no puede vivir.
Hace 39 años fue protagonista de una de las páginas de la historia del terrorismo contra Cuba más dolorosas de la última media centuria, que le dejó heridas en el cuerpo y en el alma, unas cerradas, las otras abiertas.“Es que no van a curar hasta que los criminales que atacaron a este pobladito de pescadores de la provincia de Holguín, Boca de Samá, en la oscuridad de la noche del 12 de octubre de 1971, no sean castigados por la justicia”.
|
| A izquierda: la bahía de Boca de Samá - A la derecha: Carlos Escalante cuenta al periodista como se desarrollaron los eventos de aquella terrible noche del 12 de octubre. |
Entonces el sargento de tercera Carlos Escalante, comandaba la pequeña guarnición del puesto de Observación y Vigilancia Costera (POVC), ubicada en una elevación que domina por sotavento la entrada de la bahía de bolsa de Samá, a unos 13 kilómetros al este de la turísticamente famosa playa de Guardalavaca, municipio de Banes.
A los pies de esa Unidad de las Tropas Guarda Fronteras, el todavía pequeño poblado de pescadores y campesinos, ahora con confortables viviendas, consultorio del médico de la familia, escuela, cafetería, círculo social, plaza de actos, unidad pesquera, carretera de acceso, electricidad, comercio y más pobladores, deja correr la vida.
Desde el colgadizo de su vivienda, casi salpicada por las olas cuando les da por romper en marea alta, sitio que prefiere cuando no anda en trajines pesqueros, en labores agrícolas o en algún deber revolucionario, mira con nostalgia hacia la altura aún dominada por el POVC.
Se pone serio y sus ojos de inconfundibles rasgos asiáticos adquieren un brillo hasta ese momento no notado. Comenzábamos a conversar de aquel imborrable día, en que el terrorismo se apoderó de este punto de la geografía cubana. Volvía a vivir aquella triste y heroica jornada.
Contó de esa noche de luna nueva, en que al amparo de las tinieblas un buque pirata se aproximó y desprendió una embarcación intermedia que se acercó sigilosamente a la costa. De ella partió la lancha rápida, con el comando terrorista a bordo.
Justo, cuando sobre las nueve después del meridiano, Escalante regresaba al poblado de Boca de Samá, conoció de la presencia de elementos extraños. Venía de un recorrido costero, acompañado por Lidio Rivaflecha Galán, teniente del MININT, que era el oficial operativo de la Seguridad del Estado en la zona, quien había decidido quedarse esa noche.
Antes de partir en la tarde, previsoramente, Escalante dio instrucciones para que los combatientes y milicianos del POVC, fueran distribuidos por parejas o tríos, preservando una reserva, para ser ubicados en los sitios de servicios de vigilancia habituales, pues un buque sospechoso había sido avistado.
Al mando del POVC, quedó Julio Ricardo Ricardo, profesor de la Escuela de Milicias que allí funcionaba.
Alrededor de las ocho, Julio fue informado de que se escuchaba el ruido de un motor que, presumieron era el de una embarcación, hacia la entrada de la bahía.
Decidió enviar, como refuerzo además, a Rafael Tejeda Toledo, al mando de cuatro hombres, con una ametralladora RPD 44, a ocupar una posición de fuego en el extremo de barlovento de la bahía, cerca del farito que allí existía, ahora situado en la costa opuesta.
Mientras tanto, el miliciano Ramón Siams Portelles, quién en la tarde de ese día, sufrió un golpe en la rodilla que le impedía caminar con normalidad, solicitó a Julio Ricardo un cambio en la ubicación de su guardia, pues no renunció a cumplir el deber.
De modo que, al llegar Escalante y Rivaflecha a Boca de Samá, encontraron a Ramón Siams y Esteban Batista de guardia en el lugar. En ese instante llegó corriendo el miliciano Romilio Zaldívar e informó que había escuchado ruidos en la antigua Tienda del Pueblo (hoy emplazamiento del museo local), y como luces de linterna.
Desconocedores aún de la amenaza que sobre el lugar se cernía, Escalante y Lidio avanzan. A Siams y Batista los dejan en la posta y sus fusiles son tomados por ellos. Pero ya próximos a la Tienda del Pueblo, Siams se les une y exige participar, por lo que Escalante le devolvió su arma y tomó el revólver de servicio de Lidio. Siguieron adelante.
A esa hora, casi todos los habitantes de las 16 pobrísimas casitas del batey costero, dormían. Ni siquiera funcionaba la pequeña planta eléctrica existente. Oscuridad total. Y silencio, ahora roto…
Al aproximarse, advierten un extraño movimiento…Dan el alto, y sobrevino el encuentro sorpresivo. Una ráfaga de ametralladora hiere a Escalante en ambas piernas, en tanto dos mercenarios apostados en el exterior disparan contra Lidio y Siams, hiriéndolos de muerte. En instantes la noche se cargó de dolor y sangre.
|
| Foto de izquierda: Lidio Rivaflecha Galán(a la derecha en la foto) y Ramón Arturo Siam Portelles. En las fotos al centro y a la derecha, los cadáveres de Lidio y de Ramón |
Los mercenarios emprendieron la retirada a la precipitada. En la huida los bandidos, mercenarios al fin, no querían exponer su vida y dejaron en la orilla una caja de botellas incendiarias (al parecer para quemar al poblado) y hasta el ancla de la lancha, al reembarcar. Entre ellos figuraban conocidos mafiosos miamenses, como Antonio Iglesias Pons, agente de la CIA y jefe del comando y Santiago Álvarez Fernández-Magriñá quien hoy se confiesa, sin pudor alguno, amigo íntimo del asesino Luis Posada Carriles.
Fue cuando desde la lancha nodriza cercana a la boca de la bahía, comenzaron a ametrallar y cañonear el poblado para apoyar el retorno de la pandilla de apátridas. Las casas de pescadores y campesinos se convirtieron en blanco de la crueldad. Desde tierra respondieron los puntos de fuego de Guarda Fronteras. Los piratas se retiraron amparados en la oscuridad rumbo Norte, donde a unas ocho millas esperaba el buque madre.
Lidio y Ramón cayeron con los primeros disparos. Nancy Pavón Pavón, con sus 15 años perdió para siempre la alegría, en la arremetida salvaje contra el pueblo, con un pie mutilado y los sueños de calzar zapatos de tacón alto; Ángela, su hermana de 13, resultó, por igual, herida. También el campesino Jesús Igarza Osorio, alcanzado por las balas terroristas en su propia cama y Escalante con ocho balas en sus piernas, frutos del combate.
|
| A izquierda:Carlos Escalante hérido. A derecha: la pequeña Nancy, convaleciente de sus heridas. |
“Recuerdo las proclamas que regaron y la bandera que intentaron izar y no pudieron. Estuvieron en tres viviendas, las de Ángel Pavón Palau, la anciana Rosa Ávila y el práctico del puerto Héctor Villa Díaz, donde ocuparon una imagen de Camilo Cienfuegos, documentos identificativos de Villa y un lazo de cabello de su esposa Flora Lechuga, “trofeos” necesarios para “el cobro de su hazaña”.
Y como estos tiene El Chino, fresco, cada detalle de aquella noche horrenda, desde la cual siempre mira con especial celo el horizonte, por donde llegó la muerte.
Hoy sigue Escalante reclamando esa justicia negada por el Imperio, suma su voz al reclamo de los familiares de los caídos en el horrible crimen perpetrado contra un avión de Cubana de Aviación en el espacio aéreo de Barbados y exige libertad para Los Cinco héroes cubanos prisioneros precisamente por luchar contra el terrorismo.













