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Pura Avilés, una grande donna di Holguín: "Ho solo cercato di fare il mio dovere"

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Pura Áviles

 

 L'Eroina del Lavoro della Repubblica di Cuba: Pura Concepción Avilés Cruz

di Alexis Rojas Aguilera - Traduzione di Stefano Guastella - Holguín - 9 ottobre 2010 - Convinta del fatto che “tutta la gloria del mondo, stia in un chicco di mais”, celebre pensiero di José Martí, poi abbracciato da Fidel Castro, l’Eroina del Lavoro della Repubblica di Cuba, Pura Concepción Avilés Cruz, dall’alto dei suoi 75 anni, assicura di non aver mai lavorato per ricevere dei premi.

    Il lavoro è più una festa della creazione che una obbligazione o un mezzo di vita, commenta questa infaticabile donna holguinera, la cui vita lavorativa è trascorsa brillantemente ai piedi della Loma de la Cruz. 

    Conosco solamente due centri di lavoro, dice al giornalista, l’antico Ospedale Civile (oggi una dipendenza del Ministero della Scienza, Tecnologia e Medio Ambiente – CITMA) e il “mio” ospedale  “Vladimir Ilich Lenin”, del quale è fondatrice e che presto celebrerà il suo 45° compleanno. 

Dottoressa in Scienze Mediche, Titolare d’Accademia, professoressa e consulente della Università Medica di Holguín, ricercatrice di Merito e specialista di secondo grado in Anestesia e Rianimazione e cure Intensive d’Emergenza, sono alcune tra le sue specializzazioni professionali. 


      Altri fattori che segnano il suo cammino lungo la vita, un giardino pieno di rose, ma anche di spine, sono la sua condizione di deputata all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare per quattro mandati, combattente internazionalista nella Repubblica Popolare di Angola, di Comunista e di dirigente sindacale della Salute nella Base del collettivo, della Provincia e del paese.

     Illustre figlia della città di Holguín, premio di quest’anno al Merito Docente, Rilevante nel VII Forum di Scienza e Tecnica, donna creatrice, invitata d’onore al XI Festival Mondiale della gioventù e degli Studenti, partecipante al V Congresso del Partito Comunista di Cuba e formata come professoressa di Eccellenza dell’Educazione Medica Superiore, nonostante tutti questi meriti,  Pura Concepción Avilés  è una persona piena di umiltà.

     Madre affettuosa di Tania e Augusto, i suoi figli, e più di una moglie, una fedele compagna, figlia di  Zoila Pura e di José Agustín, appartenente alla federazione, al CDR, combattente, è fedele al suo nome (Pura), le sue  idee e  i suoi  concetti, anche i più piccoli atti di vita, sono una traccia che la trasforma in uno specchio di profonda trasparenza nel quale guardarsi in ogni istante.

     Parlare con lei, nella tranquillità della sua casa in Calle Libertad, nella città di Holguín, è un piacere, così come sentire il suo affetto materno, ascoltarla mentre snocciola i ricordi, aneddoti di vario tipo, è un vero atto di fede.  

    “Prima del 1959”, dice Pura, “ho collaborato a La Habana con l’organizzazione studentesca del Direttivo Rivoluzionario, raccogliendo medicine e fondi e, dopo la vittoria dei ribelli, sono rimasta acquartierata fino a che la situazione della capitale cubana è rimasta definitivamente sotto controllo, tra le altre cose”.  

   Una delle cose che ricorda con maggior emozione, è stata quella di assistere come medico la sorella del martire Gerardo Abreu (Fontán), ferita ad una gamba da uno sparo.

   Quando avvenne l’aggressione degli esuli cubani a Playa Girón, dice, “sono stata mobilizzata con un gruppo addetto alle cure dell’allora ospedale Kouri, l’attuale Centro  Oncologico Nazionale e, durante la crisi di Ottobre (la crisi dei missili), alla stessa maniera ho lavorato come anestesista, alla Clinica María la Milagrosa di Marianao”.

    Mentre racconta, gli occhi le brillano dietro gli imprescindibili occhiali e il tono della voce si fa più nitido. E’ la Pura degli anni della gioventù, quella che parla in questo momento:   “Nel 1966, feci parte della Sanità Militare dell’Unità 3278, quando durante  un fallito tentativo di aggressione imperialista, fui inviata verso la Silla di Gibara. Successivamente, ho partecipato a tutte le mobilitazioni realizzate. Sono ufficiale delle FAR, con due corsi di preparazione portati a termine, uno dei quali nella Scuola Militare Antonio Maceo”.

    Sorride e mi pare di vederla vestita un’altra volta di verde olivo. “Ho fatto parte del Primo Battaglione Femminile Internazionalista che andò in angola, dove sono stata dal 1975 al 1977”, aggiunge e la sala della casa, per un momento, pare riempirsi dell’odore delle foreste e delle sabbiose terre africane.

   Mi pare di sentire, a questo punto, il ruggito di un leone, il battere di un tamburo Batá, il fischio di una  freccia e il canto guerriero  di qualche antenato di Pura, che impugna un machete mambí  agli ordini di uno dei 17 Generali di Holguin, magari il General Maggiore Calixto García.

    In questo istante, il tono della sua voce diventa più fermo, è lo stesso di quando usò la sua parola nel 1957, nell’ambito delle Nazioni Unite, a New York, per accusare di fronte al mondo gli Stati Uniti per la loro politica genocida genocida contro Cuba. 

   Ritorna con la mente ai giorni dell’inaugurazione dell’Ospedale Lenin, nel quale fu dirigente per 12 anni dell’Unità Chirurgica e del Servizio di Anestesia, aggiungendo che dopo il suo ritorno dall’angola, e con la creazione dell’Unità di cure Intensive, ha fatto parte di questo collettivo fino ai nostri giorni.

   Ci parla anche del suo lavoro di ricerca sulla tecnica dell’Addome Aperto, con la quale, insieme all’impegno del suo gruppo di lavoro, si riesce a registrare una mortalità inferiore a quella di paesi come gli Stati Uniti e Giappone; tecnica per fortuna diffusa in tutta Cuba. Ci parla anche di quello che impongono le circostanze per salvare le vite, come l’Intubazione Selettiva del Polmone, per il trattamento della  Atelectasia.

   Alla domanda sulle sue responsabilità scientifiche, conferma di essere membro del Consiglio Scientifico dell’Ospedale V. I. Lenin,  e membro d’onore delle Società Cubane di Anestesia e Rianimazione, e di Cure Intensive e Emergenza, così come è membro rappresentante all’estero della Società Peruviana di Anestesia, paese che, insieme a Guatemala, Filippine e Brasile, è stato scenario delle sue esposizioni scientifiche.
 
 Tania, la figlia con la quale condivide allegria, speranze, tristezze, la vita quotidiana, ci porta, come se fossero dei fiori di gelsomino appena tagliati, alcuni dei riconoscimenti alla carriera della madre, come le medaglie di “Combattente Internazionalista” e della “Vittoria Cuba-RPA”, la "Piti Fajardo", la “23 Agosto”, quelle degli ordini “Carlos J. Finlay”, “Lázaro Peña” di I,II e III Grado e quella di “Ana Betancourt”, la distinzione “Juan Tomás Roig” e la “Sol”, la medaglia di “Eroina del Lavoro” e tanti altri riconoscimenti.

    “Però guarda, ci sono due riconoscimenti dei quali non ti ho mai parlato, perché appartengono al mio cuore e che oggi apro perché mi sento una combattente della lotta contro il terrorismo promosso e finanziato dal vicino impero (Nordamericano) che ci odia e ci disprezza e perché sono, di fatto e di diritto, tra le fila delle persone che lottano per la sopravvivenza del genere umano contro le minacce delle armi nucleari e dai danni inferti alla natura, capeggiate dall’uomo che più amo, ammiro e rispetto: Fidel Castro Ruz.

    Questi riconoscimenti segnano i miei giorni e le mie ore: la lettera di riconoscimento dei servizi medici delle FAR per la cura prestata al combattente caduto Rolando Pérez Quintosa e il diploma “Battaglia del 15 febbraio 2009”, che dice:

<Professoressa instancabile, eterna lottatrice per la vita e per la speranza. Per una vittoria che, a causa la sua grandezza, è impossibile misurare.  

Fidel Castro Ruz>”.

  Come Martí e Fidel, credo che tutta la gloria del mondo stia in un chicco di mais,  e così allo stesso tempo penso che “ho solo cercato di compiere il mio dovere”.
 

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Pura Avilés: Solamente he tratado de cumplir con mi deber

Por Alexis Rojas Aguilera -  Holguín - 9 de octubre de 2010 - Convencida de que toda la gloria del mundo cabe en un grano de maíz, clarividente pensamiento de José Martí abrazado por Fidel, la Heroína del Trabajo de la República de Cuba Pura Concepción Avilés Cruz, a la altura de sus 75 años, asegura que nunca laboró por merecer algún estímulo.

    El trabajo es más una fiesta de la creación que una obligación o un medio de vida, comenta  esta cenital mujer holguinera, cuya vida laboral ha transcurrido brillantemente al pie de la Loma de la Cruz.

    Solamente dos centros de trabajo oficiales conozco, dice al reportero, el antiguo Hospital Civil (hoy, una dependencia del ministerio de Ciencia, Tecnología y Medio Ambiente) y “mi”  Vladimir Ilich Lenin, del cual es fundadora y que pronto arribará a su 45 cumpleaños.

        Doctora en Ciencias Médicas, Académica Titular, profesora titular y consultante de la Universidad Médica de Holguín, investigadora de Mérito y especialista de segundo grado en Anestesiología-Reanimación y Cuidados Intensivos- Emergencias, son algunos de sus avales profesionales.

      También le acreditan el tránsito por la vida, suerte de jardín con rosas y espinas, su condición de Diputada a la Asamblea Nacional del Poder Popular ya durante cuatro períodos, de combatiente internacionalista en la República Popular de Angola, de comunista y de dirigente sindical de la Salud en la base, provincia y el país.

     Hija Ilustre de la ciudad de Holguín, premio este año al Mérito Docente, Relevante en el VII Fórum de Ciencia y Técnica, mujer creadora, invitada de honor al XI Festival Mundial de la Juventud y los Estudiantes, participante en el V Congreso del Partido Comunista de Cuba  y conceptuada como profesora de Excelencia de la Educación Médica Superior, Pura es toda humildad.

     Madre amante de Tania y Augusto, sus hijos y más que esposa, una consagrada compañera, la hija de Zoila Pura y José Agustín, federada, cederista, combatiente, es fiel a su nombre, ideas y conceptos hasta en los más pequeños actos de la vida, rasgo que la convierte en un espejo de rutilante transparencia en el cual mirarse a cada instante.

     Conversar con ella, en la tranquilidad de su hogar en la calle Libertad de la ciudad de Holguín es gozo, sentir su cariño maternal es placer, oírla desgranar recuerdos, anécdotas de múltiples signos, es todo un acto de fe.

    Antes de 1959, dice, “colaboré en La Habana con la organización estudiantil Directorio Revolucionario, en la recolección de medicamentos y venta de bonos, y al triunfo de la Rebelión permanecí acuartelada hasta que la situación de la capital cubana estuvo controlada, entre otras tareas”.

   Una de las que aún recuerda con especial emoción fue asistir como médico a la hermana del martir Gerardo Abreu (Fontán), herida de un tiro en una pier­na.

   Cuando se produjo la agresión imperial por Playa Girón, apunta, “estuve movilizada en un grupo de atención del entonces Hospital Kouri, actualmente Oncológico Nacional y durante la Crisis de Octubre, de igual manera, en la Clínica María la Mila­grosa de Marianao, como anestesista”.

    Mientras relata, los ojos le brillan detrás de los ya imprescindibles espejuelos, y el tono de la voz de hace más nítido. Es la Pura de años mozos la que habla:

   “En  1966, integré la Sanidad Militar de la Unidad 3278, cuando, durante un fallido intento de agresión imperialista, fui movilizada hacia la Silla de Gibara. Después he participado en todas las movilizaciones  realizadas. Soy oficial de la reserva de las FAR, con dos cursos de preparación vencidos, uno de ellos en la Interarmas Antonio Maceo”.

    Sonríe y me parece verla vestida otra vez de Verde Olivo. “Integré el Primer Batallón Femenino Internacionalista que fue a Angola, donde estuve de 1975 hasta el 77”, subraya,  y la sala de la casa, por un momento, parece llenarse del olor a bosque firme y de las tierras arenosas africanas.

   Creo escuchar, entonces, el rugido de un león, el batir de un tambor Batá, el silbido de una flecha y el canto guerrero de algún ancestro de Pura, empuñando un machete mambí a la orden de uno  de los 17 generales holguineros, tal vez Calixto García.

    En ese instante, el tono de su voz se torna  más firme, es el mismo de cuando usó de la palabra en el 57 periodo de las Naciones Unidas, en Nueva York, para acusar ante el mundo a los Estados Unidos por su política genocida contra Cuba.

   Vuelve a los días de la inauguración del Hospital Lenin, en el cual fue jefa durante 12 años de la Unidad Quirúrgica y del Servicio de Anestesiología y agrega que tras su regreso de Angola y con la creación de la Unidad de Cuidados Intensivos, integró ese colectivo hasta  hoy.

   También habla de su trabajo investigativo sobre la técnica del Abdomen Abierto, con el cual, junto al empeño de su colectivo de labor, se logra registrar  una mortalidad inferior a la de países como Estados Unidos y Japón, afortunadamente generalizada en toda Cuba. Y de lo que imponen las circunstancias para salvar vidas, como la Entubación Selectiva del Pulmón para el tratamiento de la Atelectasia en condiciones de campaña.

   Preguntada sobre sus responsabilidades científicas, confirma que es miembro del Consejo Científico del Hospital V. I. Lenin,  y de honor  de las Sociedades Cubanas de Anestesiología y Reanimación y  de Cuidados Intensivos y Emergencia, así como miembro correspondiente extranjero de la Sociedad Peruana  de Anestesiología, país este último que junto a Guatemala, Filipinas y Brasil fueron escenarios de sus exposiciones científicas.

   Tania, la hija que comparte alegrías, esperanzas, tristezas, la vida diaria cotidiana, trae cual si fueran jazmines acabados de cortar, algunos de los reconocimientos a su ejecutoria, como las medallas de  Combatiente Internacionalista y de la Victoria Cuba-RPA, la "Piti Fajardo", la 23 de Agosto, las órdenes Carlos J. Finlay, Lázaro Peña I,II y III Grados y la Ana Betancourt, la distinción Juan Tomás Roig y cual Sol, la dorada de Heroína del Trabajo, entre muchos merecimientos más.

    “Pero mira, hay dos de los que nunca te había hablado, porque pertenecen a lo más profundo de mi corazón, que hoy abro por sentirme combatiente de la lucha contra el terrorismo promovido y financiado por el vecino Imperio que nos odia y desprecia, y por estar de hecho y derecho en las filas de las personas que luchan por la supervivencia del género humano, amenazado por el arma nuclear y el daño inferido a la naturaleza, que lidera el hombre que más quiero, admiro y respeto: Fidel Castro Ruz.

    Estos comparten "mis días y horas", la carta de reconocimiento de los servicios médicos de las FAR por la atención al combatiente aído Rolando Pérez Quintosa caido  y el diploma “Batalla  15 de Febrero de 2009”, que dice: “Profesora incansable, eterna luchadora por la vida y esperanza. Por una victoria que por su magnitud es imposible medir. Fidel Castro Ruz
”.

  Como creo que toda la gloria del mundo cabe en un grano de maíz, al igual que Martí y Fidel, pienso que "solamente he tratado de cumplir con mi deber".
 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Giugno 2011 19:13  

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