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Lezama Lima e Moreno del Toro: Un medico per amico

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Di  Alberto Dolz  - Trad. di Stefano Guastella 

  José Lezama Lima e José Luis Moreno del Toro: Un medico per amico

lezama y moreno del toro

Articolo originale: La nave della dea Proserpina, attraccata al letto d’ospedale
Confessioni del medico personale dell’intellettuale cubano José Lezama Lima.

A forza di raccontarla, la storia è diventata abituale, come un episodio che, a forza di ripetersi, vede svanire l’effetto drammatico. 
  Nonostante questo, nelle parole di José Luis Moreno del Toro, c’è sempre una patina di dolore nel ricordare la morte di José Lezama Lima, suo paziente, di cui fu alunno e amico per oltre un decennio, con il quale ha parlato dei “Temi più personali ed impersonali”. Clicca su leggi tutto per continuare - Haz click sobre "leggi tutto" para continuar

  Anche se preferisce essere riconosciuto come poeta, adesso  Moreno del Toro ci parla in veste di medico e chirurgo, dato che è Professore del centenario ospedale “Calixto García”, ma soprattutto come medico personale di Lezama.

 foto con Del Toro
Una foto scattata a La Habana  durante la Fiera del Libro 2011: da sinistra Filippo Manghisi di 5av, José Luis Moreno del Toro, Humberto Rodríguez Manso e Melaneo Maden Betancourt.


-“Era un uomo con una patologia di base, che aggredì molto non solo il suo modo di vivere, ma anche il suo tempo di vita”, ripassa in una intervista con “Cubanow”, nello spazioso salone degli eventi dell’Istituto di Letteratura e Linguistica de La Habana, dove  Lezama, aveva lavorato come ricercatore, durante gli ultimi suoi anni di vita.
  “Ricordiamo che il romanzo ‘Paradiso’(1), inizia quando il bambino ha una crisi di asma nella culla, appena nato. Questa asma lo portò ad una BPCO, una broncopneumopatia cronica ostruttiva e la particolarità di non voler fare movimento, lo portò ad una certa obesità. Contro di lui cospira sempre la sua asma, trascinandolo per 66 anni in crisi parossistiche, in crisi acute molto forti e, successivamente, aggravato dalla sedentarietà e dal sovrappeso”, spiega lo specialista, che aggiunge una aggravante del paziente: fumatore di sigari.
  “Fu così che successivamente la salute di Lezama si complica. Arriva una infezione urinaria. Non gli vengono somministrati gli antibiotici che io avevo indicato. Per accontentarlo, sua moglie gli dette un preparato casereccio, di questi che prendiamo tutti e che sono così “importanti”. Non ho niente contro la medicina tradizionale, al contrario, però quando hai un paziente a rischio, non puoi dedicarti solo agli infusi di radice di  guisazo  (Xanthium occidentale Bertol) o di Peluria di mais", chiarisce.

Lezama
 José Lezama Lima

 L’autore di Tratados de La Habana, non era un paziente facile. Aveva la fobia degli ospedali, dove diceva che era “attraccata la nave di Proserpina”. 
  Secondo il dottor Moreno del Toro, Lezama fece molta resistenza al ricovero e quando finalmente fu fatto, era già in stato d’incoscienza. “Perché non portate l’apparecchio per i Raggi X in cucina?”, proponeva con la sua ironica sagacità immaginativa.
  Più di una volta abbiamo dovuto portare un infermiere a casa sua per fargli estrarre dei campioni di sangue a domicilio.

 moreno y lezama
In alto a sinistra, con i baffi, il Dottor José Luis Moreno del Toro. In basso, al centro della foto, José Lezama Lima

 

Quei polmoni, erano ormai invasi dall’infezione e dall’infiammazione e dato che Lezama soffriva anche di ipertensione costante e che alleviava la sua  asma con bombe di epinefrina (adrenalina), che andavano ad intaccare il suo sistema cardiocircolatorio, la situazione era ancora più complicata”, dice il medico che si lamenta del fatto che gli uomini non posseggano il dono della “profezia”.
 “Se avessi avuto questo dono, me lo sarei portato via in elicottero, se avessi dovuto buttare giù la parete della sua casa, lo avrei fatto”, esclama con determinazione Moreno del Toro.
  Però ne il dottor Moreno, ne nessun altro posseggono questa virtù da oracolo.
 Fu così che, rompendo parte della facciata domestica della sia casa, dato che il suo enorme corpo gonfiato non riusciva a passare dalla porta, i paramedici arrivarono all’ospedale,  il giorno 8 di agosto del 1976, trasportando un moribondo.  

 José Luis Moreno del Toro
 José Luis Moreno del Toro

 Immediatamente Lezama fu portato nella sala più moderna e sofisticata di Cuba: il Padiglione Borges, dell’Ospedale “Calixto García”.
   Colui che allora era presidente della Repubblica cubana,  Osvaldo Dorticós, chiamò direttamente i medici, per offrire tutto l’appoggio dello Stato cubano.
Nel suo delirio, Lezama chiese un flan (una specie di budino), il suo dolce preferito. 
  “Non gli fu fatto mancare niente. Lì c’erano i grandi professori della medicina cubana, come la Dottoressa  Mercedes Batule. Se non arrivò a tempo in ospedale, fu a causa della sua marcata e ferrea  resistenza, perché Lezama era un uomo di criterio”, ricorda Moreno del Toro.  
  Agli inizi degli anni 60, José Luis Moreno del Toro era un “contadinello che studiava medicina a La Habana e che Traía la marca del arique en el tobillo (2), come dicono gli abitanti della capitale”. 

Moreno  del Toro è nato nel 1943, nella provincia orientale di Holguín da genitori che facevano i maestri. Sua nonna, alla quale deve la sua educazione sentimentale, gli fece leggere libri come  “La edad de oro”, di José Martí, le avventure di Salgari e i romanzi di  Twain.
Questo fu sufficiente per mandare a giro per il mondo un lettore incallito.
  "Non mi hanno mai castigato obbligandomi a sedermi su di una sedia per leggere, al contrario la punizione era togliermi la lettura e la radio. Questo si che era un castigo per me”, ricorda il medico di Lezama.
  Nonostante conoscesse bene la mappa culturale della capitale e la strada dove viveva Lezama, l’allora studente di medicina, che faceva tirocinio nella grande metropoli, non si azzardava ad avvicinare lo scrittore, che vedeva nella porta della sua casa, in Trocadero 162.  

Lezama assorto nelle sue letture
José Lezama Lima, assorto nelle sue letture

Mi capitò tra le mani ‘Dador’, uno dei suoi libri. Era una lettura che mi piaceva, che però non riuscivo a capire. Più la leggevo, più mi piaceva e meno la capivo… Passavo da quella strada e dicevo: -adesso vado a salutarlo-  ma non mi azzardavo e così mi dedicai a cercare tutta la letteratura edita di Lezama” .

  Il destino intervenne per dare fine a queste indecisioni. Successe quando un  amico comune, il drammaturgo José Triana, vinse il premio Casa de las Américas nel 1965 con il suo pezzo “La noche de los asesinos”, (La notte degli assassini), che coincise con la sepoltura della madre del poeta, donna Rosa Lima.
  “Lui (José)mi chiese di andare a vedere Lezama. Io stavo terminando la carriera di medicina e a quel punto diventai non solo l’amico, non solo l’alunno, ma anche il medico di Lezama fino al momento della sua morte”.
Moreno del Toro, racconta così il suo primo incontro: “Il giorno in cui entrai nella sua casa, lui, sofferente per un attacco d’asma, mi disse:’Dottore, lei è troppo giovane, ha la stessa età di Alonso Alvarez de la Campa', uno studente di medicina alle prime armi, che fu assassinato nel 1871 dalla Corona Spagnola”, ricorda il dottore.    

Per qualche ragione, che il medico ignora ancora oggi, il celebre scrittore ebbe fiducia nel giovane dottore arrivato a casa sua. Lo iscrisse al suo corso di letteratura, conosciuto come “curso délfico”, con il quale dispensava ai giovani alunni scelti, la migliore letteratura occidentale e orientale, precedentemente selezionata come: Rilke, Mann, Huizinga, Lao Tse, oltre ad altri. Successivamente, quando Moreno del Toro si laureò, e nonostante la sua giovinezza, Lezama lo accettò come medico di fiducia.

  In uno dei suoi libri, Lezama scrisse la seguente dedica: “Al Dottor  José Luis Moreno, che unisce magicamente lo spirito della lettera con lo spirito della scienza”.


(1) Paradiso (1966) – Romanzo di Lezama Lima, che ricorda molto da vicino la vita dell’intellettuale cubano
(2) Traía la marca del arique en el tobilloModo di dire degli abitanti de La Habana, verso la gente orientale, per definirli “campagnoli”, la frase si potrebbe tradurre approssimativamente in “portava il segno delle piantine sulle caviglie”

Piccola sintesi biografica di José Luis Moreno del Toro

Vedi anche Articolo su Quiintavenida: José Luis Moreno del Toro: Orgogliosamente Holguinero

José Luis Moreno del Toro, è medico, narratore e poeta, ha pubblicato numerosi titoli tra i quali:  los poemarios Carta (1983), Beber de la lluvia (1988), Otras
formas del insomnio (Medellín, Colombia, 1996), La otra mordida de la
manzana (Medellín, Colombia, 1997), Cantigas salvadas (2000), Violeta ya no
vive aquí (2003) e la antologia  Mar de leva (2007). I suoi poemi sono stati tradotti in varie lingue. Il suo romanzo “Flor de pino”, pubblicato in Nicaragua nel 1984, fu trasformato in pellicola, grazie alla cineasta Laura López e ha ricevuto premi internazionali nei festival del cinema e della televisione. Gli sono stati assegnati, tra i vari riconoscimenti, la Distinzione per la Cultura Nazionale della Repubblica di cuba (1993) e lo Scudo della Città di Gibara (1995).

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Proserpina amarrada a la cama de los hospitales
Confesiones del médico de cabecera del intelectual cubano José Lezama Lima.

lezama y moreno del toro


Por Alberto Dolz - De tanto contarla,  la historia se ha vuelto usual, como un episodio que
por repetido gasta su dramatismo.    Sin embargo, en las palabras de José Luis Moreno del Toro siempre queda una pátina de dolor al recordar la muerte de José Lezama Lima, su paciente, alumno y amigo por más de una década, con quien  habló «los temas más personales y más impersonales».

  Aunque prefiere que le reconozcan como poeta, ahora Moreno del Toro habla como el clínico y cirujano que es, profesor del centenario hospital Calixto García, pero ante todo como el médico de cabecera de Lezama que fue.

 moreno y lezama
José Luis Moreno del Toro (En alto a izquierda, con los bigotes) y José Lezama Lima (en bajo, al centro de la foto)

-«Era un hombre con una patología de base que agredió mucho no sólo su forma de vida, sino su tiempo de vida», repasa en una entrevista con Cubanow en el espacioso salón de actos del Instituto de Literatura y Lingüística de La Habana, donde Lezama trabajó como investigador en sus últimos años de vida.

  «Recordemos que la novela Paradiso comienza cuando el niño tiene una crisis de asma en la cuna, recién nacido. Esa asma lo llevó a una insuficiencia respiratoria crónica, lo que se llama una EPOC, Enfermedad
Pulmonar Obstructiva Crónica,  y esa particularidad de no querer moverse, lo llevó a una cierta obesidad. Contra él conspira su asma que arrastró 66 años en crisis paroxística, en crisis agudas muy severas, y luego todo eso agravó por el  sedentarismo y el sobrepeso», explica el especialista, quien
suma una  agravante del paciente: fumador de puros.

  «Y después Lezama se complica. Hace una infección urinaria. No se le quiso dar los antibióticos que yo indiqué. Para complacerlo, su esposa le dio un cocimiento casero, esos que tomamos todos y que son tan importantes.

No tengo nada contra la medicina tradicional, todo lo contrario, pero cuando tienes un paciente de riesgo  no puedes sólo dedicarte a los cocimientos de raíz de guisazo o de pelusa de maíz», aclara.

Lezama
 José Lezama Lima


  El autor de Tratados de La Habana no era un paciente fácil. Tenía fobia a los hospitales, donde, decía, estaba «amarrada la nave de Proserpina».
  Según el doctor Moreno del Toro hizo mucha resistencia al ingreso y cuando finalmente lo hizo, ya estaba semiinconsciente. «Por qué no traemos el equipo de rayos equis para la cocina»,  proponía con su irónica sagacidad imaginativa.
  Incluso, más de una vez hubo que llevar a un laboratorista para extraerle muestras de sangre a domicilio.
  «Esos  pulmones estaban ya inundados por la infección e inflamación y una persona que tenía también una hipertensión mantenida, que se aliviaba su asma con los bombazos de epinefrina, que agredía su sistema
cardiocirculatorio,  complicaba más la situación», dice el galeno, quien se lamenta de que los hombres no posean el poder de vaticinio.

  «Si lo hubiera tenido me lo hubiera llevado en helicóptero, si hubiera tenido que tumbar la fachada de la casa, lo hubiera hecho», expresa con determinación.
  Pero ni Moreno ni nadie posee tal virtud de oráculo. Rompiendo a mandarriazos parte de la fachada doméstica,  porque su enorme cuerpo hinchado no cabía por la puerta, los paramédicos llegaron el 8 de agosto de 1976 con un moribundo al hospital.  

 José Luis Moreno del Toro
 José Luis Moreno del Toro

De inmediato ingresó en la sala más sofisticada de Cuba: el pabellón Borges, del Calixto García.
   El entonces presidente de la república, Osvaldo Dorticós, llamó directamente a los médicos para brindar todo el apoyo del Estado cubano. En su delirio pidió un flan, su dulce preferido.
  «No le faltó nada. Allí estaban grandes profesores de medicina interna como la doctora Mercedes Batule. Si no llegó a tiempo al hospital fue por su marcada y férrea resistencia, porque Lezama era un hombre de criterio», recuerda  Moreno del Toro.

  A principios de los 60's, este hombre  era un «guajirito que estudiaba medicina en La Habana y  traía la marca del arique en el tobillo».
 Nació en 1943 en la oriental provincia de Holguín de padres maestros. Su abuela, a quien  debe la educación sentimental,  puso en sus manos La edad de oro, de José Martí,  las aventuras de Salgari y  las novelas de Twain.

Fue suficiente para despachar al mundo un lector inveterado.   «Nunca me castigaron sentándome en la silla a leer, todo lo contrario me quitaban la lectura y la radio. Ese era el castigo», recuerda el médico de cabecera de José Lezama Lima.
  Pese a que el mapa cultural de la ciudad coincidía con la calle donde vivía Lezama, el estudiante de medicina, ya diletante en la gran urbe, nunca se atrevió a interpelar al escritor,  a quien veía en la puerta de su casa, Trocadero 162, bajos, «como gustaba decir».

Lezama assorto nelle sue letture
José Lezama Lima, en sus lecturas

«Me encontré con Dador, uno de sus libros. Era una lectura que me gustaba, pero que no entendía. Mientras más la leía, más me gustaba y menos la entendía...Yo pasaba y me decía lo voy a saludar ahora y no me atrevía nunca, y entonces me dediqué a buscar toda la literatura impresa de Lezama».

  El destino intervino para acabar con tales vacilaciones. El día en que un amigo común, el dramaturgo José Triana ganó el premio Casa de las Américas de 1965 por su pieza La noche de los asesinos, coincidió con el
enterramiento de la madre del poeta, doña Rosa Lima.
  «El me pide que  vaya a ver a Lezama. Yo estaba terminando la carrera de medicina  y entonces me convertí no sólo  en el amigo, no sólo en el alumno, sino también en el médico de Lezama hasta el mismo momento de su muerte».

 Así relata el primer encuentro: «El día que yo entré a su casa, él, jadeante por un ataque de asma,  me dijo: 'Doctor, es Ud. muy joven, tiene la misma edad de Alonso Alvarez de la Campa', uno de los más bisoños estudiantes de medicina asesinados en 1871 por la corona española», recuerda Moreno del Toro.
  Por alguna razón, que el médico ignora todavía, el célebre escritor confió en el recién llegado. Lo matriculó en su curso délfico, con que dispensaba a los jóvenes escogidos  con la mejor literatura occidental y
oriental previamente seleccionada - Rilke, Mann, Huizinga, Lao Tse, entre otros- y luego, ya graduado y pese a su juventud, lo aceptó como médico de cabecera.

  En uno de sus libros,  Lezama escribió la siguiente dedicatoria: «Al doctor José Luis Moreno, que une mágicamente el espíritu de la letra con el espíritu de la ciencia».

Para recuadro

Veas también el artículo José Luis Moreno del Toro: Orgullosamente Holguinero

José Luis Moreno del Toro, médico, narrador y poeta- ha publicado, entre otros títulos, los poemarios Carta (1983), Beber de la lluvia (1988), Otras ormas del insomnio (Medellín, Colombia, 1996), La otra mordida de la anzana (Medellín, Colombia, 1997), Cantigas salvadas (2000), Violeta ya no vive aquí (2003) y la antología  Mar de leva (2007).  Sus poemas han sido traducidos a varios idiomas. Su relato Flor de pino, publicado en Nicaragua n 1984, fue llevado al cine por la cineasta Laura López y recibió premios internacionales en festivales de cine y televisión. Le han sido otorgados, entre otros reconocimientos, la Distinción por la Cultura Nacional de la República de Cuba (1993) y el Escudo de la Ciudad de Gibara (1995).

 

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Marzo 2011 06:50  
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