Una Cuoca Cubana che i Cubani ricordano.......
Nitza Villapol
Era cubana, nata a New York nel 1923 da genitori benestanti ma di sinistra come rivela il suo nome di battesimo. A nove anni tornò a Cuba. Si appassionò subito alla cucina e negli anni quaranta studiò a Londra scienze degli alimenti e della nutrizione. All'Avana si laureò in pedagogia, iniziò a scrivere articoli e libri di cucina, poi entrò nella tivù del dittatore Batista. Ai cubani piacque subito questa signora coi capelli a caschetto, energica, sembre sorridente, con una bella parlantina, che ibridava piatti africani con quelli (diceva lei) di moda tra le casalinghe di Miami, che metteva alla berlina la maionese ma annegava il maiale nella CocaCola, che cercava di convertire i cubani al culto dell'insalata (acqua colorata, per loro, che una volta mangiata si poteva solo pisciare, ma non faceva volume nello stomaco), che impose pesci come la tilapia e il merluzzo, prima di lei sconosciuti a Cuba, oggi , più cubani dello stesso Castro. Quando i barbudos sfrattarono dall'isola Batista, con i suoi croupiers corrotti, le sue puttane e i suoi amici mafiosi, Nitza rimase e continuò a fare televisione anche se adesso i suoi nuovi direttori non ne volevano più sapere dei maiali affogati nella Coca Cola. Cercò subito di adeguarsi al nuovo corso. Strizzò l'occhio ai russi appena sbarcati a Cuba con dolci alla Tatianoff. Continuò imperterrita coi suoi aspic, i suoi timballi, i suoi pesci in bellavista, tenendo conto però che adesso i cubani non trovavano quasi nulla nei negozi, che il cibo era razionato, che la carne era come i monsoni, soffiava sulle tavole solo per pochi mesi all'anno. Così, con la scusa di insegnare ai cubani una cucina meno grassa, Nitza eliminò le uova dalle fritture, dai budini di pane, cancellò dai suoi ricettari la carne, rispolverò fagioli, riso e patate; patate al forno, purea di patate alla cipolla o all'aglio o con grasso di maiale e succo d'arancia: dolci di patate con zucchero e bucce d'arancia.
Diventò un'artista della cucina senza. Finchè un bel giorno la situazione precipitò; oltre allembargo americano, smisero di arrivare finanziamenti dallUnione Sovietica. Non solo Mosca negava sostegno economico a Castro ma pretendeva il saldo di vecchi debiti. Sull'isola fino ad allora si era vissuto con un certo decoro, la Rivoluzione non aveva ingrassato nessuno, ma quello che aveva lo distribuiva a tutti. All'improvviso, i negozi si svuotarono e i gatti scomparvero dalle strade. Il corrispondente di un quotidiano spagnolo che ebbe la malaugurata idea di scriverlo fu immmediatamente espulso da Cuba. Lo chiamarono Periodo Especial e cominciarono a circolare battute feroci del tipo Che differenza c'è fra un frigorifero cubano e una noce di cocco? Risposta: Nessuna. Entrambi non contengono che acqua. O la macabra storiella dello zoo in cui man mano che la fame aumentava si sono dovuti cambiare i cartelli: prima "Vietato dare cibo agli animali", poi Vietato mangiare il cibo degli animalii, infine Vietato mangiare gli animali.
Castro arrivò persino ad autorizzare l'uso dei dollari - notare che il giorno prima, il possesso di dollari era punito con un anno di galera per ogni dollaro trovato addosso. Il mercato nero esplose. Nei negozi non trovavi nemmeno le commesse, al mercato nero cera anche il foie-gras. Nonostante questo Nitza ingaggiò una stoica resistenza; non perse nè il sorriso, nè la parlantina e continuò coi suoi programmi. Quando una sera cavò dal suo cilindro una Wienerschnitzel di bucce di pompelmo marinate al direttore della tivù cascarono le braccia. Cuba era al capolinea, e quella donna, inconsapevolmente, ne metteva a nudo tutta la sua miseria. Il programma fu cancellato. Nitza non rimise mai più piede negli studi televisivi.
Morì nel 1998, all'età di 75 anni. I suoi funerali furono come le sue ultime ricette, "senza"; senza folla, senza stampa, senza funzionari del partito, senza lacrime. Pochi fans per un commiato mestissimo. Oggi Cuba l'ha riscoperta. I suoi ricettari si vendono ovunque.








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