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Galli da combattimento

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  Di Lisanka Gonzales dal GRANMA - Traduz. TIO GIGI - Foto di AHMED VELAZQUEZ e Internet-  Fonti : -Edufuturo Pichincha - -El Gallo fino Cubano . SI-Mar,S.A. 1995

  Por Lisanka Gonzales per il GRANMA - Fotos de AHMED VELAZQUEZ e Internet - Fuentes: -Edufuturo Pichincha - -El Gallo fino Cubano . SI-Mar,S.A. 1995

 


  Nota di Tio Gigi: Agli "animalisti" può sembrare una forma di crudeltà ma non si può dimenticare che , come la tauromachia in Spagna , la lotta di galli è parte integrante della tradizione e della cultura cubana

 Il combattimento fra galli è una di quelle poche attività che in alcuni paesi si pratica da tempo immemorabile, diventando così un baluardo della cultura tradizionale.Nella maggior parte dei paesi latino-americani i combattimenti fra galli costituiscono uno degli sport più praticati dai contadini. Cuba non sarebbe potuta esserne l’eccezione. Per il nostro popolo è un vero e proprio simbolo, al punto che nel linguaggio popolare, dicendo che un uomo è un gallo si sottintende che è coraggioso. I detrattori tradizionalmente considerano questa attività come un selvaggio spettacolo.

Per lavoro, per un certo tempo, ho assistito alle Fiere Nazionali organizzate dal centro Nazionale di Selezione Avicola da Combattimento ubicato presso la fattoria Alcona, alla periferia de L’Avana. Senza arrivare ad appassionarmi per ciò che si svolgeva, mi son sentito veramente rapita dall’esibizione. Se è vero che rimasi impressionata dalle prime lotte ( l’atmosfera del recinto, le furiose grida degli appassionati, i momenti cruenti dei combattimenti) incominciai a considerare la bellezza delle evoluzioni, la profusione dei colori e, soprattutto, la gagliardia ed il coraggio di un animale che lotta per istinto, qualità connaturata in un gallo da combattimento che lo distingue da animali ai quali si insegna successivamente a combattere. La "pelea de gallos" è arrivata con gli spagnoli assieme a molte altre abitudini e sono state assimilate dal nostro popolo a tal punto che oggi fa parte della nostra tradizione culturale.

 
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Una Arena di combattimento per galli

Intrattenimento d’eccellenza del contadino cubano , hanno fatto parte anche delle lotte per l’indipendenza del paese. Ci sono documenti che provano che già nel lontano 1737, c’erano tracce  di queste attività nell’Isola. Secondo gli esperti la lotta fra galli si radicò talmente che in tutti i posti urbani e rurali popolati c’era un recinto per il combattimento, anche se la maggior parte delle autorità cittadine perseguì questa attività, in certi casi limitandola, in altri proibendola proprio.

Le autorità ritenevano che questa pratica accendesse gli animi dei creoli, spronandoli alla lotta ed erano pure convinti gli assembramenti che si formavano, avrebbero potuto facilitare la cospirazione  contro la Spagna.
Poco tempo dopo la sconfitta del colonialismo spagnolo, nel 1909, il presidente cubano José Miguel Gomez, per accattivarsi la simpatia del popolo , spalancò le porte dei ring da combattimento , abrogando tutte le proibizioni ufficiali a tal punto da inserire un gallo da combattimento nell’emblema del suo partito , il Partito Liberale.

 

 
galli
 Suggestiva visione dall'alto di un combattimento di galli

 

Un gruppo di ricercatori , appassionati dei galli da combattimento, dell’Istituto Superiore Pedagogico della provincia di Pinar del Rio arrivò alla conclusione che costituiscono “….una tradizione del popolo cubano imposta, da secoli,  da una volontà collettiva che non ha cambiato la passione popolare malgrado i cambi storici e sociali avuti nel corso del tempo

UN TEMA TABU’?

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Un quadro raffigurante un combattimento di Galli

Secondo gli esperti del settore i primi galli da combattimento furono portati dagli spagnoli.
Lo sviluppo delle razze continuò in seguito, fino alla fine nel 1967, inizio 1968, c’erano ring da combattimento in tutta l’isola, ma eliminando le scommesse furono chiusi ed eliminati i combattimenti. I galli da combattimento arrivarono alla soglia della scomparsa , tuttavia la lungimiranza di un esperto, Guillermo Garcia Frias, con l’appoggio di Celia Sanchez (...di tu !), fermarono la minaccia che incombeva sopra loro. Così, dopo aver selezionato le razze delle qualità esistenti, nel 1972 , venne creata una istituzione statale per la riproduzione, il mantenimento e lo sviluppo, così  come il riconoscimento  agli allevatori specializzati con il fine della selezione e dell’incremento. A metà degli anni 80 i combattimenti furono depenalizzati
In realtà ciò che è ancora illegale è il gioco d'azzardo , non il possesso di galli e pulcini.  Secondo Frank Carro Muñoz, direttore nazionale della Società Flora e Fauna, l’attività regolamentata è approvata dal Consiglio di Stato e dei Ministri con delibera 255 del Ministero delle Politiche Agricole. "Vi è una idea diffusa che il combattimento dei galli sia un gioco, quando in realtà è uno sport per gentiluomini, come altri. E’ lo sport per eccellenza del contadino cubano".

Si può sostenere che il punto di partenza è stato l’associazionismo di allenatori privati di galli da combattimento che facevano combattere i propri galli in gare clandestine , da lì l’aumento sostanziale dei soci che attualmente sono più di 1800 .. “Creando un ring statale in ogni provincia, si possono portare i galli  nei tornei che si svolgono nei rispettivi territori, al fine di misurare la loro qualità, senza che vi sia interesse monetario, oltre allo scambio di esperienze per cercare di migliorare la razza.” Secondo i suoi calcoli, questo ha di fatto ridotto le lotte clandestine del 70%.

DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE

L’allenatore di galli arriva a considerare la passione per i galli come parte della tradizione famigliare. Fin da piccolo inizia ad appassionarsi. In ogni famiglia contadina che si è dedicata all’allevamento di questi galli , l’attività si tramanda da una generazione all’altra. Questo è quello che successe a Gilberto Oliver Diaz , il cui nonno fu allenatore. Dall’età di 14 anni iniziò ad allevarli e , oltre ad essersi disimpegnato come meccanico sui motori diesel per tre lustri nel Porto di Cardenas, mai ha abbandonato questa sua passione. Gilberto è convinto che il gallo da combattimento cubano (inteso come razza) migliora con il passare degli anni. “Stiamo facendo incroci tra di noi per arrivare al miglior pedigree”.

Poi spiega , dalla A alla Z, del modo in cui si allevano, dello sforzo richiesto per la loro cura e i dettagli sul loro allenamento. Elencando i risultati mi accorgo che è orgoglioso come un maestro dei suoi scolari promossi. “ Quando si alleva per il combattimento si cerca la forza , la resistenza , la velocità e la precisione. Il gallo da combattimento è un animale capace di combattere fino alla morte e di morire lottando.”Da parte sua Agustin Pupo Domenech svolge il compito di vicepresidente della Commissione Nazionale Consultiva dei Galli , associazione fatta da esperti per valutare , monitorare l’intero processo di regolamentazione, l’organizzazione e la disciplina dei mercati.

Con l’autorità conferitagli da più di 40 anni come allenatore di galli , racconta che “nel contempo si salvaguardia la razza”.  Gli speroni dei nostri galli sono corti (23 mm.), e il regolamento dei duelli li regola e protegge , quello che si può apprezzare nelle esposizioni nazionali che si svolgono tre volte l’anno, il cui obiettivo va molto aldilà del combattere per combattere, del presentare uno spettacolo al turista per recuperare valuta pregiata e venderli ad allenatori provenienti dalla Repubblica Domenicana, Venezuela, Messico, Martinica, Haiti e da altri paesi del Latinoamerica e dei Caraibi che acquistano queste razze per rinfrescare il sangue dei propri

In questi paesi i nostri galli da combattimento sono famosi, tra l’altro, per l’incrocio e per il loro stile nella lotta.  E’ noto che, prima del 1959, Cuba arrivò ad esportare più di ventimila esemplari e seppur avendo negli ultimi anni commercializzato molto bene con Messico, Repubblica Domenicana, Martinica, Guadalupa, Panama, Venezuela, Aruba e Spagna, si è distanti da tale cifra, questo per dire che all’Impresa Flora e Fauna, e per la maggioranza degli oltre 1800 allenatori manca ancora molto per fare.

GLADIATORE PER ISTINTO

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 La "fierezza" del gallo da combattimento

Nel mezzo del ring due bellissimi galli si lanciano sguardi e canti di sfida. Uno è indio , l’altro color cannella e sotto le luci del ring i loro colori diventano iridescenti. Sono svelti , forti , robusti , coi colli sottili ed i corpi ben proporzionati. Il giudice , cronometro alla mano , da il segnale d’inizio. Si aprono le gabbie ed i galli si pongono in sfida rimanendo immobili sia uno sia l’altro. Il pubblico si zittisce . L’atmosfera del posto si fa pesante. Aprono allora le ali e saltano quasi insieme, lasciando nel salto una nube di segatura e piume. Improvvisamente si fermano a guardarsi per indovinare la tattica dell’altro. Poi cautamente si avvicinano , calcolando le rispettive forze mentre sono pressati dal pubblico : Ritornano al salto e , di nuovo , si piazzano di fronte , come annunciando che presto la sfida si convertirà in combattimento. Uno si avvicina. L’altro respinge l’attacco.

Hanno uno stile elegante nel combattimento. Si comportano con coraggio , attaccando o parando il colpo, in modo come esige il loro lignaggio, il loro sangue e il loro ardore. Subito l’indio tenta una beccata all’altro che elude il colpo e, sorprendentemente, riesce a beccare la testa dell’indio che scansa il colpo e risponde al colpo lanciandosi al collo dell’altro. Saltano battendo l’aria con le ali. Spiccano il volo. Si agitano. Corrono. Si rincorrono. Si cercano e si affrontano in una lotta dove si confonde e sfuma l’arcobaleno delle loro piume. Con una serie inusitata di attacchi entrambi cercano di beccarsi e sollevano le gambe nel tentativo di trovare un punto d'appoggio per infilare lo sperone. Quando finalmente uno inserisce il becco nella testa dell’altro, gli tira una tremenda speronata che fa tremare l‘avversario il quale, a sua volta, apre le ali e alza le zampe fino a mettersi sopra all’altro..

Dopo 15 minuti di fiera battaglia nessuno dei due si arrende. Al contrario le grida degli spettatori sembra galvanizzarli. Il team dei giudici non perde di vista i contendenti e neppure l’arbitro leva gli occhi di dosso agli animali e al recinto saturo del fumo dei sigari, di grida e di spettatori coi volti che si trasformano a mano a mano che la lotta avanza e, pur sapendo che non possono violare le regole, quasi sembrano al punto di trapassare la cinta del ring. E 'uno spettacolo impressionante che eccita i sensi e tracima di rumore e colore. Dopo 20 minuti, con i galli stremati e i tifosi sudati, il giudice segnala gli ultimi 10 secondi e dichiara poi chiuso l’incontro. I galli sono ancora interi. Né vincitori né vinti mentre il ring vibra ancora per le ultime grida.

Secondo gli esperti il gallo da combattimento, originario dell’Asia fu portato in Occidente dagli ariani in epoca remota (VIII secolo A.C.), i greci e i romani lo diffusero su tutti i loro territori invasi, ma furono gli spagnoli a portarlo in America.
Si dice che ufficialmente la lotta fra galli iniziò in Grecia nel 480 A.C. nella prima Olimpiade greca che includeva fra le competizioni pure questa. Ci sono galli con vari piumaggi. A Cuba sono presenti tutti: l’indio, il multicolore, il cinerino, il color cannella, ecc. L’indio è chiamato piede torto in Venezuela, colorato in Messico e quindi sono indistinguibili. Il piumaggio non ha nulla a che vedere con il coraggio. Per iniziare le prime gare di lotta i galli devono pesare almeno 3 libbre e 2 once (peso minimo accettato nella competizioni) fino ad un peso di 4,4 / 4,6 libbre. Un gallo può combattere fino a 11 volte, non di più anche se ci sono eccezioni.  Nella maggior parte vengono effettuati 5, 6, 7 combattimenti.


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Nota di Tio Gigi :
A los "protectores de los animales" puede parecer cruel pero no podemos olvidar que , como el toreo en España, la pelea de gallos es parte importante de la tradicion y de la cultura cubana

gallos peleando
 Dos Gallos peleando

Las peleas de gallos son una de las pocas actividades que algunos pueblos siguen practicando desde tiempos inmemorables como bastiones de la cultura tradicional
EN la mayoría de los países latinoamericanos las peleas de gallos finos o de lidia constituyen uno de los deportes más arraigados en el hombre de campo. Cuba no podía ser la excepción.
Para nuestro pueblo es un verdadero símbolo, hasta el punto que en el habla popular, decir que un hombre es un gallo es sinónimo de bravura. Los detractores de esta actividad tradicionalmente la han considerado como un espectáculo salvaje.
Por cuestiones laborales durante algún tiempo he asistido sistemáticamente a las Ferias Nacionales que se realizan en el Centro Nacional de Selección de Aves de Combate, ubicado en la finca Alcona, en las afueras de La Habana.

Sin llegar a aficionarme por la actividad, me he sentido verdaderamente atrapada por la exhibición. Si bien es cierto que las primeras lides me impresionaron (la atmósfera de la valla, los gritos enardecidos de los fanáticos, los momentos duros de los combates) empecé a valorar la belleza de los giros, revuelos, profusión de colores, y sobre todo, la gallardía y bravura de un ave que lucha por instinto, cualidad innata en el gallo de lidia, precisamente lo que la distingue de los animales que son entrenados para pelear.Importado por los españoles junto a otras muchas de sus costumbres, las peleas de gallos fueron asimiladas por nuestro pueblo y hoy forman parte de su tradición cultural.

Entretenimiento por excelencia del guajiro cubano, incluso han estado ligadas a las luchas por la independencia. Existen documentos que prueban que en fecha tan lejana como 1737 ya había actividades de este tipo en la Isla. Seg,ún entendidos la lidia de gallos “se entronizó de tal modo que en todos los lugares poblados urbanos o rurales existía una valla”, a pesar de que la mayoría de las autoridades de la metrópoli la persiguieron, limitándola unos y prohibiéndola otros, pues estimaban que enardecía a los criollos y los incitaba a la lucha, además de que era punto de reunión para conspirar contra España.

Poco tiempo después de derrotado el colonialismo español, en 1909 el presidente cubano José Miguel Gómez, para atraerse la simpatía del pueblo, abrió de par en par las puertas de las vallas, derogando todas las prohibiciones oficiales, incluso, el emblema de su partido, el Partido Liberal, llevaba un gallo fino. Un grupo de investigadores del Instituto Superior Pedagógico de la provincia Pinar del Río aficionado a los gallos, llegó a la conclusión de que constituyen “...una tradición del pueblo cubano impuesta durante siglos por la voluntad colectiva y que no ha variado su movimiento Interno a pesar de los cambios históricos sociales habidos a lo largo de varios siglos”.

¿UN TEMA TABU?

gallos
 Dos gallos combatiendo en el centro de la Arena

De acuerdo con especialistas en el tema, las primeras razas de gallos fueron traídas por los españoles.

Posteriormente continuó el desarrollo, obteniéndose magníficos pies de crías.Hasta finales de 1967 y principios del 68 existían vallas en toda la Isla, pero al eliminarse los juegos de azar fueron cerradas y prohibidas las peleas. Las aves de combate estuvieron a punto de desaparecer, sin embargo, la clarividencia de un conocedor, Guillermo García Frías, más el apoyo de Celia Sánchez, detuvieron la amenaza que se cernía sobre ellos.

Así, luego de recoger las crías de calidad existentes, en 1972 se creó una institución estatal para reproducirlas, mantenerlas y desarrollarlas, además de agrupar a los criadores reconocidos con el fin de que ayudaran a su incremento. A mediados de los años 80 las peleas fueron despenalizadas.

En realidad lo que sigue siendo ilícito son las apuestas, no la tenencia de gallos y crías. Según Frank Carro Muñoz, director nacional de gallos de la Empresa Flora y Fauna, la actividad, reglamentada, está aprobada por el Consejo de Estado y de Ministros y por la resolución 255 del Ministro de la Agricultura. “Existe la idea generalizada de que el gallo es un juego, cuando en realidad es un deporte de caballeros, igual que cualquier otro. Es el deporte por excelencia del campesino cubano”.

Se puede afirmarse que el punto de partida fue la agrupación de los galleros particulares que peleaban sus gallos en vallas clandestinas, de ahí que hubo un aumento sustancial en la membresía, y en la actualidad hay más de 1 800 galleros privados asociados. “Al levantar una valla estatal en cada provincia, ellos pueden llevar sus aves a los torneos que se realizan en sus respectivos territorios con el fin de medir su calidad, sin que medie ningún interés monetario, además de intercambiar experiencias para tratar de mejorarlas”. De acuerdo con sus cálculos, esto ha hecho que las peleas clandestinas se hayan eliminado en un 70%.

DE GENERACION A GENERACION

Generalmente, el gallero llega a la afición por los gallos como parte de una tradición familiar. Desde niño se le va metiendo en la sangre el gusto por él. En cualquier familia campesina que se haya dedicado a la cría de estas aves, la actividad pasa de una generación a otra. Eso le sucedió a Gilberto Oliver Díaz, cuyo abuelo fue gallero. Desde los 14 años comenzó a trabajarlos, y a pesar de que durante más de tres lustros se desempeñó como mecánico diesel en el Puerto de Cárdenas, nunca los dejó. Gilberto entiende que el gallo fino cubano va mejorando con el paso de los años. “Vamos haciendo cruces entre nosotros para buscar un buen pedigree”.

Luego me explica, desde la a hasta la z cómo se crían, el esfuerzo que requiere su cuidado y los detalles del entrenamiento. Al enumerar los resultados, me percato que se enorgullece como un maestro de sus alumnos graduados. “Cuando se cría para pelear, se busca fortaleza, resistencia, velocidad y puntería. El gallo de lidia es un ave capaz de combatir hasta la muerte, y aún agonizando presenta combate.” Por su parte, Agustín Pupo Domenech, desde hace años funge como vicepresidente de la Comisión Nacional Consultiva de Gallos, agrupación integrada por entendidos en la materia para asesorar, controlar, y ver todo el proceso de los reglamentos, organización y disciplina en las ferias.
Con la autoridad que le confieren sus más de cuatro décadas de gallero, destaca que “al mismo tiempo, se cuida la estirpe. Las espuelas de nuestros gallos son cortas (23mm), y el reglamento de los duelos regula y protege, lo que puede apreciarse en las ferias nacionales, que se realizan tres veces al año, cuyo objetivo va mucho más allá que combatir por combatir , presentar el espectáculo a turistas que posibilitan la recuperación de divisas, y venderlos, pues allí acuden galleros de República Dominicana, Venezuela, México, Martinica, Haití y de otros países de Latinoamérica y el Caribe para adquirir algunas de estas crías y refrescar con ellas la sangre de los suyos”.

En esos países nuestras aves de combate tienen fama, entre otras cosas, por su cruzamiento y su estilo de pelea. Como se sabe, antes de 1959 Cuba llegó a exportar más de 20 mil ejemplares, y aunque en los últimos años se ha comercializado muy bien en México, República Dominicana, Martinica, Guadalupe, Panamá, Venezuela, Aruba y España, aún estamos muy lejos de esa cifra, lo que quiere decir que a la Empresa Flora y Fauna y a los más de 1 800 galleros les queda mucho por hacer.

GLADIADOR POR INSTINTO

 gallos de pelea
 Los dos "combatientes" se miran en los ojos...


En el centro de la valla dos hermosos gallos se lanzan miradas y cantos desafiantes. Uno es indio, canelo el otro, y bajo las luces del recinto los colores de sus plumas hacen tornasoles. Son esbeltos, fuertes, anchos, de cuellos finos y cuerpos bien proporcionados. El juez, cronómetro en mano, da la señal. Levantan las jaulas y los gallos salen al ruedo, quedando inmóviles uno y otro. El público calla. La atmósfera del ambiente se hace pesada. Entonces abren sus alas y saltan casi al unísono, dejando en la arrancada una nube de aserrín y plumas. De repente se detienen y se observan como cada uno queriendo adivinar la táctica que usará el contrario. Luego se acercan cautelosamente, calculando sus respectivas fuerzas, mientras son apremiados por los espectadores. Vuelven a saltar y de nuevo se colocan frente a frente, como anunciando que muy pronto el reto se convertirá en combate. Uno se adelanta.

El otro repele el ataque. Tienen un elegante estilo de combate. Se comportan con bravura, atacando o resistiendo el castigo, tal y como exige su estirpe: sangre y fuego. De súbito, el indio hace un revuelo y con el pico entreabierto cae sobre el canelo, que evade el golpe con un movimiento sorpresivo: pica la cabeza del indio, que gira esquivo y arremete contra el cuello de su contrincante. Saltan batiendo el aire con sus alas. Suben. Se agitan. Corren. Se persiguen. Se buscan y vuelven a enfrascarse en una lucha donde se confunde y difumina el arco iris de sus plumas. En una sucesión inusitada de ataques ambos tratan de agarrarse con el pico, y arremeten levantando las patas en un intento por buscar un punto de apoyo para clavar la espuela. Cuando finalmente uno logra afincar el pico en la cabeza del otro, le propina un agudo espuelazo estremeciéndolo, pero éste, a su vez, abre las alas y levanta las patas hasta quedar encima del contrario. ...A los 15 minutos de la fiera batalla ninguno se ha rendido. Por el contrario, los gritos de los espectadores parecen alentarlos.

El equipo de jueces no pierde de vista a los peleadores, ni el árbitro deja de observar a los animales y al recinto, lleno de humo, de gritos y de espectadores, cuyos rostros se van transformando con la pelea, y los que aunque saben que no pueden violar las estrictas reglas de la valla, parecen a punto de saltar al ruedo.Es un impresionante espectáculo que excita los sentidos y desborda bullicio y colorido. A los 20 minutos, prácticamente agotados las aves y los sudorosos aficionados, el juez cuenta los últimos 10 segundos y declara tabla la pelea. Los gallos están enteros. Ni ganador ni vencido, pero la valla aún vibra con los últimos gritos.

Según los entendidos, el gallo habría surgido en Asia, de donde fueron traídos a Occidente por los arios en tan lejana época como en el siglo VIII a.C., y luego fue generalizado por griegos y romanos en todos los territorios que invadieron, pero serían los españoles quienes los traerían a la América.Se dice que se hizo oficial en Grecia en el año 480 a.C. Y en la primera olimpiada griega, figuraron los programas de las peleas de gallos ya como deporte.Hay muchos colores de gallos.

En Cuba existen todos: indio, pinto, cenizo, canelo, etc. El indio es zambo en Venezuela, colorado en México, y así, no se distinguen de la misma forma.El color no tiene nada que ver con la bravura. Prima más el indio, el cenizo y el pinto, pero la bravura viene en la cría del gallo.Para empezar las primeras peleas, los gallos deben tener 3 libras 2 onzas (es el mínimo que se acepta en la Feria) y de ahí para arriba hasta 4,4 ,4,6.Un buen gallo puede hacer hasta 11 peleas, no más, aunque puede haber excepciones. En la mayoría 5,6,7 combates.

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Dicembre 2011 19:54  

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