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Holguín: Pascuas Sangrientas (12 e ultima parte)

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L'operazione di repressione del Colonnello Cowley, volge ormai al termine, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue in appena due notti. Restano però ancora da portare a termine le ultime azioni contro gli oppositori politici del regime.

Ramon Tellez e Silverio Nunez

Holguín: Pascuas Sangrientas - Dodicesima e ultima parte

26 Dicembre 2009

Il pianto del più piccolo dei suoi bambini, svegliò Evelina González. La donna accese la luce e si alzò dal suo letto, ancora mezzo addormentata, per andare a vedere la camera dei suoi piccoli.

-"Avrà fame?"  - Pensò, però vedendo che erano appena le due di notte, decise che non era ancora ora di dargli il latte. Quando il bambino si addormentò di nuovo, Evelina tornò verso la sua camera. Si rese conto in quel momento, che suo marito era rientrato in casa e che era andato a dormire vestito.

Evelina disse scocciata: -"Armando! togliti i vestiti del lavoro!"

La donna disse la frase varie volte, ma suo marito non poteva accontentarla. Aveva due pallottole in corpo, una nella testa ed una nel torace.

Aveva terminato pochi minuti prima il suo turno del lavoro, dalle sei del pomeriggio fino alle due della notte, come elettricista dello zuccherificio Presion(6), a Mayarí.

Stava tornando verso casa quando fu bloccato da due guardie armate. Armando ebbe una reazione d'istinto e spinse a terra uno dei due poliziotti, l'altro perñ fece fuoco verso il suo petto. L'impatto con il proiettile lo spinse verso una colonna, però l'uomo reagì ed iniziò a scappare. L'altra guardia, ancora in terra, puntò la sua arma verso l'uomo in fuga e sparò. 

Armando sentì il colpo arrivargli alla testa, le sue gambe cedettero, facendolo cadere in ginocchio. Tentò di alzarsi per tre volte, ma le forze non erano sufficienti. Al quarto tentativo riuscì a rimettersi in piedi e a raggiungere faticosamente la sua casa. Aprì la porta e si lanciò sul letto, esanime.

Armando Ernesto Guzmán Guide cessò di vivere quello stesso pomeriggio, intorno alle 14,00, nell'ambulatorio medico del villaggio dello zuccherificio Preston, dove aveva lavorato come operatore dell'impianto elettrico.

 

Ramón Téllez Peña, militante del PSP, infermiere specializzato in medicina, era uno che non diceva mai di no, quando qualcuno gli veniva ad esporre il suo problema. Intorno alle ore 23 del 26 dicembre,  quattro individui si presentarono a casa sua per chiedergli di andare con loro per medicare un ferito.

Ramón quella volta disse di no, dato che gli pareva anomala questa richiesta. I quattro però lo trascinarono fuori di casa con la forza. La moglie di Ramón, Zoila Figueredo, vedendo i quattro energumeni che stavano cercando di portare via suo marito, era nervosa e non sapeva se chiedere aiuto ai vicini o no.

Uno degli uomini però la tranquillizzò dicendole: -"Non si preoccupi signora, siamo gente di Fidel "

Purtroppo non era vero quello che disse l'uomo. Il cadavere di  Ramón Téllez Peña, fu ritrovato in un luogo conosciuto come Cruce de Domingo, presso Las Tunas.

 

Silverio Nuñez Hernández (il manquito), si stava dirigendo, alle prime ore della notte del 26 Dicembre, verso il suo posto di lavoro, un panificio del villaggio di Mayarí. Poco prima di arrivare a destinazione, passando per la casa di Wilfredo William, si rese conto che stavano arrestando quest'ultimo. Il poliziotto Más si rese conto della sua presenza e che Silverio sarebbe stato l'unico testimone dell'arresto di Wilfredo. Más, ordinò così ad uno dei suoi due uomini di arrestare Silverio e di aspettare il loro ritorno presso il sentiero di Portezuelo.

L'auto, con a bordo i due poliziotti e il prigioniero, si allontanò velocemente verso la periferia di Mayarí. Arrivati presso un campo di canna, i due poliziotti ordinarono a Wilfredo di scendere dall'auto. Quest'ultimo, che aveva già capito le intenzioni dei militari, si rifiutò di farlo.

Gli sbirri trascinarono giù l'uomo con la forza, ebbe inizio una colluttazione ai bordi del campo di canna. Uno dei poliziotti afferrò con decisione Wilfredo mentre l'altro gli sparò un colpo alla testa. Wilfredo rotolò giù nel campo di canna, ma ebbe la forza di rialzarsi ed iniziare a scappare. Un altro colpo lo ferì al braccio e cadde al suolo sparendo tra le canne alte del campo.

I due poliziotti a questo punto pensarono di aver compiuto la missione, aspettarono qualche minuto per vedere se vedevano dei movimenti tra le canne, accendendosi una sigaretta e successivamente tornarono verso il sentiero di Portezuelo.

Arrivati sul posto fecero salire l'altro poliziotto e il Manquito sull'auto e partirono percorrendo il sentiero fino a Portezuolo. Arrivati qui, i poliziotti spinsero Silverio fuori dall'auto e fecero fuoco ripetutamente contro il suo corpo, uccidendolo.

L'unica colpa di Silverio era stata quella di assistere all'arresto di Wilfredoe, purtroppo, aveva pagato con la vita il fatto di trovarsi nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Quello che non sapevano i poliziotti invece era che il vero obiettivo della missione, Wilfredo William, dirigente del partito comunista locale, riuscì a salvarsi, dato che la sua testa era stata colpita solo di striscio.

In questa maniera si concluse "l'operazione Pascuas", quella che oggi è conosciuta e ricordata in Holguín come "Pascuas Sangrientas". In meno di una settimana furono commessi ben 23 omicidi, di cui 22 negli ultimi due giorni dell'operazione. 

Alcuni dei militanti dell'opposizione al regime, riuscirono comunque a salvare la loro vita:

I poliziotti andarono a cercare nelle loro case Francisco Badías e Gaspar Carbadillo, ma non riuscirono a trovarli. Antonio Pérez Herrero (Tony), Hernán Pérez Concepción, Manuel del Valle e Enrique Gil, ( gli ultimi due erano insieme a Rafael Orejón quando fu assassinato), erano detenuti nel carcere di Las Tunas e gli sbirri di Cowley tentarono di portarli fuori, ma la ferma opposizione del capo del carcere impedì che venissero presi ed uccisi. Nel villaggio di Chaparra, José Cué Leyva e Ricardo Chacón riuscirono ad evitare la cattura e a salvare le loro vite.

Nonostante tutto, l'operazione Pascuas dette un duro colpo al movimento rivoluzionario dell'area Holguinera. Tra i superstiti dell'operazione, scattò immediato il desiderio di rivalsa. La notizia dei ripetuti omicidi, raggiunse William Gálvez, appartenente al Movimiento 26 de Julio, quando questi si trovava detenuto nel carcere di Santiago di Cuba, accusato di essere uno degli organizzatori della ribellione di Santiago, avvenuta il 30 Novembre 1956, in previsione dell'imminente sbarco del Granma.

William apprese la notizia delle morti dei suoi compagni intorno al 28 Dicembre, dal notiziario della radio. Da quel momento il suo obiettivo finale sarebbe stato quello di vendicare la morte dei suoi compagni e di riorganizzare il movimiento 26 de Julio in Holguin.

L'obiettivo finale della vendetta poteva essere solo uno: Uccidere il colonnello Fermin Cowley, che aveva ordinato il massacro di Natale.

 

 

(6) - Oggi conosciuto come località Guatemala

 

Holguín: Pascuas Sangrientas - (fine)

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Marzo 2011 11:23  
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