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Il libro di Padura Fuentes

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L’uomo che amava i cani e assassinò Trotsky

Aldo Garzia
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http://www.terranews.it/news/2010/10/l%E2%80%99uomo-che-amava-i-cani-e-assassino-trotsky
 
LIBRI. Lo scrittore cubano Leonardo Padura Fuentes, nel suo ultimo romanzo, ricostruisce la biografia di Ramón Mercader (visse a L’Avana gli ultimi anni della sua vita) e quella del rivoluzionario russo nemico di Stalin. Un racconto avvincente e molto documentato, a metà strada tra fiction e realtà, che diventa una meditazione critica sulla storia del comunismo internazionale.

Cuba racchiude innumerevoli misteri, non tutti successivi alla rivoluzione del 1959 guidata da Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara. Perché lo scrittore statunitense Ernest Hemingway, nel 1939,  scelse come sua residenza per oltre vent’anni il piccolo borgo di San Francisco de Paula alle porte dell’Avana? Perché il poeta spagnolo Federico García Lorca, che visitò l’isola nel 1930 rimanendone abbagliato, scrive in una lettera ai genitori: “Quest’isola è un paradiso. Cuba. Se mi perdo, cercatemi in Andalusia o a Cuba”? Perché L’Avana degli anni Sessanta è lo scenario ideale del film Topaz (1970) di Alfred Hitchcock, maestro del brivido e della suspense? 
 

Tra questi misteri, c’è quello di Ramón Mercader, l’assassino di Lev Trotsky, l’uomo che uccise l’antagonista di Stalin nell’agosto del 1940 in Messico a colpi di piccozza. Dopo essere stato scarcerato nel 1960 ed essersi rifugiato in Unione Sovietica, decise di andare a vivere a Cuba negli anni Settanta dove morì nel 1978 (qualche biografo sostiene invece che malato di cancro decise di morire a Mosca dove è sepolto). Proprio sui quattro anni passati a L’Avana da Mercader indaga nel suo ultimo romanzo (L’uomo che amava i cani, Marco Tropea editore, pp. 606, euro 22,00) Leonardo Padura Fuentes, scrittore cubano di fama internazionale, famoso per la serie di noir che hanno come protagonista l’ispettore avanero Mario Conde. L’autore alterna la ricostruzione della biografia di Trotsky (se ne intuisce il grande lavoro di documentazione propedeutico alla scrittura) con il racconto in controcanto della vita  di Mercader nell’isola.
 
Una spiaggia avanera 
L’avvio della narrazione è appassionante. Nel 1977, sulla spiaggia di Santa Maria, periferia dell’Avana, il giovane veterinario Ivan, con velleità da romanziere, incontra un anziano signore che porta a spasso due levrieri russi, cani non certo adatti al clima tropicale. Il cinofilo si mostra sorprendentemente informato su certi particolari riguardanti la vita di Ramón Mercader, l’assassinio di Trotsky. I due si incontrano più volte. L’anziano si confida, il giovane accetta il patto di mantenere per sé il contenuto di quelle conversazioni.
 
Nel 2004, nel mezzo della crisi economica che vive Cuba, il veterinario Ivan si ricorda di quelle confidenze. Decide di rompere il patto del silenzio stipulato sulla spiaggia di Santa Maria e inizia a indagare. Ivan parla con i medici e i testimoni degli ultimi quattro anni di vita dell’anziano proprietario dei due levrieri russi e avvia la ricerca sull’esilio di Trotsky dall’Unione Sovietica iniziato nel 1929 e conclusosi il 21 agosto 1940, quando subì l’attentato mortale nella sua casa bunker di Coyoacán in Messico qualche minuto dopo aver dato da mangiare ai conigli che allevava in cortile. In pochi mesi Mercader si era conquistato la fiducia di Trotsky perché conviveva con Sylvia Agelof, una delle sue segretarie, che aveva sedotto a Parigi spacciandosi per il giornalista belga Jacques Mornard, nascondendo le sue aristocratiche origini spagnole e soprattutto la militanza di sua madre Caridad del Rio nei servizi segreti sovietici. 
 
L’autore di L’uomo che amava i cani conduce un’analisi  dei profili psicologici di Trotsky e Mercader che avvince il lettore per  la densità di dettagli e sfumature. Colui che era stato il capo dell’Armata rossa e aveva presieduto il Soviet di San Pietroburgo  è un uomo solo. Cacciato dal suo Paese, è additato ai comunisti di tutto il mondo come un pericoloso traditore di Mosca e di Stalin. Trotsky è però temuto anche dai Paesi europei. Gli dà asilo la Turchia, che gli mette a disposizione un’abitazione nell’isola di Prinkipo, sul Bosforo. Qui scrive la Storia della rivoluzione russa, la sua autobiografia e numerosi articoli di polemica contro lo stalinismo. Nel 1935 ottiene un temporaneo permesso di asilo in Francia. La lotta contro il  “trotskismo” è diventata intanto la parola d’ordine di Stalin. Trotsky si trasferisce nel giugno 1935 in Norvegia, pochi mesi dopo che a Oslo le elezioni politiche erano state vinte dal Partito laburista di orientamento socialista. Dal Paese scandinavo rintuzza le accuse rivolte a lui e ai suoi collaboratori. Il governo norvegese, temendo ritorsioni da Mosca, gli consiglia però di cercare un altro rifugio. È il Messico del presidente Lazaro Cardenas, dove Trotzsky arriva nel gennaio 1937, a offrirgli ospitalità.
 
Mercader vive i suoi ultimi anni a Cuba, sotto la falsa identità di Román López, con la moglie e due figli adottivi. Godeva dell’appoggio delle autorità cubane, mentre nessuno conosceva la sua vera identità svelata successivamente soltanto negli anni Novanta. Secondo Padura Fuentes: «Mercader chiese di andare a vivere a Cuba perché non si trovava bene in Unione Sovietica: lui era un uomo dell’epoca di Stalin». Ma Cuba era anche il Paese nativo di sua madre.
 
Mamma rivoluzionaria
Una difesa di Ramón Mercader è contenuta nel libro Mio fratello l’assassino di Trotskij (Utet, 2005) scritto da Luis Mercader: «Ramón non era un volgare assassino, ma uno che credeva nella causa del comunismo. E in quel momento, i comunisti di tutto il mondo consideravano Trotzsky un pericolo per tutto il movimento e per l’Unione Sovietica». Il fratello dell’assassino di Trotsky ci fornisce alcune notizie biografiche su Ramón e la loro famiglia. Era nato a Barcellona il 7 febbraio 1913, si era diplomato alla scuola alberghiera e prima della guerra civile spagnola (1936-1939) aveva trovato impiego presso il prestigioso Hotel Ritz. La famiglia di origine era agiata. Il padre Pablo Mercader era un ricco industriale di formazione cattolica che possedeva diversi stabilimenti tessili in tutta la Spagna. È Caridad del Rio, nata a Cuba, madre di quattro figli, la figura centrale della famiglia Mercader: allevata nelle migliori scuole cattoliche di Barcellona, dopo il matrimonio inizia a frequentare i circoli anarchici della capitale catalana.
 
Nel 1925 la famiglia Mercader si smembra. Caridad del Rio fugge in Francia con i figli (Maria Mercader, attrice, nata nel 1918, diventerà la moglie del regista italiano Vittorio De Sica). Torna a Barcellona solo negli anni Trenta. Ramón vive in simbiosi con la madre. Diventa dirigente della gioventù comunista. Quando scoppia la guerra civile, abbandona il posto di lavoro all’Hotel Ritz per aderire all’esercito repubblicano. Sua madre è nominata capo del raggruppamento delle donne antifasciste e inizia un’intensa attività politica a favore della Repubblica. Madre e figlio entrano in contatto con i servizi segreti sovietici. Caridad del Rio, alla fine del 1939, riesce a fuggire a Parigi dove la raggiungeranno i figli. A Ramón i servizi segreti di Mosca danno il compito di infiltrarsi negli ambienti parigini che simpatizzano per Trotsky. Poi arrivano l’incontro con Sylvia Agelof e la partenza per il Messico (dove è raggiunto dalla madre) con l’obiettivo di partecipare all’organizzazione dell’assassinio del nemico di Stalin. 
 
Il 20 agosto 1940 Mercader si presenta a Trotzsky col pretesto di farsi correggere un articolo sulle sorti della rivoluzione mondiale. Ecco quello che dichiara al processo, dove non rivela la sua vera identità: «Con la piccozza, chiudendo gli occhi, gli vibrai un tremendo colpo alla testa. Lui lanciò un grido che non dimenticherò mai. Fu un lungo “aaaa”, lungo senza fine, lo sento ancora nella mia testa. Balzò in piedi, si avventò su di me e mi morse la mano, vi sono ancora i segni dei denti. Lo scagliai a terra, ma lui si rialzò, e cadde nell’altra stanza». Trotsky morirà il giorno successivo. Ramón Mercader fu catturato dalle guardie del corpo del rivoluzionario russo. Sua madre riuscì a trovare asilo in Unione Sovietica, dove nel 1941 fu decorata con l’Ordine di Lenin (dopo la seconda guerra mondiale, morirà a Parigi). 
 

Per Padura Fuentes, che vive a L’Avana, ripercorrere tutte queste vicende si rivela una meditazione sulla storia del comunismo internazionale di cui la violenza del conflitto tra Stalin e Trotsky rappresenta una delle pagine più tragiche. La sua conclusione, come ha dichiarato in alcune interviste, è precisa: «L’utopia socialista è stata perversamente tradita da Stalin che la trasformò in dittatura». In questo senso, l’assassinio di Trotsky assume particolare rilievo «perché chiude il processo con cui Stalin si è impadronito non solo del suo Paese ma anche della storia». Parlare di Stalin e della Russia significa parlare anche di Fidel Castro e di Cuba? Risponde Padura Fuentes: «Il fatto è che l’unico modello di socialismo reale è quello stalinista: Stalin ha creato il modello trasferito prima nei Paesi dell’Est europeo e poi a Cuba, con il partito unico e l’economia dominata dallo Stato. Qualcosa tuttavia sta cambiando a Cuba negli ultimi tempi, dove si assiste a un’apertura economica che ha anche dei riflessi sociali. C’è un dibattito a livello culturale e intellettuale molto più aperto rispetto al passato».   

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